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Frangola




La Frangola è nota per la sua proprietà lassativa, è ottima per stimolare la peristalsi

Proprietà della frangola
La corteccia della frangola contiene glicosidi antrachinonici, che stimolano la peristalsi intestinale. Questi principi attivi sono poco assorbiti a livello dello stomaco e dell’intestino tenue; mentre nell’intestino crasso vengono metabolizzati diventando biologicamente attivi, grazie alla capacità della flora batterica di trasformarli in antroni, responsabili della proprietà lassativa della pianta. I glicosidi infatti manifestano la loro attività solo dopo che i batteri della nostra flora li hanno idrolizzati liberando gli agliconi e trasformando questi nella forma attiva, gli antroni.

Ciò spiega il periodo di tempo, che passa tra l’assunzione dell’estratto e il manifestarsi dell’azione purgativa, che può essere anche di 12-16 ore. 
Gli antrachinoni riducono anche il riassorbimento dell’acqua, del sodio, del cloro da parte della mucosa dell’intestino, permettendo una maggiore idratazione della massa fecale e quindi del volume e della morbidezza delle feci stesse.

Il principio attivo più importante della frangola è dato dalla frangulina, sostanza sovrana nella cura della stitichezza occasionale o cronica. A differenza di numerosi altri lassativi naturali o artificiali, la corteccia di frangola ha il dono di ridare il tono alle fibre muscolari dell’intestino, stimolando la peristalsi in modo dolce.

Per questa ragione non è irritante, né crea assuefazione, quindi anche l’uso prolungato risulta essere meno dannoso di altri lassativi naturali. La frangola è indicata nei casi in cui le feci devono essere molli, in tutte quelle situazioni in cui il naturale processo fisiologico di evacuazione può essere reso particolarmente difficile e doloroso da vene ingrossate e infiammate nella zona dell'ano: in presenza di ragadi, di emorroidi e dopo interventi chirurgici rettali.

La sua assunzione è indicata anche a chi ha usato in precedenza lassativi molto forti e dai quali dipende l'inerzia intestinale (intestino pigro), nella cura della stitichezza cronica degli anziani, e quando e’ necessario avere feci molli e defecazione facile.

 

Modalità d'uso
USO INTERNO
DECOTTO: 1 cucchiaino raso di frangola radice, 1 tazza d’acqua
Versare la radice sminuzzata nell’acqua fredda, accendere il fuoco e portare a ebollizione. Far bollire qualche minuto e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berlo dopo il pasto serale per usufruire dell’azione lassativa.

 

Controindicazioni della frangola
Come per qualsiasi altro lassativo, se ne sconsiglia un uso prolungato, perché può provocare la sindrome da intestino pigro cioè assuefazione ai principi lassativi con conseguente incapacità di muovere le feci in assenza di stimolazione chimica esterna. In sovradosaggio causa diarrea con dolori addominali e perdita di liquidi e potassio.

È controindicata in gravidanza, nel bambino al disotto dei 12 anni di età, nell'allattamento, nella diverticolosi intestinale, in pazienti con occlusione o subocclusione intestinale, in pazienti affetti da fistole perianali.

Descrizione della pianta
Arbusto (2–3 m) generalmente con pochi rami alterni sviluppati per lo più alle estremità, possiede una corteccia grigio-violacea o grigio piombo, con numerose lenticelle bianco-grigiastre rotonde nei rami giovani e allungate trasversalmente nei vecchi. Le foglie sono alterne caduche, con lamina ellittica, ottusa o più spesso acuminata, con 8 nervi per lato e margine intero.

Adulte sono glabre da giovani leggermente pelose come i giovanissimi rami e gemme. I fiori sono piccoli raccolti in fascetti ascellari di 2-6, ermafroditi, a 5 petali bianco-giallastri. I frutti maturi sono piccola drupe nero-bluastra di 6–7 mm, sferica, un po' più larga che lunga, con un seme per loggia di colore giallo, quasi rotondo, appiattito, con un tegumento coriaceo.

 

L'habitat della frangola
La frangola è originaria dell’Europa e dell’Asia cresce frequente nelle brughiere, lungo i corsi d’acqua; in boschi umidi di latifoglie su terreni preferibilmente acidi.

 

Cenni storici
Nei tempi antichi il carbone ottenuto dalla frangola era utilizzato per produrre ottima polvere pirica a fumo soprattutto nei paesi dell'est europeo, mentre nel bolognese venivano utilizzati i rametti per produrre cannucce per pipa.

 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

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Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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Data: 2015-03-29





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