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7 Cose che un bambino impara gi nel pancione




7 curiosità che forse non sai sulla gestazione

Beh, sono almeno 7 le cose che apprendono in pancia e che forse non ci aspettavamo.
Io ammetto che non sapevo nulla fino a quando non ho letto queste curiosità….


1. Reagiscono allo Stress
Lo stress delle mamme si riflette conseguentemente sul feto e sui suoi movimenti.
Un esempio pratico?
Quando la madre è ansiosa il bambino reagisce toccandosi il viso con la mano sinistra, quasi a “coprirsi”.

2. Sviluppano il gusto
Tutto ciò che le mamme mangiano in gravidanza finisce nel liquido amniotico che il feto ingerisce a partire dalla ventesima settimana.
In questo modo assapora tutto quello che la mamma mangia e sviluppa un suo senso del gusto.
Uno studio dimostra per esempio che mamme che mangiano regolarmente carote daranno alla luce figli che amano le carote molto più di altri le cui madri non le hanno mangiate in gravidanza.

3. Fanno le facce
Le ultime ecografie, quelle in 4D,mostrano che i bambini in pancia sorridono.
Dalla trentaseiesima settimana assumono espressioni facciali proprie, come naso arricciato, bocca e sopracciglia corrucciate.

4. Riconoscono le filastrocche
Uno studio ha chiesto ad alcune madri di leggere le filastrocche ai loro pancioni per due volte al giorno per qualche settimana durante gli ultimi tre mesi di gravidanza.
Durante le letture è stato provato che il battito del cuore del piccolo diminuiva perché i piccoli si rilassavano.

5. Piangono
Già, i piccoli piangono in modo silenzioso ed è possibile sentire i loro gemiti nel terzo trimestre utilizzando un registratore ad ultrasuoni.
Sono state registrate reazioni come un pianto a bocca aperta e anche singhiozzi.

6. Riconoscono le canzoni
Una stessa canzone fatta ascoltare al feto ripetutamente nel terzo trimestre rimarrà impressa nel bambino anche dopo la nascita.
Facendo riascoltare quella canzone ai bambini che l’avevano già sentita in pancia, l’attività cerebrale è maggiore rispetto a quelli che la sentono per la prima volta.

7. Coordinazione mano-bocca
I feti nel terzo trimestre iniziano a succhiarsi il dito e dimostrano quindi di essere in grado di coordinare l’apertura della bocca e i movimenti delle mani!


 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Insidie della spiritualit

Possiamo leggere i Sutra, recitare il Padre Nostro, conoscere a memoria la Bhagavad Gita e il Tao te Ching, applicare il Transurfing, ma è solo quando la mente si ferma  che si può entrare in contatto con il proprio vero Sé e riportarlo in superficie.
La spiritualità va sempre più di moda. Ben venga che succeda così ed è del tutto naturale dato che sempre più persone iniziano ad avvertire questa tensione di riscoperta della propria dimensione interiore. Quando incominci a capire determinati concetti inizi ad avere “fame” di maggiore chiarezza e conoscenza, da qui le innumerevoli letture, i video su youtube, i seminari e le conferenze.

La prima fase
Questa è una fase, una delle prime per chi si avvicina alla spiritualità in senso lato: inizia ad imbattersi in letture e conoscenze che gli fanno risuonare qualcosa dentro, lo aiutano a riportare a livello  conscio ciò che fino ad allora era avvertito solo come una flebile intuizione fumosa e senza contorni netti. Un argomento ne porta con sé un altro, e poi un altro ancora e via così, diventiamo persone più centrate, più sveglie, più erudite, più auto-coscienti, e questo è indubbio, ma tutto ciò alla lunga si rivela un’arma a doppio taglio nel cammino verso la consapevolezza.

L’ego è un nemico subdolo e infame, ti fa passare dall’essere una persona inconsapevole all’essere una persona spirituale, benevola e compassionevole, e ciò probabilmente è un bene, ma ti tiene comunque distante dalla consapevolezza dell’individuo che si cela dietro il personaggio.

Perpetuazione dell’identificazione
Non fai altro che passare da un’identificazione con una persona inconsapevole ad una con una persona consapevole ma sei pur sempre identificato e paradossalmente trascendere questa identificazione può risultare più difficile rispetto al continuare a rimanere del tutto inconsapevoli. Questo perché nel momento in cui diventi una “persona spirituale” il tuo ego ti illude di essere arrivato, ti senti pacifico, amorevole, compassionevole e questo stato di benessere non ti fornirà la spinta e la crisi necessaria per migliorarti e trascendere TUTTE le identificazioni, a meno che tu non sia cosciente di questi pericoli e lavori per approdare allo step successivo, ovvero quello della totale trascesa dell’ego, la scoperta dell’individuo che agisce dietro tutte le personificazioni della nostra esistenza.

Anche perché ti puoi illudere fin che ti pare di essere arrivato, ma presto o tardi la verità arriva a galla, succede un evento che ti destabilizza totalmente e tutta la tua calma, la tua benevolenza e la tua pace vanno a farsi benedire. Ti toccherà ripartire da zero, con l’aggravante del recente “fallimento” sulle spalle. Una volta invece che ti sei ritrovato, non puoi più tornare indietro, è un processo irreversibile.

Il territorio della non-mente
Tutte le conoscenze in ambito spirituale/esoterico che accumuliamo durante questa prima fase, se all’inizio ci forniscono il carburante giusto per procedere, con l’andare del tempo finiscono per diventare un fardello sempre più gravoso da portarsi appresso, anche perché la propria essenza autentica può essere ricontattata e risvegliata veramente solo entrando nel territorio della “non mente” ovvero nel momento in cui la mente si ferma totalmente.

Si sentono spesso persone spirituali parlare e dibattere tra loro “Hai letto questo? Hai visto quella conferenza? Osho dice così, Krishnamurti colà, quello è più inconsapevole di me ecc ecc”. Poi se si chiede  loro quanti minuti di meditazione praticano al giorno quasi sempre rispondono che non l’hanno mai fatta. Questo è un classico esempio di come anche nella spiritualità vi sia troppa mente, troppa conoscenza, troppe pratiche, troppi culti, troppo ego, cosa paradossale se pensi che questo territorio non si presta ad essere indagato dalla mente: o resti nella mente o entri nello spirito (almeno per qualche minuto al giorno) le due cose non possono coesistere, per lo meno fintanto che non ti sei totalmente riscoperto, allora in quel momento anche la mente in stati standard di veglia, viene illuminata inevitabilmente dalla consapevolezza dello spirito.

Integrazione di mente e spirito
La cosa ideale sarebbe integrare i due ambiti, ovvero leggere, apprendere e conoscere, per poi andare a ricercare questo conoscenze intuitive sentendole dentro di sé in fase di meditazione. Posso fornirvi testimonianza diretta di ciò in quanto ho notato su di me in prima persona, che è proprio dall’integrazione di mente e spirito che si ha il propulsivo migliore verso la propria riscoperta. Il mio consiglio è, se già non lo fai, di dedicare un’ora in più alla meditazione e un’ora in meno alla conoscenza in linea di massima, anche se la mente per natura è molto abile a convincerti a nutrirla costantemente con nuove informazioni, sforzati di chiudere il libro che stai leggendo e abbi la forza di dire “Ok, ora basta, mi prendo un po’ di tempo per fermare totalmente la mente, restando solo con me, coltivando la presenza”.

Essere una persona spirituale ed essere l’individuo che si esprime attraverso questa personalità sono due stati diametralmente opposti che però a prima vista possono dare vita ai medesimi comportamenti e alle medesime azioni, ma mentre nel primo stato si vive ancora in un’illusione (credendola vera) nel secondo ci si è svegliati e si è entrati in contatto con la Verità che è custodita segretamente nel nostro cuore.

Fonte http://francescopirani.info/





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