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Il Cammino di Santiago di Compostela




Santiago di Compostela (in spagnolo e in galiziano, Santiago de Compostela, in arabo Shant Ya‘qūb, nota in italiano anche come San Giacomo di Compostella) (ab. 93.000 circa) è la città spagnola capoluogo della comunità autonoma della Galizia. Situata nella provincia di A Coruña, è stata nel 2000 capitale europea della cultura

La sua notorietà è dovuta al fatto che da oltre un millennio è, secondo la tradizione cristiana, sede delle spoglie mortali di Giacomo il Maggiore apostolo di Gesù. Santiago di Compostela, e il famoso cammino del pellegrinaggio omonimo, sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1985. La città è sede del governo autonomo Galiziano (Xunta de Galicia), luogo di peregrinazioni religiose di devoti provenienti da tutto il mondo e sede universitaria con più di 500 anni di storia.

Le spoglie mortali dell'apostolo sono conservate nella maestosa cattedrale costruita nei secoli a tale scopo, e tappa finale del "cammino di Santiago di Compostela". Il 23 ottobre 1987 il Consiglio d'Europa ha riconosciuto l'importanza dei percorsi religiosi e culturali che attraversano l'Europa per giungere a Santiago di Compostela dichiarando i percorsi "itinerario di devozione europeo" e finanziando adeguatamente tutte le iniziative per segnalare in modo conveniente "el camino de Santiago".

IL CAMMINO

In cosa consiste il cammino? Quanto dura? Da dove si inizia? Perché si fa? Si può andare da soli? E ’ adatto a persone di tutte le età? Bisogna allenarsi?
Sono domande che si pone chi vuol fare il cammino – è ovvio – ma che chiunque può fare. Perché molto spesso suscita sorpresa sapere che esistono ancora persone che, nel terzo millennio, compiono un atto che ha sapore antico, che comunemente si ritiene ormai da tempo superato o caso mai attribuibile solo a persone pervase da fortissima tensione mistico/religiosa.
E impossibile trovare risposte che vadano bene per tutti e in tutti i casi. In genere ognuno ha una personale risposta, soprattutto alla domanda:

COS ’E ’?

Provo a dare una risposta, sia pure superficiale, alla domanda su cos’è il cammino. Potremmo dire semplicemente che è il ripercorrere un tratto della strada che porta alla tomba di San Giacomo e che, in oltre un millennio, hanno percorso milioni di persone.
Se è giusta questa definizione ne discende che il cammino deve essere fatto a piedi (c’è chi lo fa in bicicletta, a cavallo, in auto, ma è evidentemente un’altra cosa). In secondo luogo non è determinabile quale e quanta strada percorrere: dipende da dove si proviene, dal tempo che si ha a disposizione. Neppure è rilevante la velocità del camminare, che dipende dalle proprie condizioni fisiche, ma anche dal proprio carattere, dagli interessi, dalle aspettative che si hanno.
Mi sento quindi di poter dire che sicuramente il cammino non è né dovrebbe essere interpretato come:

- un percorso codificato
- una marcia competitiva
- un itinerario turistico

PERCHE' ?

Più difficile, direi impossibile, è definire quello che dovrebbe essere.
La semplice definizione che ho proposto contiene due elementi importanti: la valenza religiosa del pellegrinaggio e il contesto storico in cui si svolge. La prima è stata sin dall’origine essenziale, sia pure strettamente dipendente dal ruolo istituzionale e dalle funzioni di controllo sociale che la Chiesa ha storicamente svolto. Oggi questa motivazione non è più determinante, e comunque non è esclusiva.
Ho parlato con molti pellegrini per conoscere le motivazioni che li avevano spinti ad intraprendere il cammino: Tutti mi hanno dato risposte un po ’ vaghe, come di chi non ha una pronta una risposta certa. Non pretendo che il mio giudizio sia assoluto, ma ho riscontrato che sono relativamente pochi i pellegrini che indicano motivazioni esclusivamente religiose. Le risposte più frequenti indicano motivi genericamente “spirituali”, il bisogno di trovarsi soli con se stessi, di poter riflettere, di allontanarsi dallo stress quotidiano, di misurarsi con se stessi in un’impresa ritenuta notevole sul piano fisico e ancor più su quello mentale. Altre risposte parlano di fascino derivante dalla storia del cammino, dai segni d’arte e di storia. Insomma, per concludere, le risposte non sono mai categoriche e indicano in genere un’insieme di motivazioni.
Di fronte a questa varietà di risposte ho tratto la convinzione che ogni pellegrino ha diritto di interpretare il cammino come crede: nelle motivazioni, nella scelta del percorso, nei tempi di percorrenza, nella quantità di energie da spendere, nel livello di sofferenza da accettare, nelle gratificazioni da ricercare. Perché la verità di cui tutti i pellegrini, alla fine, si rendono conto è che l’importanza del cammino non è rappresentata dalla meta che si raggiunge, ma è insita nel fare il cammino stesso.
Concludo riportando una frase che ho letto da qualche parte (non ricordo dove). Dice "una volta si andava sul cammino per salvare l ’anima, ora ci si va per trovarla".

SOLI O IN COMPAGNIA?

La risposta non è affatto scontata e merita un approfondimento. Io ero partito da solo per fare il Camino Francés, perché non avevo trovato (in realtà neppure cercato con accanimento) compagni; in treno ho incontrato un giovane di Rovereto, anche lui partito da solo. Pur nella diversità di età, di esperienza, di interessi ci siamo intesi alla perfezione e abbiamo fatto tutto il cammino assieme. A esperienza fatta posso dire che la compagnia arricchisce, anche perché nel cammino si vive in un microcosmo particolare, protetto, privo di stress e aggressività: ne segue che i rapporti interpersonali si sviluppano in un ambiente favorevole. C’è molto tempo per parlare, ed anche per starsene in silenzio. In compagnia si sopporta meglio la fatica, ci si aiuta nei momenti di difficoltà e di depressione: da soli tutto diventa più difficile.
Al contrario ho fatto il Camino del Norte da solo: in quella occasione ho sofferto la solitudine, ma non tanto quella di camminare solo, ma quella di trovarsi da soli negli albergue, alla sera, cenare soli, non avere qualcuno con il quale scambiare esperienze, o anche solo due parole.
Dalla mia personale esperienza, e dal confronto con le esperienze dei molti pellegrini con i quali ho parlato, ho tratto queste opinioni:

1. se si ha un buon compagno di viaggio, ben conosciuto, affiatato, con il quale si condivide l ’interesse per il cammino, simili capacità fisiche, simili esigenze, con il quale si è in grado di essere sinceri e manifestare senza remore i propri bisogni, allora la compagnia va bene; in caso contrario molto meglio soli: si evitano tensioni, incomprensioni, non si devono fare rinunce o sacrifici, ci si sente insomma più liberi. Stare soli in questo caso consente di seguire meglio i propri ritmi interiori, ascoltare meglio le voci che vengono dal di dentro, assecondare meglio le esigenze del proprio fisico e della propria mente.
2. se si fa il Camino Francés andar da soli è quasi preferibile, dato il numero elevato di pellegrini che si incontrano; essere soli consente di fare più facilmente amicizia, di aggregarsi senza problemi a gruppi di persone, per poi magari staccarsene dopo un giorno, dopo due, dopo dieci, con la facilità di incontro e con la provvisorietà dei rapporti che è così caratteristica del cammino. Avere un compagno di viaggio può creare obblighi di reciproca "fedeltà" che in alcune occasioni possono costituire un freno.
3. avere un compagno di viaggio non deve diventare comunque un limite; può capitare, e capita, di avere l ’esigenza di stare un po ’ da soli, magari anche un ’intera giornata: è segno di un rapporto equilibrato con il compagno prendersi e concedere questi momenti senza timore di offendere l ’altro.
4. i percorsi più duri è meglio invece farli in compagnia (affiatata, s ’intende), sia per vincere meglio il peso della solitudine, sia per affrontare meglio gli imprevisti (strade sbagliate, maltempo, mancanza di albergue, sicurezza).
5. nel Camino Francés non ci sono pericoli particolari che sconsiglino di camminare da soli, neppure se si tratta di donne: d ’altra parte chiunque ha fatto il cammino può testimoniare quante siano le persone che intraprendono il camminano sole.

A QUALE ETA'?

Non esiste un ’età privilegiata per fare il cammino: il cammino è per tutti, tutti lo possono fare, purché lo vogliano. Il requisito principale è la volontà forte, non un fisico bestiale. Si può quindi fare a tutte le età: naturalmente ciascuno, a seconda della propria preparazione e delle proprie forze, potrà fare più meno km al giorno. Ma questo è un altro problema, che vedremo a parte. Ora è importante avere chiaro e ribadire il principio che tutti possono fare il cammino, basta che lo vogliano.
Ho espresso mie convinzioni personali, frutto di esperienza personale verificata con quella di molti altri pellegrini. Rimangono pur sempre opinioni, soggettive e provvisorie.

Le origini

GIACOMO L ’APOSTOLO

Giacomo, figlio di Zebedeo, pescatore, era uno dei 12 apostoli, come il fratello Giovanni l ’Evangelista. Dopo la resurrezione di Cristo per molti anni girò la penisola iberica per compiere l ’opera di evangelizzazione. Tornato in Palestina fu fatto decapitare dal re Erode Agrippa, che temeva che l ’apostolo acquisisse un eccessivo potere; i suoi discepoli Attanasio e Teodoro ne raccolsero il corpo e lo trasportarono segretamente con una nave nei luoghi della predicazione. Sbarcati nei pressi di Finisterre si addentrarono in Galicia e gli diedero sepoltura. 
Nei secoli successivi si perse traccia del sepolcro. Nell ’anno 813 l ’eremita Pelayo vide, per molti giorni successivi, una pioggia di stelle cadere sopra un colle. Una notte gli apparve in sogno San Giacomo che gli svelò che il luogo delle luci indicava la sua tomba. L ’abate rimosse la terra che nei secoli si era depositata e scoprì il sepolcro. Ne diede notizia al Vescovo locale Teodomiro che confermò la veridicità dell ’accaduto. La notizia giunse presto al papa ed ai principali sovrani cattolici dell ’epoca. Di qui iniziò il culto di Santiago (il nome è la contrazione di San Giacomo). Fu costruita una piccola chiesa sul luogo del sepolcro; ben presto sorse intorno una città che fu denominata Santiago de Compostela (da campus stellae)

I PELLEGRINAGGI

Da alcuni secoli gli arabi si erano insediati e dominavano la Spagna del Sud e quella Centrale: San Giacomo divenne il simbolo ed il protettore della reconquista, il processo di riappropriazione da parte dei principi spagnoli della parte della penisola occupata dai Mori. San Giacomo fu quindi raffigurato come santo-guerriero (e denominato matamoro = uccisore dei mori). Si dice che numerose volte il santo sia intervenuto in modo decisivo per aiutare i cristiani a sconfiggere i mori nelle tante battaglie combattute nei secoli successivi (la reconquista si compì nel 1492 con la definitiva sconfitta degli arabi da parte del re Ferdinando e della Regina Isabella "la cattolica")
Subito dopo la scoperta del sepolcro iniziarono i pellegrinaggi. I pellegrini confluivano qui da ogni parte d ’Europa: la via lattea indicava la direzione da seguire. Il flusso in alcune epoche divenne imponente.

Alla partenza veniva compiuto il rito della vestizione con la consegna della bisaccia

Accipe hanc peram habitum peregrinationis tuae ut bene castigatus et emendatus pervenire merearis ad limina sancti Iacobi, quo pergere cupis, et peracto itinere tuo ad nos incolumis con gaudio revertaris, ipso praestante qui vivit et regnat Deus in omnia saecula saeculorum
Ricevi questa bisaccia, che sarà il vestito del tuo pellegrinaggio affinché, vestito nel modo migliore, sarai degno di arrivare alla porta di San Giacomo dove hai desiderio di arrivare e, compiuto il tuo viaggio, tornerai da noi sano e salvo con grande gioia, se così vorrà Dio che vive e regna per tutti i secoli dei secoli.


e del bordone (il bastone)
Accipe hunc baculum, sustentacionem itineris ac laboris ad viam peregrinationis tuae ut devincere valeas omnes catervas inimici et pervenire securus ad limina sancti Iacobi et peracto cursu tuo ad nos revertaris cum gaudio, ipso annuente qui vivit et regnat Deus in omnia saecula saeculorum Ricevi questo bastone, per sostegno del viaggio e della fatica sulla strada del tuo pellegrinaggio affinché ti serva a battere chiunque ti vorrà far del male e ti faccia arrivare tranquillo alla porta di San Giacomo e, compiuto il tuo viaggio, tornerai da noi con grande gioia, con la protezione di Dio che vive e regna per tutti i secoli dei secoli.


Il pellegrino alla partenza si spogliava degli averi e spesso doveva vendere o ipotecare i beni per potersi finanziare il viaggio. Faceva testamento e dava disposizioni per il governo del patrimonio in sua assenza. Spesso la Chiesa interveniva attivamente in questa funzione di tutela. Questo stato particolare conferiva al pellegrino un particolare prestigio.

La scelta di fare un pellegrinaggio era generalmente una libera decisione personale:
- per chiedere una grazia
- per adempiere ad un voto
- per una ricerca religiosa personale

Tuttavia in molti casi era imposto come pena dal giudice o come penitenza dal confessore per colpe o peccati di particolare gravità. Chi era ricco poteva mandare una persona a fare il pellegrinaggio per proprio conto.

I pellegrini viaggiavano solitamente in gruppo, per sostentarsi e proteggersi reciprocamente: i pericoli erano rappresentati dallo stato spesso precario delle strade, dalle catastrofi naturali e soprattutto dai banditi che infestavano le strade.

Lungo il percorso si sviluppò una rete di servizi per il sostentamento dei pellegrini: chiese, monasteri, alloggi, ospizi, ospedali, locande, molti dei quali ancora visibili ai nostri giorni. Lungo il cammino nacquero paesi e città, furono costruite strade, ponti. Della protezione dei pellegrini dagli assalti dei briganti si occuparono per un lungo periodo molti ordini ospitaleri: tra essi principalmente i Templari (fino al loro scioglimento - secolo XIII). Molti re e personaggi noti effettuarono il pellegrinaggio: San Francesco fu uno di questi.

Il pellegrinaggio a Santiago de Compostela ebbe una rapida diffusione nel mondo cristiano, nel quadro del rifiorire della spiritualità che caratterizzò l ’inizio del secondo millennio. Dante Alighieri (Vita Nova, XL, XXIV) parla di tre grandi vie di pellegrinaggio:
- una diretta a Gerusalemme - i pellegrini erano detti "palmieri" (le palme d ’oltremare); la palma era anche il simbolo del pellegrinaggio.
- una diretta a Roma - i pellegrini erano detti "romei" (da Roma); il simbolo era la croce.
- una diretta a Santiago - erano i "pellegrini" propriamente detti (il luogo più lontano, più peregrino); il simbolo era la conchiglia.

Le grandi direttrici dei tre grandi pellegrinaggi del mondo cristiano erano costituite da:
- un insieme di vie che, attraversando la Francia su più tracciati, confluivano a Roncesvalles e a Puente la Reina, per dirigersi a Santiago de Compostela
- un altro insieme di vie che, provenendo da diverse località europee, confluiva nella Via Francigena fino a Roma; chi andava in Terrasanta proseguiva lungo l ’antica via Appia fino ai porti pugliesi. Questa stessa via era utilizzata, in direzione opposta, dai pellegrini che, partiti dall ’Italia diretti a Santiago, valicavano le Alpi e si immettevano nella Via Tolosana.

Il pellegrinaggio verso Santiago ebbe periodi di maggiore o minore partecipazione.
Fu sostenuto e promosso soprattutto dalla componente più illuminata ed evangelica della Chiesa.

Nel secolo XVIII iniziò un progressivo declino. La maggior parte delle strutture di accoglienza cadde in abbandono; altre cambiarono destinazione d ’uso. Una ripresa è iniziata negli anni ’80. Un decisivo contributo è stato dato dalla visita del papa Giovanni Paolo II a Santiago nell ’anno 1989, in concomitanza con l ’incontro mondiale della gioventù: mezzo milioni di giovani convennero a Santiago da ogni parte del mondo, e fu la maggior concentrazione di pellegrini mai registrata. Da allora il flusso dei pellegrini è aumentato progressivamente e in modo inarrestabile, tanto che, nei mesi estivi, si creano spesso situazioni di eccessivo affollamento negli albergue esistenti, nonostante le strutture temporanee aggiuntive che vengono allestite dai Comuni, dalle Parrocchie, dalle Associazioni.

Il 23 ottobre 1987 il Consiglio d ’Europa ha dichiarato i percorsi che portano a Santiago "itinerario culturale europeo", mettendo a disposizione risorse economiche per segnalare convenientemente il cammino, ristrutturare e costruire i rifugi per alloggiare i pellegrini; nel 1993 l ’UNESCO li ha dichiarati "patrimonio dell ’Umanità".

Il 25 luglio ricorre la festa di San Giacomo. Quando questa giornata ricorre di domenica l ’anno relativo viene dichiarato Anno Santo Compostellano. L ’ultimo è stato nel 2004. Il prossimo sarà nel 2010.

Che significa ULTREIA? Saluto di incoraggiamento tra pellegrini.
Dal latino ultra (=più) ed eia (=avanti).
Questa parola è già presente nel "Codex Calixtinus". C ’è una frase che dice "e Ultreia, e suseia, deus adjuvanos". Qualcuno dice che anticamente si diceva "Ultreia, Suseia, Santiago", come a dire "Forza, che più avanti, più in alto c ’è Santiago"
Don Sandro, parroco di porto Santo Stefano (GR) ha scritto un libretto molto interessante nel quale dà notizie sulla Vita e la morte di San Giacomo, racconta l ’origine e la storia del pellegrinaggio a Compostela dalle origini sino ai giorni nostri, dà notizie sulle antiche vie di pellegrinaggio; offre infine il suo personale contributo per una lettura spirituale del cammino. Raccomando la lettura a chi è interessato a questi aspetti.

Autore: 1406 1406



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