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Penne alla polpa di granchio




Una ricetta gustosa e poco impegnativa

INGREDIENTI PER 4 PERSONE
 
400 g di penne, 350 g di polpa di granchio al naturale, 1 bicchiere di panna, 3 cucchiai di passata di pomodoro, 2 spicchi d'aglio, prezzemolo qb, 1 peperoncino rosso, olio extravergine d'oliva qb, sale
 
PREPARAZIONE "PENNE ALLA POLPA DI GRANCHIO"
 
Ponete una pentola colma d'acqua salata sul fuoco dove poi tufferete le penne.
 
Nel frattempo scaldate dell'olio in una padella possibilmente di ferro insieme ad uno spicchio d'aglio e ai gambi di un mazzetto di prezzemolo.
Lasciate che l'olio si aromatizzi con il prezzemolo e l'aglio mantenendo la padella su di un fuoco vivace, quindi prelevate solo i gambi di prezzemolo dall'olio.
 
Nel frattempo tuffate la pasta nell'acqua in ebollizione.
 
Unite la polpa di granchio alla padella quindi abbassate il fuoco.
Insaporite il sugo con un peperoncino tritato finemente, quindi incorporate un paio di cucchiai di passata di pomodoro e lasciate cuocere fino a che il sugo non si sia leggermente ristretto.
Regolate di sale, rimuovete lo spicchio d'aglio e mantecate il sugo con della panna da cucina.
Scolate la pasta al dente e trasferitela nella padella con il sugo alla polpa di granchio; mescolate per mantecare bene.
Ultimate la preparazione con del prezzemolo fresco tritato al momento.
 
 
NOTE:
 Il granchio è un crostaceo che al pari del gambero viene considerato un alimento pregiato e adatto a preparazioni raffinate. Trova posto nei ricettari nobili già in epoca rinascimentale, quando veniva apprezzato oltre che come cibo anche come allegoria del gusto: spesso il granchio compare nelle nature morte al pari di altri pesci, frutti e verdure. Simbolo anche di ricchezza, poichè la sua carne non era per tutte le classi, è un cibo che si presta oggi a numerose preparazioni e si può reperire già spolpato e inscatolato nella produzione industriale.
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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