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Guarisci presto, ragazzina, i bulli non ti fermeranno pi




Deborah Dirani, giornalista, scrive una lettera a questa ragazzina vittima di bullismo, con notevole sensibilità, forza e tatto allo stesso tempo. Da leggere.

Ciao ragazzina,
 
a 12 anni è dura la vita se inciampi in una banda di carogne che hanno scelto te, la tua faccia, il tuo sedere, le tue orecchie o i tuoi brufoli come bersaglio della loro frustrazione. Mi dicono, ragazzina, che giusto poche ore fa hai pensato di non avere più il cuore necessario ad affrontarle, quelle carogne che ti prendevano in giro, che torturavano il tuo bisogno di tranquillità, la tua natura ibrida a cavallo tra la donna e la bambina. E io ti capisco, sai? Io a 42 anni suonati ti capisco perfettamente e comprendo come, in certe giornate, la paura di affrontare un branco di squali vinca anche la più maestosa delle balene. Perché non importa quanto tu sia grande o forte, ragazzina, importa che 10 squali che ti si schierano davanti possono avere la meglio su di te.
 
10 squali affamati della tua insicurezza, della tua paura, del tuo desiderio di essere accettata. Non si curano della tua sopravvivenza: se ce la fai bene, sennò peggio per te. E per poco quel peggio, nel tuo caso, non si trasformava in un peggio da cui non si può tornare. Lì sì che son guai. Ma è andata bene: hai un po' di ossa sbriciolate, il morale sotto i tacchi, ma sei ancora qui. Adesso tutti sappiamo che non te la passavi per niente bene, che andavi a scuola con uno zaino che pesava più di angoscia che di libri e tutti ci chiediamo perché nessuno abbia fermato quegli squali.
 
Perché nessuno può farlo, ragazzina, se non tu. E te lo dico perché a 12 anni li ho incontrati e mi sono fatta sbranare. Le cicatrici di quella lotta ce le ho ancora tutte: non se ne vanno col tempo, restano lì a ricordarti che ce l'hai fatta. Sono come le medaglie degli eroi di guerra, sopravvissuti all'inferno e pronti a vivere il meglio della vita che deve ancora venire. Perché, e so bene che adesso ti è impossibile crederlo, il meglio della vita arriverà. E sarà il giorno in cui allo specchio scoprirai che la tua faccia, il tuo naso, i tuoi capelli, il tuo sedere, le tue orecchie e il tuo cuore vanno bene così. Ti toccherà lavorare un sacco per arrivare a quel giorno. Sarà come se tu dovessi scalare il K2 (ben più ostico e pericoloso dell'Everest) in febbraio con ai piedi le infradito. Ci saranno ore lunghe e gelide in mezzo alla tormenta, le dita blu e intorpidite, il fiato corto: ma alzando gli occhi da terra potrai vedere la cima della tua montagna e allora tutto avrà un senso, anche il dolore più insopportabile, quello che provi oggi.
 
Riuscirai a mettere di nuovo un piede avanti all'altro e riprenderai la tua salita verso la felicità. Che al mondo, ragazzina, ci sei venuta per questo: per raggiungere la cima della tua vita. La tua felicità. E ci puoi arrivare. Non ti manca niente per arrampicarti. Puoi farlo. Puoi passare in mezzo agli squali e lasciarteli alle spalle a domandarsi come sia stato possibile che tu, proprio tu, ci sia riuscita. Tu quella che ha preferito, un giorno soleggiato di gennaio, scaraventarsi giù da una finestra piuttosto che incontrare ancora una volta i loro musi. Hai mille modi per passarci in mezzo, e non tutti contemplano il doverli di nuovo affrontare. Puoi anche girare i tacchi e andartene via, in un'altra scuola: non occorre sempre guardare in faccia i propri carnefici per dimostrare di essere forti, queste sono sciocchezze da telefilm americano. Se hai modo di prendere la porta e girare le spalle a chi ti ha fatta soffrire, vai: chiudi quella porta e guarda avanti. Se non puoi farlo, impara l'arte della resistenza. Che è un'arte meravigliosa fatta di affetti e alleanze: nessuno ha mai vinto una guerra da solo. Tu la tua la puoi vincere chiedendo aiuto a chi ti ama (guarda, anche a me, che nemmeno ti conosco! Io sono proprio qui, vicino a te, a combattere per te e con te), piangendo quando ti senti triste senza soffocare il dolore, e ridendo fino a star male quando sentirai di avere ottenuto una prima, piccola o grande, vittoria.
 
Non avere dubbi, ragazzina: ce la farai e diventerai una donna coraggiosa. Gli squali che ti hanno azzannata saranno allora i tuoi allenatori, quelli che ti avranno irrobustito le spalle al punto che niente saprà più incurvarle. Credici con me, che io ci ho creduto prima di te. Io ho preso la porta che mi offriva lo studio, l'università, e sono scappata lontano e solo oggi, che sono grande abbastanza da poter tornare indietro senza farmi massacrare dalla debolezza di un branco di idioti sbruffoni, accetto di farlo naturalmente. Senza trucco, ma in scarpe da ginnastica e ciappo nei capelli. Perché io sono io e sono passata in mezzo agli squali, ho scalato il K2 e posso ridere in faccia a chi ha provato a ostacolarmi. Perché le mie cicatrici, che sono certamente diverse dalle tue, sono il mio tesoro. Me le guardo ogni mattina e mi ricordo che non devo più permettere a nessuno di azzannarmi e farmi sanguinare di dolore. Che c'è sempre un modo per uscirne fuori e presto, ragazzina, tu troverai il tuo. Io ti aspetto e, se ti serve, ti prendo per mano. Guarisci presto!
 
Fonte: Deborah Dirani huffingtonpost.it
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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