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Girolamo Benivieni




Girolamo Benivieni (Firenze, 6 febbraio 1453 – Firenze, agosto 1542) è stato un poeta italiano dell’età rinascimentale che compose soprattutto poemi religiosi, lodi e egloghe allegoriche

Figlio di Paolo Benivieni, Girolamo ebbe per fratelli Antonio (1443-1502) e Domenico (1460-1507), tutti destinati a lasciare un ricordo di sé nella vita culturale fiorentina.

La salute cagionevole gl'impedì di seguire un regolare corso di studi. Dedicatosi agli studi classici, apprese il latino, il greco e l'ebraico, coltivò la grande letteratura in volgare di Dante e Petrarca, e imparò presto a improvvisare versi che gli guadagnarono la considerazione dell'ambiente letterario che ruotava intorno alla corte di Lorenzo de' Medici. Qui conobbe il signore di Camerino Giulio Cesare Varano, al quale dedicò nel 1482 una Bucolica.

Da questa sua attività di poeta cortigiano e imitatore del Poliziano e degli idilli di Teocrito e di Mosco - quale il poemetto Amore e la traduzione dell'Amore fuggitivo di Mosco - lo sottrasse la conoscenza e l'amicizia con il dottissimo Giovanni Pico della Mirandola. Conosciuto forse nel 1479, la loro frequentazione si fece intensa dal 1484, e il Beniveni lo visitò e s'intrattenne con lui nel 1486 a Fratta, dove Giovanni cercava di sfuggire alle minacce d'arresto di papa Innocenzo VIII.

Dopo la nuova fuga a Parigi e la detenzione a Vincennes, Giovanni poté essere liberato e stabilirsi a Firenze nel giugno del 1488 grazie alla protezione di Lorenzo de' Medici. Da allora l'amicizia dei due umanisti proseguì fino alla morte di Giovanni, avvenuta nel 1494, rafforzata dalle costanti riunioni tenute nella villa di Giovanni, a Fiesole, insieme con il Poliziano, con il canonico Matteo Bosso, con il carmelitano Battista Spagnoli e con il filosofo cabalista Yohanan Alemanno. In questo periodo compose la Canzona dell'Amor celeste e divino, per la quale il Pico scrisse un Commento.

Il Beniveni fece propria l'attesa pichiana di una nuova era di pace universale, unendola alle speranze della riforma civile e religiosa propugnata da Girolamo Savonarola e rinnegò le sue poesie giovanili, che apparivano al suo spirito rinnovato troppo mondane, ed altre modificò. La morte di Pico, avvenuta il giorno stesso dell'entrata in Firenze di Carlo VIII, il 17 novembre 1494, gettò il Benivieni in una profonda depressione, durante la quale meditò anche il suicidio. Fuggiti i Medici, il Benivieni appoggiò il programma del Savonarola con laude che esaltavano il prossimo rinnovamento spirituale e morale della città: nell'ottobre del 1496 pubblicò la traduzione in volgare dello scritto del frate ferrarese Della semplicità della vita cristiana, ne tradusse in latino l'Epistola dell'umiltà e il 7 febbraio 1497 esaltò in una laude il rogo delle vanità organizzato dal Savonarola.

Anche dopo la morte sul rogo del frate rimase fedele alla sua memoria. Nel 1500 pubblicò il Commento sopra a più sue canzone et sonetti dello Amore e della Bellezza divina, dedicato al nipote del suo grande amico, Giovan Francesco Pico, insieme con cento dei suoi componimenti poetici degli anni precedenti, da lui corretti secondo la sua più recente ispirazione ispirituale, aggiungendo nell'appendice il poemetto Amore e la Deploratoria allo Illustre Principe Giovanni Pico Mirandulano.

Negli anni successivi si dedicò allo studio della Divina Commedia e nel 1506, per l'edizione giuntina del poema dantesco, pubblicò come introduzione, il Cantico in laude di Dante, poemetto in terzine di 199 versi, seguito dal Dialogo di Antonio Manetti circa al sito, forma et misure dello Inferno di Dante Alighieri. Cristoforo Landino aveva pubblicato, nell'edizione del 1481 del poema dantesco, il Sito, forma et misura dello Inferno et statura de' giganti et di Lucifero, una interpretazione dell'architettura dell'Inferno nella quale citava le considerazioni inedite che il matematico e letterato Antonio Manetti aveva svolto al riguardo. Nel dialogo, cui partecipano il Bonivieni stesso, il Manetti e il savonaroliano millenarista Francesco da Meleto, si discutono le teorie del Manetti che il Bonivieni fa proprie.

Nel 1519 comparvero a Firenze le Opere di Hieronymo Benivieni, ossia l'edizione di tutte le poesie non rifiutate dall'autore, compresa la Canzona d'amore e il Commento del Pico, oltre al Cantico in laude di Dante e ad altri scritti minori, come una Consolatoria alla vedova per la morte di Giovanni de' Medici, testimonianza dell'amicizia che lo legò, malgrado tutto, a taluni esponenti delle famiglia medicea. Del resto, Benivieni salutò l'elezione al pontificato di un altro Medici, Leone X, con la In renovatione Ecclesiae, una frottola nella quale si augurava che il nuovo papa desse mano a quella riforma della Chiesa tanto auspicata da lui e dai piagnoni, e frequentò la casa del cardinale Giulio de' Medici, desideroso, quest'ultimo, di giungere a una composizione della tradizionale ostilità che divideva i seguaci dei Medici dai nostalgici del frate ferrarese.

A Clemente VII scrisse ancora una lettera, il 10 novembre 1530, quando la città era tornata nuovamente in potestà della famiglia fiorentina dopo la sua cacciata di tre anni prima, invitandolo alla moderazione nell'interesse di tutti i cittadini di Firenze. Nel 1532 Benivieni fece parte del Consiglio dei Duecento, ma non vi svolse alcuna funzione di primo piano: giunto ormai a tardissima età, visse appartato e si spense quasi novantenne nel 1542, venendo sepolto nella chiesa di San Marco nella tomba stessa dell'amico indimenticabile.

 

Autore: 1406 1406



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La cura dell'uva, ampeloterapia

L’uva, per le sue componenti e caratteristiche, si presta in modo eccellente a una cura disintossicante e ricostituente. La cura dell’uva consiste nel nutrirsi degli acini, oppure nel bere esclusivamente il succo, o anche nel fare ricorso ad ambedue le pratiche. La cura dell’uva veniva praticata dalle antiche popolazioni arabe ed anche nell’antica Grecia. La raccomandava pure Galeno a un suo paziente speciale di nome Marco Aurelio. Cura dell'uva dunque in auge anche nella Roma dell'impero.

UVA COME POTENTE ANTI-ACIDO

L’uva è estremamente digeribile e possiede numerose proprietà terapeutiche. Dolce, succosa ed energetica. Bianca, dorata, violacea o nera, l’uva è un tipo di frutta particolarmente saporito e ricco di virtù salutari conosciute fin dai tempi antichi. Mezzo chilo d’uva ha lo stesso potere antiacido di tre cucchiaini di bicarbonato. Lo riporta pure il dr René Andreani in un suo ottimo articolo ripreso da www.vegetarian.it

RINFORZANTE DEL SISTEMA IMMUNITARIO

Ricca di vitamine (A, B1, B2, C, PP) e di sali minerali, l’uva rafforza le difese immunitarie ed è un buon ricostituente. Combatte l’anemia, contrasta la stitichezza essendo blandamente lassativa. È un autentico decongestionante epatico. Aiuta a depurare il fegato dalle tossine, essendo diuretica.. Il frutto contiene numerose sostanze salutari come A) Glicidi (glucosio e fruttosio o levulosio, 120-150 grammi di buon zucchero al chilo), B) Pectina, C) Gallati, D) Oli eterei aromatici, E) Acidi organici (malico, succinico, salicilico e tartarico), F) Minerali organicati (fosforo, calcio, magnesio, rame, manganese, potassio, ferro, sodio, iodio), G) Flavonoidi, enocianine, tannini e cremortartaro (sostanze che stanno sulla buccia e che variano a seconda del colore dell’uva), H) Enocianina, colorante e tonico naturale, I) Resveratrolo, sostanza dotata di azione antitumorale, antiinfiammatoria e fluidificante del sangue che limita l’insorgenza di placche trombotiche e difende da batteri e funghi, prezioso per i postumi da diverse operazioni chirurgiche come l'asportazione della milza.

PREZIOSA NELLE CONVALESCENZE E NELLE GRAVIDANZE

La cura dell’uva è indicata nelle convalescenze, durante la gravidanza, nell’astenia, nell’artritismo. Può servire negli stati febbrili, nei soggetti sofferenti di nefrite, azotemia, edemi, ipertensione, dermatosi. Le uve più adatte includono Aleatico, Barbera, Cabernet Sauvignon, Cabernet Cardinal, Ciliegiolo, Fragola nera (Isabella), Lacrima di Moro d’Alba, Merlot, Montepulciano, Sangiovese, Vernaccia nera e tante altre ancora.

PRINCIPALI PROPRIETÀ DELL'UVA

Energetica, rimineralizzante, disintossicante (favorisce il drenaggio organico). Grande alleata di bellezza e benessere, oltre che efficace antidoto contro lo stress generato dal rientro alla vita normale dopo un periodo di vacanza e relax, grazie alle sue proprietà tranquillanti.

LA MELATONINA STA NELLA BUCCIA E NEI VINACCIOLI

La melatonina contenuta nella buccia e nei chicchi di uva può contrastare il cosiddetto “stress da rientro al lavoro” dopo la pausa estiva, regolando i ritmi circadiani (i ritmi biologici che hanno la durata di 24 ore) negli esseri umani, proprio come fa l’ormone prodotto naturalmente dalla ghiandola pineale situata nel cervello.

UNA BEVANDA NON-PLUS-ULTRA VALIDA PER TUTTI

Molto digeribile, contribuisce a ridurre il livello di colesterolo nel sangue e a eliminare l’acido urico. Provoca una ipersecrezione biliare. Un bicchiere di succo d’uva nera rallenta l’attività delle piastrine del 75%, per ridurre in modo significativo il rischio di trombosi e di infarto cerebrale, favorisce l’attività cardiaca, purificando il sangue, giova al sistema nervoso, ed è preziosa nel corso di sforzi fisici e psichici. Indicata per i dispeptici, gli stitici, i litiasici biliari e urinari.

PANACEA CONTRO L'OBESITÀ

Ottima cura contro il sovrappeso? Due giorni su 10 alimentarsi solo di uva, con 1200 kg/giorno. Disinfettante ed antivirale, è una panacea per obesi e per affetti da piorrea, previene patologie degenerative, quali il morbo di Alzheimer,.aiuta a ostacolare la comparsa di tumori e rallenta la degenerazione delle cellule cerebrali. Esistono documentati casi di guarigioni importanti. Nel 1920 la dottoressa sudafricana Johanna Brandt riuscì a curare un cancro allo stomaco come racconta nel sul libro "La cura dell’uva". Tutto questo è favorito di più dall’uva nera che da quella bianca, perché contiene una maggiore concentrazione di flavonoidi (circa 20 volte di più). È utile se associata alle cure contro gli avvelenamenti e le intossicazioni croniche da piombo e mercurio.

SUCCO D'UVA ADATTISSIMO PER L'INFANZIA

Impressionante l'equivalenza tra succo d'uva e latte di donna. Il latte di donna contiene acqua 87%, materie azotate 1,5 %, materie minerali 4% e zucchero 11%. Il succo d'uva contiene acqua 75-83%, materie azotate 1,7%, materie minerali 1,3%, zucchero naturale 12-30%. Il succo d'uva è da considerarsi una specie di latte vegetale ad alto valore calorico (oltre 900 calorie per 1 kg di uva). Il tutto senza introdurre nel corpo un sovrappiù di proteine negative.

CURA PROLUNGABILE A DUE SETTIMANE

Ecco dunque qualche consiglio per una cura dell’uva adatta a tutti. La cura va fatta se possibile con uva nera e si prolunga generalmente per un paio di settimane. Il succo d’uva, definito latte vegetale, molto simile, per la sua composizione al latte umano, è consigliato in particolar modo a bambini, studenti, sportivi, anziani, gestanti e puerpere. In fitocosmesi viene usato per lozioni tonificanti e maschere idratanti e schiarenti. Prima di essere mangiata, l’uva va sempre accuratamente lavata in acqua corrente, in modo da togliere la polvere e le eventuali tracce di solfato di rame che possono essere presenti sulla buccia. Prima di intraprendere una cura dell'uva è opportuno uno stop totale da ogni eventuale farmaco.

LA CURA DELL'UVA È PRATICA COMUNE IN GERMANIA, AUSTRIA E SVIZZERA

Perché una cura a base di uva sia efficace bisogna alimentarsi di sola uva con 1-2 chili al giorno. Va iniziata alla fine di agosto fino alla fine di ottobre. Durante il periodo estivo il corpo umano tende a produrre una dose maggiore di radicali liberi, quindi prima della stagione fredda l’organismo va protetto. Viene particolarmente praticata in Germania, Austria e Svizzera, mentre in Italia si preferisce la cura del vino, che è ovviamente tutt'altra cosa.

NELLA CURA PROLUNGATA EVITARE SEMI E BUCCE

In genere va bene masticare la buccia ed anche i vinaccioli. Ma se la cura si prolunga per parecchi giorni, non ingerire mai, i vinaccioli e le bucce. Dopo diversi giorni di cura dell’uva, l’intestino si pulisce eliminando ogni traccia di olio e lubrificanti vari, quindi le bucce ed i semini faticherebbero a scorrere rischiando di formare un tappo che potrebbe provocare un pericolosissimo blocco intestinale. Contrariamente a quello che si crede, se si mangia esclusivamente uva, la glicemia si abbassa.

PREPARAZIONE ALLA CURA E RIPRESA DALLA CURA

Prima d’iniziare la cura è opportuna una preparazione di alcuni giorni a base di frutta e verdura cruda. Se la cura si prolunga oltre una settimana è opportuno al termine un periodo di rialimentazione graduale. Sono consigliati in questo periodo centrifugati di frutta e verdura, spremute, frullati. Quindi passare poi a frutta e verdura cruda (masticata molto) prima di riprendere la normale alimentazione.

Valdo Vaccaro





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