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I Dosha




Secondo l’Ayurveda ci sono tre principali forze vitali nel nostro corpo, definite DOSHA in sanscrito

I Dosha sono forze primarie e sostanze sottili che sono presenti dietro tutti i processi fisici e mentali. Sono alla base della formazione del corpo, ma se squilibrati sono i fattori causali delle malattie.

Tutto nel mondo e nell’Universo è basato su questi tre Dosha e l’Ayurveda non è altro che la scienza dei Dosha. Queste forze sono eterne ed erano in azione migliaia di anni fa, quando i primi saggi vedici le hanno definite, così come lo sono oggi. L’Ayurveda è una scienza eterna perché si basa su leggi immutabili.
Il medico ayurvedico deve comprendere queste leggi e vederle in azione nell’ambiente, nel cibo e nel paziente. Deve memorizzare la natura, gli attributi, la localizzazione, le funzioni, gli eccessi e le carenze dei singoli Dosha. Dosha significa “colui che oscura”, “rovina” o “procura la decadenza delle cose”: dal sanscrito dush, “rovinare”. Questo perché i Dosha in squilibrio causano le malattie. Tuttavia, se in equilibrio sono alla base del benessere psicofisico.

I Dosha sono Vata, Pitta e Kapha.

VATA - costituito principalmente dall’elemento Aria e secondariamente dall’Etere. Per semplicità è definito come l’umore ARIA. Da un punto di vista etimologico, Vata significa “colui che muove le cose”. Deriva dalla radice sanscrita va, che significa “soffiare”, “fluire”, “dirigere” o “comandare”. E’ la forza motrice degli altri due Dosha, che sono considerati incapaci di muoversi da soli.

E’ la forza principale del sistema nervoso. Governa il nostro equilibrio sensoriale e mentale e il nostro orientamento motorio. E’ alla base dell’adattabilità mentale e della comprensione. E’ la forza vitale fondamentale (Prana) che deriva primariamente dal respiro, che è la forza “energetica” di tutto l’organismo. Nella sua condizione naturale, Vata sostiene tutti gli sforzi, la respirazione, l’eliminazione dei materiali di scarto, l’equilibrio dei tessuti e il coordinamento dei sensi.
L’aria è contenuta nell’etere, che è lo spazio. Vata è localizzata soprattutto negli spazi vuoti del nostro organismo, come il colon, le porosità delle ossa e riempie i canali sottili del sistema nervoso. Anche la mente rappresenta uno spazio. Vata è la forza vitale che muove la mente e fa fluire i pensieri.

Nel corpo, la sede principale di Vata è il colon. Le altre sono: cosce, anche, orecchie, ossa. Un eccesso di Vata nel corpo causa: emaciazione, debilità, desiderio di calore, tremori, distensione e costipazione, insonnia, disorientamento sensorio, linguaggio incoerente, vertigine, confusione e depressione. Si perde il contatto con il corpo, i tessuti si disperdono. La mente si separa dal corpo: dissociazione mentale, decadimento fisico.

PITTA – costituito principalmente dall’elemento Fuoco, ma anche da un po’ di Acqua. Per semplicità è definito come l’umore FUOCO.  Significa “colui che digerisce le cose”. Deriva dalla radice sanscrita tap, che significa “cuocere”, “riscaldare” o “trasformare”. E’ responsabile di tutte le trasformazioni chimiche e metaboliche del nostro organismo. Non solo digerisce la materia (alimentazione, sostanze ingerite, tossine, tessuti, ecc.), ma anche la “non-materia”, cioè impressioni, immagini, suoni, parole, ecc. E’ quindi alla base della nostra capacità di percepire la realtà, di comprendere le cose così come sono. Pitta governa la percezione visiva, la sete, la fame, il colore dell’incarnato, la comprensione della mente, l’intelligenza, il coraggio.
Nel nostro corpo, Pitta, il Fuoco, esiste nel mezzo acquoso o oleoso. Questi liquidi mitigano la forza combustiva del fuoco, che non potrebbe esistere come tale dentro di noi.  Si manifesta come elemento acido e caldo, nel sangue e nello stomaco. La sede principale di Pitta è l’intestino tenue. Le altre sedi sono: stomaco, fegato, bile, ghiandole sebacee, sangue, linfa. Un eccesso di Pitta nel corpo causa: colorazione gialla delle feci, urine, occhi e cute, fame, sete, sensazione di bruciore e difficoltà a dormire. Si accumula come calore interno e si manifesta come febbre e infiammazione, ma anche  fermentazioni, infezioni, sanguinamenti ed eccessiva sudorazione.

KAPHA – costituito dagli elementi Acqua e Terra. Per semplicità è definito come l’umore ACQUA.  Da un punto di vista etimologico significa “colui che tiene insieme le cose”. E’ la forza di coesione presente nel nostro corpo ed ha una natura “collosa” e “adesiva”.
Nutre, procura la sostanza e dà supporto. E’ responsabile della parte grossolana del nostro corpo. Sul piano mentale, sostiene le nostre emozioni e governa sentimenti come l’amore, la pazienza e il perdono. E’ il veicolo, il contenitore, il substrato su cui agiscono le altre due forze. Dona stabilità e lubrifica. E’ il Dosha indispensabile per il buon funzionamento delle articolazioni. L’acqua esiste grazie alla terra, che la contiene. Il nostro corpo è composto principalmente da acqua ed è contenuta entro i limiti di vari tessuti (Terra). L’acqua ha quindi bisogno della forza limitante della Terra. Anche la Terra da sola sarebbe troppo pesante e bloccherebbe il fluire delle funzioni metaboliche del nostro corpo, senza l’aiuto dell’Acqua. La terra nutre le piante solo se si aggiunge l’acqua che ne diluisce i nutrienti e li rende facilmente assorbibili dalle radici.
La sede principale di Kapha è lo stomaco. Le altre sedi sono: polmoni, gola, testa, pancreas, linfa, naso, lingua. Un eccesso di Kapha causa: depressione del fuoco digestivo, nausea, letargia, pesantezza, raffreddamento, debolezza degli arti, tosse, respiro difficoltoso e eccessivo sonno. Il peso aumenta, si accumula acqua e grasso. Si diventa inerti, pesanti, congesti, “stagnanti” e gradualmente sempre più immobili.

Attributi dei Dosha

Gli attributi derivano dalle qualità dei loro elementi costitutivi (5 elementi).
VATA – freddo, secco, leggero, sottile, mobile, penetrante, duro, ruvido, chiaro.
PITTA – caldo, leggermente umido, leggero, sottile, fluente, mobile, penetrante, morbido, liscio, chiaro.
KAPHA – freddo, umido, pesante, grossolano, denso, statico, torpido, morbido, liscio, oscuro.
I subdosha
Sono cinque per ogni Dosha. Si trovano in diverse sedi del corpo e assolvono a diverse funzioni. Le cinque forme di Vata sono le più importanti perché il Prana è alla base di tutte le funzioni vitali.
Vata
Prana – testa, cervello
Udana – diaframma, gola
Samana – tenue, ombelico
Apana – colon, cavità pelvica
Vyana – cuore, tutto il corpo
Pitta
Pachaka – tenue, stomaco
Ranjaka – fegato, milza
Sadhaka – cervello (materia grigia), cuore
Alochaka – occhi
Bhrajaka – pelle
Kapha
Kledaka – stomaco, tratto gastrointestinale
Avalambaka – polmoni, cavità pleuriche, cuore, vie respiratorie, colonna spinale
Bodhaka – cavità orale
Tarpaka – cervello (materia bianca), mielina, fluido cerebrospinale
Shleshaka – articolazioni.
Il medico ayurvedico riconosce l’agire nell’ambiente (macrocosmo) e nel paziente (microcosmo) dei Dosha grazie ai loro attributi e ne valuta gli eccessi. Una cute troppo secca è l’effetto di VATA, mentre una dermatite molto infiammata è sotto l’influenza di PITTA.

Francesco Perugini Billi

Fonte dottorperuginibilli.it

Autore: 1406 1406



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Siracusa. Ospedali aperti alle altre religioni. Borsellino: Esempio per altre Asp siciliane

Al protocollo d'intesa hanno per ora aderito i rappresentanti delle comunità ortodossa rumena, ebraica, islamica, buddista Soka Gakkai, della chiesa evangelica battista e i testimoni di Geova. Ai pazienti ricoverati sarà garantita la possibilità di interfacciarsi con rappresentanti della propria fede tutte le volte che ne avvertiranno il bisogno.

E’ il primo esempio di un protocollo del genere in Sicilia e proporrò di adottarlo anche a tutte le altre Aziende sanitarie siciliane. Così l'assessore regionale della Salute, Lucia Borsellino, si è espressa complimentandosi con il commissario straordinario dell’Asp di Siracusa, Mario Zappia, per il tavolo interreligioso con i rappresentanti delle principali comunità religiose presenti sul territorio provinciale, diverse dalla religione Cattolica, convocato per la condivisione di un protocollo d' intesa che apre gli ospedali siracusani a tutte le fedi.

Attorno al tavolo, presieduto dall’assessore Borsellino e dal commissario Zappia, presenti i direttori sanitario e amministrativo Anselmo Madeddu e Vincenzo Magnano, si sono riuniti i cappellani degli ospedali di Siracusa, Lentini, Avola, Noto e Augusta, i direttori medici di presidio e i rappresentanti delle comunità ortodossa rumena, ebraica, islamica, buddista Soka Gakkai, della chiesa evangelica battista, testimoni di Geova.
“Lo ritengo un doveroso passo, per il rispetto di tutte le culture e di tutte le religioni, nel processo di umanizzazione dei servizi sanitari, di integrazione, tolleranza e tutela dei diritti di tutti i cittadini” ha commentato il commissario Mario Zappia.

 

Il protocollo d'intesa, integrabile per tutte le altre confessioni che richiederanno di aderirvi in futuro, è stato presentato in bozza per eventuali modifiche e sarà siglato nei prossimi giorni. L'assessore Borsellino si è detta entusiasta per l'iniziativa di apertura intrapresa dall’Azienda sanitaria siracusana con la sottoscrizione di un protocollo i cui contenuti, ha osservato, sono già operativi. Ai pazienti ricoverati negli ospedali sarà garantita la possibilità di interfacciarsi con rappresentanti della propria fede tutte le volte che ne avvertiranno il bisogno, soprattutto nei momenti più difficili della loro permanenza in ospedale, con una procedura che sarà affissa in tutti i reparti di degenza. 





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