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Cerfoglio




Il Cerfoglio è una pianta dalle proprietà diuretiche e depurative, è utile per l'apparato respiratorio e contro la stitichezza

Proprietà del cerfoglio
Tra le proprietà curative del cerfoglio spiccano quelle:

Depurative e colagoghe: in quanto favorisce l’eliminazione delle tossine e le funzionalità del fegato e della colecisti; risulta così benefico in caso di ittero e di coliche epatiche.
Diuretiche: che lo rendono indicato in caso di ritenzione idrica e di edemi, di calcolosi renale, di gotta e di reumatismi.
Stomachiche: in quanto stimola la secrezione gastrica, favorendo la digestione.
Lassative: utili contro la stitichezza ostinata.
Antisettiche: è indicato nelle affezioni dell’apparato respiratorio, come laringite e bronchite, in quanto riduce l’infiammazione e aiuta anche a calmare la tosse.
Antinfiammatorie e lenitive: sotto forma di cataplasmi, cura le emorroidi, le infiammazioni della pelle, il prurito delle punture di insetti, i geloni e le piccole ulcerazioni superficiali.
Galattofughe: può venire utilizzato per fare impacchi sul seno, laddove sia necessario fa cessare la produzione del latte.
Le foglioline fresche di cerfoglio sono ricche di vitamina C (importante per rafforzare le difese immunitarie e per la produzione di collagene); carotene (un pigmento naturale con spiccata attività antiossidante). Il cerfoglio, inoltre, è ricco di sali minerali: il ferro, essenziale per la formazione degli eritrociti, il calcio e il magnesio, importanti per i muscoli e i nervi.

Modalità d’uso
Per uso aromatico oppure medicinale si adopera il cerfoglio fresco, perché il calore ne volatizzerebbe l’aroma e i principi attivi.

Un infuso di cerfoglio, preparato con 1 cucchiaino di foglie fresche lasciate in 1 litro d’acqua bollente per 10 minuti, è utile per fare impacchi contro le infiammazioni oculari, per lavare il viso in caso di pelle grassa, per gargarismi in caso di infiammazioni della gola.
Un cataplasma, fatto con le foglie schiacciate, si utilizza per curare piaghe e ulcerazioni della pelle, punture di insetti, geloni e contusioni.
Il succo estratto dal cerfoglio fresco è indicato nelle infiammazioni croniche dell’occhio: se ne applicano 2 gocce in ogni occhio 3 volte al giorno.
Un infuso di foglie di cerfoglio è depurativo, digestivo e diuretico, se assunto lontano dai pasti nella dose di 3 tazze al giorno.
L’uso più diffuso è quello nell’ambito della ristorazione poiché ha un profumo molto particolare e delicato (simile al prezzemolo). E’ un ottimo condimento di zuppe a base di carne e pesce. L’unica pecca è che non può essere congelato ed essiccato perché perde facilmente il suo profumo.
Nella cosmesi è adoperato per decongestionare l’arrossamento degli occhi e per preparare maschere. Per avere questi benefici basta fare degli impacchi sul viso e sul punto nel quale si avverte il fastidio/dolore.
È utilizzato anche per allontanare insetti (formiche, zanzare, mosche).

Controindicazioni del cerfoglio
È molto importante saper distinguere con sicurezza dal cerfoglio alcune Ombrellifere dello stesso genere Anthriscus (tipo l’Annthriscus sylvestris o l’Aethusa cynapium) che sono molto tossiche.

È, infatti, facile da confondere anche se nessuna di esse ha il gradevole odore del cerfoglio. A tal proposito sarebbe bene acquistare sempre semi garantiti o piantine presso rivenditori, evitando di cercarlo come spontaneo in natura.

 

Descrizione della pianta
Il cerfoglio (Anthriscus cerefolium), un’erba annua aromatica della famiglia delle Ombrellifere, ha un aroma molto delicato che ricorda in parte quelli del basilico e dell’anice.

È alta mediamente dai 40 ai 70cm e le sue foglie sono piuttosto piccole e di colore verde chiaro, se sfregate emanano un profumo sottile ma caratteristico. I fiori sono piccoli e bianchi riuniti in una infiorescenza ad ombrella, mentre i frutti sono diacheni lunghi e ovali, di circa 1cm di lunghezza.

Habitat del cerfoglio
Il cerfoglio cresce spontaneo nel Sud-Est europeo, nel Caucaso e sulle montagne dell’Asia occidentale. È facile trovarlo allo stato selvatico in tutta Europa. E' ormai naturalizzato nelle zone del mediterraneo al punto che nei boschi cresce spontaneamente e sono proprio le varietà selvatiche ad essere le più pregiate dal punto di vista aromatico. 

In Italia è piuttosto raro trovare il Cerfoglio fresco, mentre è molto diffuso quello essiccato dal sapore più pungente. È un'erba che gradisce molto il clima mediterraneo, preferisce la coltivazione in penombra. Un'ottima scelta è piantarla sotto un albero per proteggerla soprattutto dalle alte temperature estive.

È facile da coltivare anche in vaso, scegliendo preferibilmente vasi ampi e bassi, basta disperdere nel terreno dei semini e dopo qualche mese si potranno raccogliere le foglioline. L'unico accorgimento è di porre attenzione a non far andare i semi troppo in profondità.

Cenni storici
Il nome Anthriscus cerefolium, deriva dal greco anthriskos e dal latino cherifolium. Il significato è discusso: tra “fiore di siepe” o “rallegro per l'odore” in riferimento all'aroma delle sue foglie.

Già apprezzato dagli antichi Romani, nel Medioevo fu eccessivamente stimato in rapporto alle reali proprietà terapeutiche. È apparso in Europa verso l’anno ‘700 e fu introdotto in coltivazione durante il Medioevo, in particolare negli orti dei conventi.

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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