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Zucca e cipolle gialle al forno con salsa al miele




E' una piacevolissima zucca al forno con cipolle, abbastanza piccantina, arricchita da una particolarissima quanto azzeccata salsa al miele (e aceto di vino rosso). Completa il piatto la nota rinfrescante della menta. Io l’ultima volta l’ho mangiata accompagnandola semplicemente con un po’ di ricotta vaccina, favolosa. Da provare, fidatevi!

Zucca e cipolle gialle al forno con salsa al miele

(tratta da “7 giorni in cucina” – Bill Granger – Luxury Books, leggermente modificata)
 
Ingredienti per 4 persone:
 
800 g di zucca mantovana
2 cipolle gialle
1/2 cucchiaino di peperoncino rosso a scaglie
3 cucchiai circa di olio extravergine di oliva
qualche fogliolina di menta fresca
sale
 
per la salsa al miele:
80 ml di miele di acacia
80 ml di aceto di vino rosso
 
Procedimento:
Eliminate la buccia della zucca con un coltello affilato e riducetela a cubetti di ugual dimensione. Mondate la cipolla e tagliatela a spicchi (prima a metà poi in quarti che taglierete di nuovo a metà). Trasferite entrambe in una teglia rivestita di carta da forno e cospargete di peperoncino rosso a scaglie e olio extravergine di oliva, regolando di sale. Fate cuocere nel forno già caldo a 200° per circa 30-40 minuti, o comunque fino a quando la zucca sarà diventata tenera e dorata, mescolando a metà tempo.
 
Un paio di minuti prima che la zucca sia giunta a cottura, in una piccola casseruola portate ad ebollizione l’aceto di vino rosso insieme al miele di acacia, mescolate per farlo sciogliere e fate ridurre per circa 5 minuti. Dovrete ottenere una salsa appena un po’ densa, ma fate attenzione a non lasciarla troppo sul fuoco altrimenti otterrete un caramello ed il rischio di bruciarlo sarà altissimo. Trasferite la zucca e le cipolle in un piatto da portata, irrorate con la salsa al miele e completate con qualche fogliolina di menta fresca. Servite immediatamente.
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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