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Cimicifuga




La Cimicifuga è nota per le proprietà antinfiammatorie e riequilibranti, è utile per alleviare i disturbi legati alla menopausa

Proprietà della cimicifuga
La radice della cimicifuga contiene glicosidi triterpenici (acteina e 27-desossiacteina), alcaloidi, acidi grassi, acido salicilico, tannini, cimicifugina o macrotina (resina), racemosina, flavonoidi, oligoelementi che conferiscono alla pianta proprietà antinfiammatoria, e riequlibrante del sistema ormonale femminile, per la capacità della pianta di imitare la serotonina e alleviare così i disturbi neurovegetativi della menopausa e le vampate di calore.

Le ricerche scientifiche hanno infatti dimostrato che l'impiego della cimicifuga sui disturbi legati al periodo della menopausa ha portato miglioramenti nei sintomi neurovegetativi tipo vampate di calore, sudorazioni, mal di testa, vertigini, palpitazioni cardiache, ronzii alle orecchie, nervosismo e irritabilità, disturbi del sonno e stati depressivi.

I fitoestrogeni della cimicifuga infatti sono in grado di legarsi ai recettori per la serotonina posti nell’ipotalamo (un nucleo di cellule nervose situato nella parte bassa del cervello), svolgendo così un’azione simile a quella di questo neurotrasmettitore utile nel trattamento della sindrome menopausale, sindrome premestruale, dismenorrea (mestruazioni dolorose) e oligomenorrea (mestruazioni scarse).

Inoltre da questi studi è emerso che la pianta tende a ridurre i livelli di calcio e di fosforo nel sangue, e favorire l'aumento della massa ossea, giustificando così il suo utilizzo per combattere l'osteoporosi tipica della donna in menopausa.

Infine, la cimicifuga è impiegata anche come rimedio antinfiammatorio e antireumatico, in particolare in pazienti con artrosi, dolori muscolari e nevralgie conseguenti a fatti reumatici, e sembra piuttosto attiva anche contro la mal di testa, particolarmente in quella di origine muscolotensiva.

 

Modalità d'uso
USO INTERNO

Attualmente in commercio, la cimicifuga si trova in estratto secco, titolato al 2 -5% in triterpeni e la dose consigliata è di 40 mg al giorno per i disturbi della menopausa e climaterio. La tisana e la tintura madre - invece - non offrono garanzie sulla costanza dei principi attivi.

DECOTTO: 1 cucchiaio raso di radice di ciimicifuga, 1 tazza d'acqua

Versare la radice sminuzzata nell’acqua fredda, accendere il fuoco e portare a ebollizione. Far bollire qualche minuto e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berlo lontano dai i pasti per usufruire dell’azione antinfiammatoria su dolori mestruali, mal di testa e nevralgia.

- Tintura madre di cimicifuga: 30 gocce 2-3 volte al giorno

- Cimicifuga estratto secco: 40 mg per due volte al giorno, mattino e sera per contrastare i disturbi della menopausa

Controindicazioni della cimicifuga
La cimicifuga sembra non avere rilevanti effetti collaterali, neppure per trattamenti a dosaggi piuttosto elevati e per periodi di tempo abbastanza lunghi, ma è comunque controindicata in gravidanza perché può aumentare la contrazione della muscolatura liscia uterina, e durante l’allattamento.

 

Descrizione della pianta
Pianta erbacea perenne, con fusto glabro alto da 1,20, che può raggiungere i 2,60 m. a completa fioritura. Le foglie sono larghe, alternate, composte, tri-ternate, si originano da piccioli corti e sessili. I lunghi fiori bianchi si trovano su un racemo ramificato terminale. La caratteristica più tipica dei fiori sono i numerosi stami, consistenti di sottili filamenti con antere bianche. Quattro o cinque sepali bianchi, piccoli e concavi sono più grandi dei petali quasi insignificanti. Il pistillo bianco e solitario è glabro e sessile. Il frutto è un follicolo venato secco e ovale che si divide lungo una sutura ventrale con da 8 a 10 semi triangolari e marroni divisi in due file.

 

L'habitat della cimicifuga
Nativa della costa est degli Stati Uniti e del Canada. Preferisce posizioni ombreggiate nel bosco e nella macchia, con suoli umidi e ricchi di humus.tipica delle zone parzialmente soleggiate e umide del continente nordamericano.

 

Cenni storici
Il curioso nome cimicifuga, coniato da Linneo, allude proprio alla presunta attività insettifuga attribuita a questa pianta, per l'odore disgustoso e fetido che emana, che a oggi non trova nessuna dimostrazione di validità. 

I cinesi classificarono la Cimicifuga come una pianta amara, fredda, che riduce calore e tossicità e che viene usata per trattare gli stati infiammatori causati da eccesso di calore.

I nativi americani usavano questa pianta per problemi mestruali, di parto (per facilitarlo) e di menopausa ed il nome Squaw Root (radice della squaw) implica proprio la sua importanza come pianta femminile. Altri usi comprendevano l'utilizzo come diaforetico in vari malesseri e febbri, l'uso del decotto esternamente per problemi reumatici e l'uso esterno della radice come antidoto ai morsi di serpenti.

Queste osservazioni, riportate dagli studiosi etnobotanici, destarono l'attenzione degli scienziati Europei, che avviarono i primi studi clinici e sperimentali dopo il 1732, anno in cui la cimicifuga fu introdotta in Europa.

 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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