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Le fasi della vita di coppia




Ci sono diverse fasi della relazione d'amore che la maggior parte delle coppie attraversa

Spesso si idealizza il matrimonio concependolo come una forma statica, che deve rimanere identica nel corso degli anni; ma il matrimonio è un processo, non una condizione data! A volte, i partner si preoccupano solo che la loro relazione non si rompa, piuttosto che affrontare eventuali conflitti e un’inevitabile evoluzione/crescita del rapporto. Come preparazione al matrimonio sarebbe importante abituarsi all’idea che ogni fase di sviluppo comporta crisi che sono tipiche e assolutamente normali, che è proprio la tensione al superamento adeguato di queste crisi tipiche che mantiene viva l’unione. Non è infatti l’emergere delle crisi che è patologico, ma è il cercare di evitare queste crisi di maturazione, in sé assolutamente normali. Legandosi a un partner non si cerca soltanto una soddisfazione o conferma temporanea, ma si vuole costruire insieme ad esso la propria vita, impegnarsi in in un percorso comune, costruire la propria casa, formare una famiglia, trovare un proprio stile di vita. Formare una coppia stabile ha un carattere di esclusività non solo di fronte ad altri possibili partner, ma anche rispetto alla famiglia di origine, dalla quale, costruendo la propria famiglia, si avvia a conclusione il processo di individuazione e autonomia. Nel ciclo di vita di una coppia possiamo ipotizzare diverse fasi evolutive, come scrivono E. Bader e P. Person nel loro manuale. La coppia attraversa inizialmente la fase della simbiosi, poi quella di differenziazione, di sperimentazione, di riavvicinamento e di mutua interdipendenza. Non sempre l’evoluzione riesce a completarsi, e questo significa l’insorgenza di problematiche più o meno dolorose, o la rottura del rapporto. Vediamo brevemente ognuna di queste fasi.

1) SIMBIOSI. Questa è la fase del cosiddetto «innamoramento», in cui c’è una fortissima idealizzazione dell’altro. Da innamorati si percepiscono solo le somiglianze, si annullano le differenze, si attribuisce più fiducia all’altro che a se stessi, si delega all’altro la soddisfazione dei propri bisogni.

2) DIFFERENZIAZIONE. Questo è lo stadio successivo a quello simbiotico nell’evoluzione della coppia. La differenziazione è conseguenza alla delusione che l’altro non è la figura idealizzata creata nella fase di innamoramento. Questa fase è anche detta del «risveglio», e suscita sentimenti contraddittori: da una parte è deludente constatare le differenze, le divergenze; dall’altra può diventare gratificante e stimolante scoprire l’altra persona nella sua unicità. In pratica una coppia evolve dallo stato simbiotico a quello della differenziazione quando comincia a pensare in maniera indipendente e vi è uno spostamento verso l’introspezione. Le difficoltà diventano più intense quando uno dei due non è pronto, e mette in atto tutti i tentativi per mantenere lo status quo della simbiosi. In questo caso il cambiamento viene visto come un segnale di deterioramento patologico del rapporto, anziché come un naturale processo evolutivo.

3) SPERIMENTAZIONE. In questa fase del ciclo vitale della coppia è molto difficile scendere a compromessi, negoziare, perché c’è distacco emotivo. Caratteristica saliente di questa fase è «la distanza», la coppia è competitiva e non c’è empatia: è lo stadio in cui prevale il «me». Nessuno dei due partner vuole mollare, combattono e discutono in modo non pacifico, non c’è connessione emotiva. È importante in questa fase per poter giungere a quella successiva assumersi la responsabilità della propria rabbia.

4) RIAVVICINAMENTO E INTERDIPENDENZA. Si giunge ad un nuovo contratto relazionale ben diverso da quello simbiotico. Si torna dal partner per risolvere i conflitti insieme. I due elementi della coppia sono indipendenti, ma allo stesso tempo sono in grado e vogliono dare all’altro. È la fase in cui si scopre che il difetto dell’altro fa sorridere, è la fase in cui se i due discutono lo fanno sui contenuti e non sulla persona. Il matrimonio è dunque un viaggio che va affrontato con coraggio e consapevolezza; bisogna scegliere il giusto compagno, avere chiara la destinazione e partire, sapendo che potranno esserci ostacoli, cambiamenti di percorso ma consapevoli che ad ogni tappa si gusteranno paesaggi indimenticabili e si porteranno via souvenir unici. Un viaggio che si spera sia... di sola andata!!

Tatiana De Santis BIBLIOGRAFIA - Andolfi M., La crisi della coppia, una prospettiva sistemico-relazionale, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2005. - Carotenuto A., Eros e Pathos, Tascabili Bompiani, Milano, 2005. - Loria E., La “Differenziazione” come momento di crisi del rapporto di coppia, Psicologia Psicoterapia e Salute, 1996, Vol. 2, No. 1, 117-122. - Mannucci C., Curto C., Le nuove coppie, modi e mode di stare insieme, Armando editore, Roma, 2003. - Willi J., La collusione di coppia, Franco Angeli, Milano, 2004.

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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