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Come tenere i bimbi buoni a Messa




Coinvolgere i bambini è fondamentale

Questo articolo non vuole essere il pretesto per un dibattito religioso bensì, vuole prestarsi a dare qualche umile suggerimento alle famiglie con bambini piccoli o piccolissimi che desiderano frequentare o continuare a frequentare la S Messa.

Capita abbastanza spesso infatti che sia difficile gestire i bambini durante questo momento e si teme che diventi un’occasione di disturbo per gli altri, ci si sente un po’ frustrati e si arriva a pensare che sia inutile portarli o addirittura controproducente.
 
Niente di più sbagliato.
 
Innanzitutto per i bambini anche molto piccoli è indispensabile assistere alle funzioni religiose proprio per interiorizzarle, farle diventare una parte integrante della vita familiare. Anzi, la Messa domenicale può dare l’occasione per scandire anche meglio la routine settimanale e dare un senso più concreto del tempo che passa, dei vari momenti dell’anno, un concetti importanti e non scontati per i bambini.
 
Il bambino, esattamente come fa per tutto il resto, guarda, osserva e imita e non potrà fare nulla di tutto questo se non lo si porta abitualmente in chiesa.
 
Portarlo quando sarà più grande otterrà solo il risultato di ritardare i tempi, lasciargli l’impressione di essere stato escluso da qualcosa di importante o al contrario di trascurabile, in ogni caso non indispensabile.
 
All’inizio può comportare qualche sacrificio, molta pazienza e forse rinunciare a qualche momento di intimità spirituale ma è un investimento che darà i suoi frutti, indubbiamente, e regalerà alla famiglia un momento di unità forte e profonda.
 
Inizialmente il bambino è solo una presenza ma non è mai così passiva come possiamo pensare, il bambino elabora sempre e immagazzina.
 
Sente il trasporto dei genitori, gli viene trasmesso con l’esempio che ciò che stanno facendo è importante. Imita piccoli gesti che poi si dovrà avere la pazienza e la voglia di spiegare a casa.
 
Ecco alcuni suggerimenti utili per poter far diventare questo momento fruttuoso e sereno e non tre quarti d’ora da incubo:
 
1 - E’ importante che la prima catechesi avvenga in famiglia, con semplici spiegazioni della liturgia, del perché ci si inginocchia, di come si fa il segno della croce e perché, dell’importanza del silenzio, della luce accanto al tabernacolo, cosa sta facendo il sacerdote, ecc… Ricordatevi che il bambino sente ciò che voi sentite e trasmettete.
 
2 - Sarà probabile che il bambino vi chieda delle spiegazioni durante la Messa, con dolcezza ringraziatelo e invitatelo a tenere a mente la domanda e a riparlarne appena usciti e, ovviamente, poi, fatelo!
 
3 - Potete anche aiutarvi con dei disegni o dei libricini che potete comprare nelle librerie di settore, insegnando le prime preghiere e poi renderlo orgoglioso di poterle recitare in chiesa.
 

Proprio come i grandi potrà partecipare sempre più attivamente alla celebrazione liturgica.

 
4 – Anche se non sa leggere procuratevi un foglietto in modo da farlo sentire “più grande” e ogni tanto indicategli con il dove si è arrivati, potete fare lo stesso con il libro dei canti e invitarlo a cantare con voi.
 
5 - Su una cosa è bene essere più rigidi,
 

stabilire fin da subito che non è un luogo dove si gioca,

 
è inutile infatti portare dei giochi o degli album da disegno per tenerlo occupato e buono, in ogni caso disturberà e anche di più, voi e le persone intorno. La stessa cosa vale per gli snack che, per questione di rispetto e igiene, non possono essere consumati in chiesa. Portarlo a Messa deve avere un senso, altrimenti è pacifico che tanto vale lasciarlo a casa o fare a turno per andare in chiesa.
 
6 - Coinvolgerlo più possibile, in base all’età e anche in collaborazione con i catechisti, in alcune fasi: prendersi la mano per recitare il Padre Nostro, portare le offerte all’altare, lasciare un soldino nella cesta delle offerte, magari frutto dei suoi piccoli sacrifici, accendere una candelina prima o dopo la Messa, farvi accompagnare alla Comunione, in questo caso il sacerdote potrà anche benedirlo e fargli un piccolo segno di croce sulla fronte.
 
Tutto contribuisce a dare un senso alla celebrazione che altrimenti rimarrà per lui ermetica e noiosa.
 
7 – Far stare vicini molti bambini senza adulti o solo qualche catechista, può essere vantaggioso da un lato ma alla lunga comporta più problemi. Se possibile, la famiglia o uno dei genitori dovrebbe stare accanto al bambino perché sa gestirlo al meglio e si evita di creare effetti di distrazione a catena che coinvolgono anche bambini potenzialmente “bravi”.
 
8 – Massima attenzione al posto che si sceglie: a meno che il bambino non sia davvero piccolo, neonato, e ci possano essere davvero dei momenti di necessità che ci inducono ad uscire, non ha senso scegliere un posto isolato, in fondo alla chiesa, dove sarà anche difficile scorgere ciò che avviene sull’altare.
 
Il bambino si sentirà tagliato fuori, autorizzato a distrarsi, meglio invece scegliere una delle prime panche o un posto centrale esterno da dove sia più facile seguire il rito.
 
9 – Tutto ciò deve essere supportato dalla comunità, cioè da ognuno di noi, dal sacerdote e anche da chi non ha figli o almeno non ne ha di presenti. La collaborazione e la pazienza deve essere generale perché ne beneficerà la comunità stessa.
 
Il sacerdote, da parte sua, provvederà soprattutto nelle celebrazioni dedicate ai bambini e ai ragazzi, a fare omelie più brevi, comprensibili e, nei limiti del possibile, interattive. Ciascuno deve quindi fare la propria parte in modo da far sentire le famiglie e i bambini benvenuti e anzi attesi!
 
10 – Potrete poi soddisfare tutte le sue curiosità una volta a casa, per dare un senso e una continuità a ciò che ha vissuto; magari un giorno portarlo in Sacrestia a salutare il “don” o raccontargli la vostra esperienza di chierichetti quando eravate piccoli, o ancora leggergli qualche storia sui santi rappresentati nella vostra chiesa…
 
La chiesa deve diventare un luogo famigliare dove trovare un clima sereno che anche voi per primi contribuirete a creare, se lo ritenete importante, solo così il bambino non si sentirà prigioniero e obbligato ad andarci!
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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