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Amamelide




L'Amamelide ricca di tannini solubili e flavonoidi, ha proprietà astringenti e antiemorragiche

Proprietà dell'amamelide
Le foglie e la corteccia di amamelide contengono tannini solubili (acido amamelitannico), principi attivi che possiedono un particolare tropismo nei confronti delle membrane cellulari e delle pareti vascolari, esplicando un'azione vasoprotettrice, utile nelle vasculopatie; e un'azione riepitelizzante, da sfruttare in presenza di dermatiti di tipo allergico.

Inoltre la presenza di flavonoidi e di composti triterpenici contribuisce al tono muscolare delle pareti venose, compromesse nel corso delle infiammazioni. Per questo motivo l'amamelide è considerata un rimedio efficace nel trattamento dei disturbi del sistema circolatorio, come flebiti, varici ed emorroidi, fragilità capillare, capillari dilatati, tendenza alla formazione di lividi, cellulite, dove sia necessaria un'azione astringente.

L'amamelide possiede anche proprietà antiemorragiche da utilizzare in caso di metrorragie e nei dolori mestruali con flusso ematico abnorme. 

Modalità d'uso
La pianta è utilizzata per sia per uso interno sotto forma di infusi, estratti idroalcolici (tintura madre), fluidi, molli o secchi; e in uso esterno, in cosmesi, per preparare acque distillate, colliri, dopobarba lenitivi, tonici decongestionanti per la pelle delicata dei bambini, per le pelli con couperose, per lenire gli eritemi solari, per l'arrossamento della pelle del volto, in caso di acne, rosacea, e per creme contro la cellulite. L'Acqua distillata di Hamamelis è una preparazione cosmetica utile nelle infiammazioni della bocca, delle gengive, e per l'arrossamento degli occhi con iperemia, come ad esempio nella congiuntivite allergica.

USO INTERNO
INFUSO: 1 cucchiaio foglie di amamelide, 1 tazza d’acqua
Versare la pianta nell’acqua bollente e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berne 2 tazze al giorno lontano dai pasti.

Tintura madre di amamelide: 40 gocce in mezzo bicchiere d'acqua, da bere 2 volte al giorno, lontano dai pasti.

Controindicazioni
In caso di dosaggi eccessivi, l'amamelide può causare danni alla mucosa gastrica e stipsi.

 

Descrizione della pianta
Simile al Nocciolo, l'Amalelide è una pianta a portamento arbustivo, che può raggiungere l'altezza di 6 m. Le foglie, caduche, di colore verde brunastro, e giallo ocra nella stagione autunnale; sono ovali od obovate, alterne, glabre, lunghe fino a 15 cm e larghe fino a 10 cm, con picciolo corto e robusto; il margine è irregolarmente dentellato e l'apice è brevemente acuminato ed ottuso.

Dalla nervatura mediana si dipartono, ad angolo acuto, da due lati, 5-6 nervature secondarie diritte o lievemente arcuate, che giungono al margine e sono fortemente rilevate sulla pagina inferiore.

I fiori, che si aprono in genere nei mesi di settembre ed ottobre, sono riuniti a due o a tre in glomeruli ascellari, e posseggono quattro sepali e quattro petali gialli; ogni fiore presenta quattro stami e due stili. I frutti sono delle capsule legnose a due logge, lunghe 10-14 mm, che a maturità si aprono liberando uno o due semi scuri e lucidi.

 

L'habitat dell'amamelide
Cresce spontaneo nelle coste orientali dell'America del Nord, nelle foreste umide del Canada e degli Stati Uniti Settentrionali

 

Cenni storici
Gli Indiani d'America lo utilizzavano per le sue proprietà cicatrizzanti e gli attribuivano anche uno straordinario potere magico al punto di considerarlo uno "strumento di lavoro" degli sciamani, durante le loro pratiche rituali e propiziatorie.

La scoperta dell'amamelide in ambito scientifico è però relativamente recente. Infatti nel 1731 Mark Caterby citò la pianta nella sua opera Natural History of Carolina, Florida and the Bahamas Islands e la fece introdurre in Europa, perché diventasse una pianta ornamentale.

Tuttavia la varietà Virginiana assunse col tempo col tempo sempre più importanza sotto l'aspetto terapeutico per le sue proprietà astringenti ed emostatiche, evidenziate dagli studi che risalgono agli inizi del '900, quando vennero individuati i tannini all'interno delle foglie e della corteccia.

 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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Data: 2015-03-22





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