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Artemisia




L'Artemisia è utilizzata per la cura della tosse per le sue proprietà antisettiche ed espettorante

Proprietà dell'artemisia
Le radici della pianta hanno azione sedativa, in grado di rilassare il sistema nervoso, perciò sono indicate in caso di sovraccitazione e stanchezza generale.

Le sommità fiorite dell'artemisia contengono olii essenziali (linaiolo, cineolo, beta tujone, alfa e beta pinene, borneolo, neroli, mircene), lattoni sesquiterpenici (vulgarina) e flavonoidi, che conferiscono alla pianta azione antispasmodica (attenua gli spasmi muscolari in caso di dolori mestruali e dismenorrea) e azione emmenagoga (regola il flusso mestruale in caso di amenorrea e irregolarità del ciclo mestruale)

La presenza nel fitocomplesso degli olii essenziali oltre a renderla un efficace rimedio antisettico ed espettorante in caso di tosse, viene impiegata anche contro parassitosi intestinali, mentre per l'azione eupeptica è utilizzata nella digestione difficile, soprattutto nella formulazione di liquori naturali.

 

Modalità d'uso
USO INTERNO
INFUSO: 1 cucchiaio sommità fiorite di artemisia, 1 tazza d’acqua

Versare l'artemisia nell’acqua bollente e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berne 2 tazze al giorno

- Tintura madre di artemisia: 30 gocce tre volte al giorno circa dieci giorni prima del ciclo mestruale; negli altri casi dosi variabili 30-50 gocce 2-3 volte al giorno lontano dai pasti.

 

Controindicazioni dell'artemisia
L'artemisia è controindicata in gravidanza e allattamento; a dosi elevate può essere velenosa e danneggiare il sistema nervoso. In alcune persone il contatto con la pelle può provocare dermatiti.

 

Descrizione della pianta
Pianta arbustiva perenne, priva di stoloni, con debole odore di “vermuth”. Ha fusto eretto rossiccio, striato, ramosissimo alto da 50 a 150 cm. La radice è legnosa, breve ed obliqua.

Le foglie sono alterne, lanceolate, inciso-dentate, verdi e glabre di sopra, biancastre e tomentose di sotto. Quelle inferiori con 2-4 lacinie dentate per lato, semiabbraccianti, con lamina larga 4-6 mm nella porzione apicale, ridotta al solo rachide nella porzione basale, le foglie superiore ridotte e lineari.

I fiori sono tubulosi di colore giallo-rossastro, riuniti in capolini subsessili ovoidi in ampia pannocchia piramidale fogliosa, con involucro tomentoso o densamente lanoso e corolla ghiandolosa. I frutti sono acheni glabri oblunghi, appuntiti, lisci e privi di pappo.

Della stessa famiglia è conosciuta e usata in fitoterapia anche l'Assenzio (Artemisia absinthium) utilizzata per disturbi al sistema digerente.

L'habitat dell'artemisia
Nativa delle zone temperate dell'Europa, Asia e Nord Africa, è naturalizzata anche in Nord America. Cresce dalla pianura alla zona pedemontana, lungo i fiumi e ai bordi dei campi.

Cenni storici
Il nome Artemisia deriva da Artemide la dea, nella religione dell'antica Grecia, della caccia, della selvaggina, dei boschi, del tiro con l'arco e della verginità. Altre denominazioni sono assenzio selvatico, amarella e canapaccio per la vana somiglianza alla canapa.

Secondo Plinio il Vecchio, il nome del genere Artemisia deriva da Artemide dea, nella religione dell'antica Grecia, della caccia e della luna che presiedeva i parti, perché era ritenuta una pianta utile ai disturbi delle donne.

Altre tradizioni derivano il nome Artemisia dalla parola greca artemes. che vuol dire “sano", "di buona salute”. Il termine specifico vulgaris indica che si tratta di una specie comune.

Il binomio scientifico attualmente accettato, Artemisia vulgaris, è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione ”Species Plantarum”.

L'artemisia è utilizzata nella medicina tradizionale cinese e giapponese, per la preparazione della moxa (dal giapponese moe kusa che significa "erba che brucia"), una medicina ottenuta triturando in un mortaio la pianta fino a ricavare un impasto lanoso, con cui si preparano delle palline o dei coni che, una volta appoggiati su punti specifici della pelle (corrispondenti ai punti dell'agopuntura), vengono fatti bruciare.

Conosciuta anche come erba "scaccia diavoli", si coglieva al solstizio d'estate e diversi usi e tradizioni popolari attribuiscono alla pianta anche proprietà antiepilettiche.

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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