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Assenzio




L'Assenzio è una pianta dal sapore amaro ampiamente utilizzata per diversi disturbi legati al sistema digerente. Oltre a favorire e regolazzire il flusso mestruale, è indicata anche come febbrifugo

Proprietà dell’assenzio
Le principali proprietà dell’Assenzio sono: coleretico, colagogo (favorisce la secrezione biliare), eupeptico (facilita la digestione), emmenagogo (favorisce e regola il flusso mestruale), febbrifugo, vermifugo.

La droga è comunemente consigliata in caso di: inappetenza, iposecrezione biliare, disturbi della digestione, atonia gastrica, vomito nervoso, parassitosi intestinale, infiammazioni delle mucose del tratto gastro-intestinale, amenorrea, irregolarità mestruale, dissenteria prolungata. La pianta è, altresì, utilizzata come epatoprotettore.

Grazie alla presenza di numerosi principi attivi, che conferiscono al fitocomplesso proprietà eupeptico, coleretico, colagogo, digestivo, vermifugo, emmenagogo, l’Assenzio è largamente impiegato in caso inappetenza nel post-convalescenza, dispepsia, infiammazioni delle mucose gastriche, gastrite, atonia gastrica, vermi intestinali.

 

Modalità d’uso
La droga è utilizzabile sottoforma di estratto fluido o come infuso o decotto.

Sarebbe utile consumare la tisana circa trenta minuti prima dei pasti in caso di inappetenza; dopo i pasti in caso di disturbi dispeptici. 

Dall’Assenzio si ricava un forte liquore che da’ sintomi paragonabili a quelle delle droghe leggere, effetto dovuto ad alcuni specifici oli essenziali presenti nella pianta.

 

A dosaggi terapeutici, la somministrazione della droga non deve protrarsi a lungo nel tempo, interrompendo la terapia dopo circa venti giorni di assunzione.

È controindicata in caso di:

 

-allattamento al seno perché rende il latte amaro;
-ulcera peptica gastro-duodenale;
-infezioni ginecologiche.

I principali effetti collaterali annoverati nella letteratura scientifica sono: vomito, ipotensione, diarrea, diminuzione del ritmo cardiaco, spossatezza. Va, comunque, ricordata la atossicità della droga alle dosi consigliate.

Descrizione della pianta
Il nome assenzio deriva dal termine greco apsìnthion (di etimologia ignota) e da quello latino absinthium, che può essere tradotto come “pianta senza diletto”, proprio a causa dello sgradevole sapore (amaro) in ciascuna delle sue parti.

La pianta, già debitamente nota nell’antico Egitto e nella Grecia di Ippocrate, veniva somministrata come tonico e digestivo. Le proprietà euforizzanti dell’assenzio sono state anche ricordate in numerose opere di differenti espressioni artistiche, tra cui l’Amleto, un dipinto di Manet ed alcune delle poesie dei cosiddetti “maledetti”.

L’Artemisia absinthium è una pianta perenne, erbacea, appartenente alla famiglia botanica delle Asteraceae. La pianta, che cresce fino ad un’altezza di un metro, presenta una caratteristica peluria sulle foglie alterne picciolate e sul fusto fibroso. I capolini sono di colore giallo e raccolti in infiorescenze allungate. Della stessa famiglia è conosciuta e usata in fitoterapia anche l'Artemisia (Artemisia vulgaris) utilizzata contro la tosse.

Per ricavare la droga si utilizzano le sommità fiorite ridotte in polvere e le foglie da cui si ottengo liquori, amari ed aperitivi. Tra i principi attivi del fitocomplesso ritroviamo essenzialmente: absintina (lattone sesquiterpenico), flavoni, olio essenziale (che contiene tujone e tujolo, sostanze dall’elevata tossicità che agiscono a livello del Sistema Nervoso Centrale), acido ascorbico, tannini.

 

L'habitat dell'assenzio
L’habitat ottimale è rappresentato dai caratteristici paesaggi montani di Asia, Europa ed America del Nord. 

Autore: 1406 1406



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