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Centella




La Centella è utile per combattere la cellulite, svolge un'attività flebotonica che aiuta anche in caso di emorroidi e diabete

Proprietà della centella
Le foglie della centella contengono acidi triterpenici (acido asiatico, acido madecassico), olio essenziale, flavonoidi, fitosteroli, tannini, sali minerali e zuccheri, ma soprattutto la presenza di saponine triterpeniche (asiaticoside, acido asiatico e madecassoside), la rendono il rimedio principale per combattere la cellulite.

L’assunzione della pianta permette di preservare la struttura e la tonicità delle pareti vasali grazie alla sua attività flebotonica. Infatti, la centella, rinforzando ed elasticizzando le pareti dei vasi sanguigni, favorisce la corretta circolazione periferica ed è quindi indicata per prevenire e trattare varici, riducendo la dilatazione delle vene, la permeabilità capillare e l’edema sottocutaneo.

Di conseguenza è utile per curare l'insufficienza venosa e quindi il gonfiore, la pesantezza alle gambe e alle caviglie, che ne derivano, ma anche contrastare il dolore alle vene, i crampi notturni agli arti inferiori, le emorroidi e la microangiopatia causata dal diabete.

Questi principi attivi, inoltre, hanno la capacità di stimolare i fibroblasti, nella loro attività di sintesi del collagene, indispensabile per la salute di diversi tessuti, quali il derma, il connettivo e come abbiamo detto le pareti dei vasi sanguigni.

Per questa proprietà eudermica (che migliora lo stato della pelle) e riepitelizzante (che promuove la formazione di nuovi strati di cellule) inoltre la pianta è anche in grado di accelerare la cicatrizzazione di piaghe, lesioni cutanee e ustioni di primo e secondo grado, ulcera, psoriasi, dermatosi, eczemi ed è quindi impiegata anche in cosmetica nei prodotti antirughe, antismagliature e rassodanti della pelle.

 

Modalità d'uso
INFUSO: 1 cucchiaio raso di foglie di centella, 1 tazza d’acqua

Versare la centella nell’acqua bollente e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berlo lontano dai pasti per usufruire dell’azione flebotonica per contrastare i problemi del sistema cardiocircolatorio e la cellulite.

Tintura madre di centella: 80 gc in un litro d’acqua da bere nell’arco della giornata lontano dai pasti

800 mg estratto secco in compresse o capsule da assumere a metà mattina.

Controindicazioni della centella
L'assunzione e l'utilizzo di quest'erba può comportare fotosensibilità, per cui, durante il periodo di assunzione, è bene evitare l’esposizione al sole e/o a lampade abbronzanti.

Descrizione della pianta
Pianta erbacea perenne, la centella ha un gambo strisciante e si propaga grazie alle sue radici avventizie. Le foglie dal lungo picciolo disposte in rosette da 4 o 5, sono orbicolari o reniformi, di colore grigio-verde. I fiori violacei con sfumature rossastre, appaiono nelle ascelle delle foglie.

L'habitat della centella
Originaria dell'India e del Madagascar cresce in luoghi umidi e ombrosi, tipicamente lungo i corsi d'acqua o sul suolo paludoso. Spontanea nei luoghi umidi dei paesi tropicali e subtropicali India, Pakistan, Madagascar, Brasile e Venezuela, oggi è intensamente coltivata in India (nei dintorni di Calcutta e Bombay) e in Madagascar.

Cenni storici
Il nome centella sembra derivare dal verbo “centellinare” con riferimento al fatto che la pianta continuamente sorseggia l'acqua delle zone palustri in cui vive. È conosciuta anche con il nome di "erba della tigre" perché gli animali selvatici feriti si rotolano tra le sue foglie per curarsi e lenire le ferite.

È presente negli antichi testi vedici della tradizione indiana, con il nome Brahmi, che ne attestano l’utilizzo per il miglioramento della memoria. Nella medicina Cinese e Ayurvedica è tradizionalmente usata per le sue virtù cicatrizzanti, esplicate particolarmente in presenza di piaghe torpide e ulcere varicose; per questa ragione è impiegata nella cura della lebbra, della tubercolosi, per il cancro dell'utero, per l'artrite e le emorroidi.

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



MALATTIA E KARMA

"Supponiamo ora che l'uomo superi la malattia sviluppando le forze curative, e d'ora in poi si trovi di fronte ad una vita che gli ponga delle esigenze che non si possono soddisfare con il grado di perfezionamento che finora si era acquisito; egli invero avrebbe acquisito qualcosa per mezzo della malattia guarita, ma tuttavia non gli sarebbe possibile, perché il suo restante karma non lo permette, di raggiungere tanto da poter essere d'aiuto agli altri con quel che ha acquisito. Allora avviene che la sua più profonda subcoscienza gli dice: "qui tu non hai nessuna opportunità di ricevere la piena forza che dovresti effettivamente avere. Dovesti entrare in questa incarnazione perché dovevi acquistare quel grado di perfezionamento che ti è possibile conseguire soltanto nel corpo fisico mediante il superamento di una malattia. Tu dovevi raggiungere quel grado, ma non puoi svilupparlo ulteriormente. Ora devi metterti in condizioni che non ti disturbino ne' il tuo corpo fisico ne' altre forze, e in cui tu possa elaborare liberamente quanto hai acquisito nella malattia!" . Questo significa che una simile individualità cerca la morte per elaborare ulteriormente fra morte e nuova nascita quel che nella vita fra nascita e morte non può elaborare. Un'anima simile passa attraverso la vita tra morte e nuova nascita per perfezionare adesso più ampiamente la sua organizzazione con le forze più vigorose che ha conquistato nel superamento della malattia, affinché possa sempre più agire nella nuova vita. In questo modo, mediante la presenza di una malattia, viene effettuata una specie di pagamento in conto che in seguito viene integrato con quanto deve essere completato soltanto dopo il passaggio attraverso la morte.
Considerando il fenomeno in questo modo dovremo dirci che appare completamente fondato nel karma che una malattia si esaurisca con la guarigione e un'altra con la morte.
Se guardiamo in tal modo le malattie da un più elevato punto di vista mediante il karma, otterremo una specie di riconciliazione , una specie di riconciliazione con la vita, perché sapremo che conformemente alla legge del karma abbiamo il fatto che, anche quando una malattia termina con la morte, l'uomo viene aiutato, e che perfino in un caso di questo genere la malattia ha lo scopo di portare l'uomo più in alto."

Rudolf Steiner - Le manifestazioni del karma O.O. 120

Fonte La Scienza dello Spirito





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Data: 2015-03-25





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