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Caritas per il Nepal. Ecco come aiutarli




Dramma Nepal, una raccolta fondi per aiutare la popolazione

Il dramma in Nepal, con migliaia di vittime e di dispersi, ha trovato subito la solidarietà internazionale. La Caritas ha avviato immediatamente una raccolta di fondi per aiutare la popolazione. 
 
Il direttore di Caritas Nepal, padre Pius Perumana, ha dichiarato: «Si tratta del peggior terremoto di cui ho mai avuto esperienza; le scosse di assestamento sono state ancora molto forti e da quello che possiamo constatare al momento potrebbe trattarsi di una una situazione di grave emergenza. Grazie al cielo il terremoto si è verificato di giorno e durante una festività, cogliendo quindi molte delle persone all'aperto».
 
Secondo padre Frederick D'Souza, direttore di Caritas India, anche in India vi sarebbero danni. Nel momento attuale la Caritas dei diversi paesi coinvolti si è attivata per valutare i danni e per mandare i primi aiuti, via terra dalla vicina India, poiché l'aeroporto di Kathmandu è chiuso. «La priorità è salvare le persone - conclude padre Pius - molte persone hanno perso la loro casa e cercheremo di provvedere al più presto per la realizzazione di rifugi temporanei e per la fornitura di beni di primissima assistenza». 
 
Caritas Italiana, da anni presente nell’area anche con propri operatori, esprime vicinanza nella preghiera ed è pronta anche in questa occasione a fornire il proprio supporto, a fianco delle Caritas locali e delle popolazioni colpite.
 
ECCO COME AIUTARE
 
Per sostenere gli interventi in corso, si possono inviare offerte a Caritas Italiana, via Aurelia 796 – 00165 Roma, tramite C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: “Asia/terremoto Nepal” e tramite queste modalità online.
 
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
• UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
• Banca Prossima, piazza della Libertà 13, Roma – Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474
• Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
• Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
 
Fonte: avvenire.it
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Le cause sottili delle malattie

Il significato evolutivo della Malattia e la guarigione Interiore
(estratto Dal libretto "Pronto Soccorso Yogico", Planethair ai di corsi di yoga della Nostra scuola)

UN’OPPORTUNITA’ DI CRESCITA
L’idea di usare i quadri clinici e le malattie come opportunità di crescita evolutiva è antichissima e riscontrabile, nella sua essenza, già nei libri sacri dei popoli. Quest’arte antica, nei nostri giorni, si sta ripresentando, spesso non solo attraverso terapisti professionisti ma anche e soprattutto attraverso persone colpite da malattie che portano la loro esperienza.
Sul piano fisico tutti sono in grado di indicare dove si trova il problema, sui piani sottili si tratta invece di porre la domanda giusta alle ferite di ogni tipo che spesso sono comunicazioni dirette della nostra anima. Il linguaggio simbolico del corpo, che è la lingua più parlata al mondo, fornisce però le indicazioni chiare per trovare spesso la soluzione. Attraverso la comprensione del linguaggio del corpo, ritroviamo l’accesso alle nostre radici, sia della cultura che della grande famiglia umana e ci rendiamo conto di quanto è esemplare il suo modo di esprimersi e quanto sia pregno di tutte le esperienze di tutti i tempi. Esistono innumerevoli definizioni di salute e malattia, vediamo cosa propone lo Yoga a riguardo.

SALUTE E MALATTIA
Lo stato di SALUTE rappresenta un’armonia fisica, psichica, mentale, spirituale, che si ripercuote sull’armonia della struttura intera, accompagnata da un armonia con l’intero universo e una comunicazione libera con la natura, con la realtà manifestata. Queste sono le premesse della realizzazione di uno stato di salute fisica, energetica, emotiva, affettiva, mentale e spirituale – lo stato primordiale e naturale dell’uomo.
Il modo in cui dormiamo, parliamo, viviamo, mangiamo, le azioni, le attitudini, i pensieri, i sentimenti, le emozioni, le persone che ci circondano e le relazioni che stabiliamo con loro, il modo di percepire in generale il mondo, sono decisivi per il mantenimento inalterato dello stato di salute.
In essenza la MALATTIA è spesso una convinzione falsa, ma profondamente radicata nell’essere malato. Tanto profondamente radicata che arriva a prendere forme materiali e manifestarsi a livello del corpo fisico. La malattia è quindi la conseguenza di alcune risonanze basse che l’essere mantiene, con la falsa convinzione che gli siano proprie. Queste hanno talvolta la loro sorgente a livelli molto profondi, inaccessibili in modo normale alle persone comuni, ma possono essere percepite da chiunque, nel loro stadio incipiente di manifestazione, sotto forma di pensieri e vissuti bassi.
L’errore comune è di considerare queste manifestazioni normali e di identificarsi completamente con queste. Dire ad esempio, sono arrabbiato o triste, non riuscendo a dissociare e vivere con distacco questi vissuti, come dei flussi che percorrono la nostra struttura per alcune frequenze basse che intratteniamo in noi. Molte persone mantengono questo errore perché lo considerano normale, come dei bambini che imitano il comportamento dei grandi, facendo gli arrabbiati o i grandi senza veramente viverne gli stati corrispondenti. Col tempo però questi comportamenti mimetici diventano abitudini e conducono la maggior parte della vita. Inoltre c’è da ricordare che molti di questi modelli di comportamento appartengono di fatto al subconscio collettivo e non al singolo.
La malattia è di fatto un allontanamento dall’essenza del proprio essere, avendo come substrato l’ignoranza. La persona malata non è più Sé stessa, non si conosce e si estranea da chi è davvero con diversi gradi e varietà di allontanamento e quindi di malattia.
Di conseguenza la vera guarigione presuppone, il ritrovare Sé stessi, riconoscendo la vera natura dell’essere. Per questo motivo necessita di una mobilitazione cosciente, attiva e partecipativa sostenuta da rimedi di vario tipo che riportino alla ri-scoperta del Sé.
Secondo alcuni autori, come la Baley, le malattie si possono anche definire come causate da squilibri ed abusi indebiti di certi poteri che ci sono stati donati, diversamente, ad ognuno di noi.
Ogni malattia quindi è sempre un messaggio che proviene dal nostro corpo, dalla nostra interiorità e dalla nostra anima. Più la malattia è grave e lunga e più siamo distanti da noi stessi, immersi nella mente e nella confusione del mondo. Quando il corpo soffre, quando il cuore soffre, quando la nostra interiorità sta male, significa che ci siamo persi, ci siamo allontanati dai nostri bisogni, dalla vita, dall’esistenza. Il nostro corpo è stato creato per stare bene, la vita per godere, l’anima per celebrare, ed ogni ostacolo alla beatitudine è un blocco che abbiamo nella testa e che ci impedisce di volerci bene: indipendentemente dalle religioni, dalle credenze e dai comportamenti sociali.
Ognuno di noi ha un corpo con l’istinto animale, delle emozioni con cui sentire, una mente per ragionare, un cuore per amarci ed amare e un’anima per essere consapevole. Non occorre niente di più, anzi, occorre togliere il superfluo e rimanere con l’essenziale.
Esistono migliaia e migliaia di malattie, perché altrettanti sono i messaggi che ci arrivano: prima come segnali esterni, poi come indicazioni nella nostra vita e poi come vere e proprie malattie! E più siamo duri e distanti da noi stessi e più gravi saranno i problemi e le malattie.
Molti trattati, dagli esseni ai tibetani affrontano il tema dell’”arte del guarire”, insegnando le leggi della guarigione e indicando le cause delle infermità più comuni; tuttavia, precisano tutti che queste vanno individuate non solo e non tanto nel fisico - come ritiene la scienza attuale- quanto piuttosto nei vari CORPI o KOSHA, dell’essere umano: il fisico, l’astrale ed il causale.

I MOLTEPLICI CORPI DELL'ESSERE UMANO
Ci interessiamo soprattutto dei primi due. Per quanto concerne il CORPO FISICO (ANNAMAYA KOSHA), si precisa comunque che esso risulta composto da una miriade di vite minori che permettono all’anima di stabilire un contatto con il livello materiale.
Le cause fisiche sono facili da scoprire e fanno riferimento ad un errato trattamento dell’organismo per quanto concerne l’alimentazione, la respirazione, le abitudini di vita. Se il malato conosce le cause reali della malattia e vuole migliorare il proprio stato di salute, non ha che un mezzo: eliminare la causa con un mutamento generale delle abitudini, raggiungendo spesso un risultato rapido, a volte miracoloso.
Il CORPO ASTRALE, (sottile, SUKSHMA SHARIRA) contiene 3 teche: 1) PRANAMAYA KOSHA (la teca eterica o vitale), 2) MANOMAYA KOSHA (la teca mentale - emozionale) e 3) VIJNANAMAYA KOSHA (la teca intellettuale o dell’intelligenza), distribuisce vitalità ed energia al fisico, integrandolo nel corpo energetico della Terra e del sistema solare, fino a formare una rete fittissima di collegamenti tra macro e microcosmo.
Secondo la Baley, il corpo astrale è alla base delle emozioni e la causa del 90% delle infermità fisiche. Pertanto, un eccesso o carenza di vitalità, oppure sentimenti e desideri inibiti o sfrenati rappresentano l’origine di mali che finiscono per riflettersi sul fisico.
Le cause invisibili delle malattie, quelle psichiche e mentali, sono chiamate in  genere “cause spirituali” (partendo dalla distinzione fisico/non-fisico, visibile/invisibile, materiale/spirituale).
Le cause mentali sono legate ad un modo sbagliato di pensare, alla presenza di idee fisse, ad ossessioni che ci fanno pensare in modo negativo, pessimista. E’ inutile trattare con le medicine una malattia che abbia origine a livello mentale. Un ottimo medicamento è invece aiutare il paziente a comprendere le ragioni del suo stato di malattia e come guarire. Quando il paziente capirà questo stato di cose attraverso la programmazione mentale positiva sarà in grado di guarire da solo.
Le cause psichiche denotano una percezione ed una attitudine errate sul piano dei sentimenti, conseguenti a sentimenti ed emozioni negative come la tristezza, il senso di infelicità, l’odio.
I disturbi però non dipendono solo dalle forze, dai desideri e dai processi che caratterizzano i suddetti tre corpi sottili dell’uomo, ma anche dall’influsso che promana dallo stato attuale dell’umanità nel suo complesso e dalle condizioni in cui versa la Vita planetaria, dando origine a cause sottili collettive.
C’è da ricordare che esistono poi anche cause karmiche che possono svolgere un ruolo importante nel determinare malattie; tuttavia, a causa d’interpretazioni erronee collegate ad un’idea della divinità intesa come giudice che punisce, si tende a dar risalto più all’aspetto negativo della questione.
La Legge delle Karma ha anche un risvolto positivo, connessa com’è al Libero Arbitrio che determina realmente il nostro destino, sebbene ciò venga in genere misconosciuto.
Spesso i metodi oggi in uso falliscono perché non si riesce ad individuare in quale corpo il male insorga, quale sia il grado evolutivo del paziente, se il morbo abbia una causa interiore, personale, ereditaria o collettiva.
La malattia dunque ha origine da una disarmonia che va superata, anche se va detto che il dolore e la sofferenza sono STRUMENTI EFFICACI DI EVOLUZIONE per l’individuo superficiale.
La malattia è presente in tutti i regni di natura, perché la natura stessa del Logos planetario attraversa una fase evolutiva e scarica le sue imperfezioni sulle forme che rientrano nel suo raggio d’influenza.
In ogni caso, il male ed il dolore svolgono una FUNZIONE PURIFICATRICE.
Le cure vanno integrate, unendosi in una sola, grande, scienza di guarigione, che contempli varie tecniche d’intervento interdipendenti. La via di mezzo del saggio compromesso è sempre la migliore, vista la complessità dell’essere umano, i vari involucri che lo compongono e, quindi, le varie cause a cui si possono far risalire i suoi innumerevoli disturbi.

LE FASI DELLA MALATTIA
Prima di passare alle cure indicate dallo yoga, c’è da sottolineare come ogni guarigione da ricordi, pensieri, forme pensiero, malattie fisiche o qualsiasi trauma abbia delle fasi.
Come indicato dallo yoga, confermato dalla psichiatria e da praticanti di medicine alternative, spesso il guarire dalle ferite richiede il passaggio per 5 fasi.
Ad esempio, il cammino di Israele si rifà a 5 ricordi nucleo della storia religiosa: la chiamata di Abramo per lasciare la terra natale, la schiavitù in Egitto, la peregrinazione nel deserto, la legge data sul monte Sinai in cui gli ebrei sono stati ripresi da Dio e la terra promessa, una benedizione. E sempre sulle 5 fasi si basano anche alcune preghiere che purificano, come il Padre Nostro.

Ecco di seguito le 5 fasi:

1. Il rifiuto – la negazione di essere stati feriti, di avere un problema, negare la realtà, affermando che non c’è sofferenza né qualcosa che ci preoccupa.
2. La collera – ci si irrita e ce la prendiamo con gli altri che ci feriscono, fanno del male o non ci aiutano e ci si chiede spesso ‘perché a me?
3. Il patteggiamento – si comincia a negoziare e a definire a che condizioni perdonare chi ci ha fatto del male, affrontando le difficoltà del vero perdono.
4. La depressione – ce la prendiamo non più con l’esterno, ma con noi stessi, che ci siamo lasciati colpire o distruggere da quella ferita, osservando le occasioni perse e le cose che non avremmo dovuto fare; ci si vergogna e ci si sente in colpa per le reazioni avute.
5. L’accettazione – si comprende il messaggio profondo del dolore e ci si aspetta che ci siano anche delle conseguenze positive considerandolo un momento per crescere.
In tutto questo chi riesce ad esprimere quello che prova e si sente ascoltato da qualcuno in cui ha fiducia arriva più facilmente alla fase dell’accettazione di ognuna di queste fasi, dal sentirsi davvero in collera alla sua trasmutazione fino alla vera accettazione finale e alla guarigione.

I PASSI VERSO LA GUARIGIONE
Il primo passo verso la guarigione consiste nel riconoscere che un problema (un sentimento o un pensiero negativo, come, per esempio, l’ incapacità di perdonare qualcuno) che portiamo irrisolto con noi è la causa della malattia, che noi stessi siamo la sua causa e che nessuna ragione esterna la ha provocata e quindi accettarlo.
I tre passi successivi consistono nell’andare avanti e nell’abbandonare i sentimenti negativi, che hanno causato la malattia, perdonando e perdonandoci, assumendo un atteggiamento distaccato e cercando di esaminare il nostro stato in maniera diversa, superando quindi le fasi di collera, patteggiamento e depressione o ira verso noi stessi.
L’ultimo passo richiede la volontà di modificare il modo di pensare e di esistere, assumendo una attitudine saggia, piena di amore e di pazienza verso di noi e verso le persone con le quali entriamo in contatto.
In quest’ultimo passo, ma non per importanza, è fondamentale ritrovare la totale fiducia in noi stessi e nella nostra capacità, con l’ aiuto di Dio, di raggiungere la guarigione. Aiutati, che Dio ti aiuta! Dio ci aiuta nella misura in cui offriamo aiuto a noi stessi.
La nostra convinzione nella guarigione è la risonanza che scatena il processo che ci unisce alla energie risananti dell’ universo. Finché non ci apriamo veramente alle energie benefiche dell’ universo, queste non possono entrare in noi.
È inoltre utile dati i vissuti dei nostri giorni, unire queste fasi con un’altra chiave di lettura, di 4 emozioni che portano agli squilibri sul piano fisico. Da tempo immemorabile infatti sappiamo che l’ansia, la paura, la collera e il senso di colpa provocano cambiamenti fisiologici, fino alla malattia. Queste emozioni non sono in sé ne buone né cattive. Se vengono represse, provocano instabilità emotiva; ma se si affrontano generano la salute. L’ansia ci avverte di un sovraccarico emotivo, talvolta inizialmente apparentemente immotivata. Ma quando individuiamo l’oggetto dell’ansia, questa diminuisce man mano che se ne affrontano le cause. Le paure possono essere la fonte potenziale della frustrazione che viene da collera se la fonte è esterna, da sensi di colpa se la fonte è interna.
I cambiamenti in genere portano queste tensioni che aumentano mano a mano che abbiamo la sensazione di perdere il controllo della situazione (ansia), di non poter essere aiutati da nessuno (paura), da qualcuno che potrebbe farlo (collera), di non aver dominato la situazione quando potevamo farlo (senso di colpa).
Ecco come anche nel Padre Nostro ritroviamo queste chiavi di lettura e l’indicazione della direzione da seguire. La preghiera ci può aiutare a ricordare i momenti in cui abbiamo provato ansia o paura; poi ad affrontare la collera (rimetti a loro) e il senso di colpa (rimetti a noi), finché il momento di ansia e paura che ha oppresso diventi una fonte di benedizione (venga il Tuo Regno).

Da non dimenticare inoltre l’importantissima tappa del PERDONO, per arrivare alla guarigione, che si manifesta in genere con la gratitudine verso ciò che prima ci procurava ansia o paura. Esempi di queste tappe uniti alle emozioni sopraelencate le ritroviamo in molti vissuti personali, in molti testi, ed anche nelle scritture sacre, come in Luca (24, 35) quando racconta degli uomini che si sentivano in colpa per aver rinnegato il Cristo e non averlo riconosciuto. Prima si nascondono dalle autorità, poi sono in collera con chi li perseguita, vagano, si sentono in colpa per quanto hanno fatto e non fatto, fino a quando Gesù appare loro portando il perdono con l’amore, riportando serenità e facendo comprendere il suo messaggio, che diffonderanno poi agli altri.
Se fino all’installazione della malattia non abbiamo ascoltato il nostro corpo, significa che ora è tempo di farlo, con la convinzione che non esiste sconfitta ma solo delle lezioni di vita non comprese.
Gli organi non sono affetti in modo casula: i problemi che si manifestano sono strettamente legati ai disequilibri spirituali di cui soffriamo.


LE CURE
Non esistono rimedi miracolosi, ma guarigioni miracolose.
Non esiste un rimedio unico che sia il più efficiente per un certo disturbo o per un certo organo malato. Ogni malattia ed organo hanno un significato sottile con una certa frequenza di vibrazione. Se una persona ha dei problemi di salute significa probabilmente che ha un’attitudine errata rispetto a quel campo (non sa interagire con gli altri, gioire della vita, donare amore o altro). Il tipo di patologia è determinato in genere da un tipo di attitudine (rabbia, chiusura, arroganza, timidezza, compiacimento, repressione, paura, ecc.).
È quindi un’illusione pensare di poter amministrare un rimedio o un altro e eliminare la sofferenza con le sue cause. Nessun vero risultato durevole non si ottiene finché il paziente non attua una trasformazione interiore, nel senso di correggere, eliminare alcune attitudini, sentimenti, pensieri, vissuti, reazioni che alimentano la sua sofferenza.
Le diverse manifestazioni patologiche sono quindi segnali, campanelli di allarme più o meno duri che la Vita ci da per correggerci. Sono un’espressione dell’armonia universale, in particolare della legge dell’azione e reazione e della risonanza.
Utilizzare quindi dei metodi naturali, come l’assunzione di piante officinali, digiuni, posture di hatha yoga ha lo scopo di catalizzare un processo di penetrazione, di chiarimento e di sostegno interiore, per dirigere nella sana direzione gli sforzi individuali verso la trasformazione e la salute, per focalizzarli. Hanno un ruolo di portare purezza interiore che mobilita l’essere umano nella comprensione che porta alla guarigione. Analogicamente è come connettere alla presa elettrica il nostro apparato elettrico (corpo) per farlo funzionare bene.
È fondamentale ricordare inoltre che al di sopra di tutto si trova la fede incrollabile nel potere di guarigione che ci viene direttamente da Dio. Questo credo ci mette in risonanza con la più elevata forma di energia, in grado di allontanare ogni perturbazione, ogni vibrazione bassa e trasformare interiormente, radicalmente, ogni persona pronta al cambiamento.
Questo per dire che l’approccio deve essere globale verso le varie affezioni, andare a lavorare sul piano fisico, tenendo conto dello sfondo emozionale, dei pensieri, di tutto l’universo visibile ed invisibile in miniatura che rappresenta l’essere umano.
Le malattie hanno un senso di installazione contrario a quello che la mente razionale potrebbe pensare e contrario a quanto in genere cura la medicina convenzionale. Quando appaiono sul piano fisico, infatti, significa che hanno già avuto un lungo periodo di latenza sui piani sottili dell’essere, dagli involucri (kosha) più sottili per arrivare poi a quelli più grossolani, quindi quello materiale.
I metodi naturali hanno l’enorme vantaggio che operano nella guarigione dell’organismo su tutti i suoi livelli simultaneamente: sul piano fisico lottano con microorganismi, cellule, curano lesioni o altro in modo efficiente, ma anche a livello psichico, mentale e spirituale agiscono in modo diretto ed efficace.
Curare le malattie con medicine tradizionali o naturali non basta. Occorre fermarsi ad ascoltare il messaggio che c’è dietro ogni malattia e creare un canale diretto con il corpo, le emozioni, il cuore per domandare loro come stanno e non ad un dottore o ad un terapista… 
Questo ci riporta al centro della nostra vita, tornando ad essere responsabili per ciò che ci succede e per tutte le piccole o grandi scelte che facciamo.
Ricordatevi, non ci sono malattie incurabili, occorre solo ascoltare la propria anima! 
Anche nelle malattie allo stadio terminale possiamo agire: c’è sempre una possibilità che in un istante, davanti alla morte, una persona possa incontrare la propria anima, l’infinito, Dio!
Tutto si può curare e da ogni malattia si può guarire: occorre solo mettere in discussione i propri genitori, rinnegare le proprie idee e i propri valori mentali, rifiutare le verità prese in prestito dai preti e dai politici, riconoscendo che ci portano ad ammalarci, ad essere divisi, e non ci danno le risposte essenziali per essere felici! Questo è quello che ha fatto Francesco d’Assisi e questo è ciò che hanno fatto in ogni epoca coloro che si sono realizzati, come Cristo, Buddha, Mahavira, Osho, Ramana Maharshi, Maometto, Krishna, Lao Tzu, e tanti altri…
Occorre ripartire dal corpo: dai suoi bisogni, dai suoi messaggi, dai suoi ritmi e cambiare subito vita per farlo stare bene. Occorre ripulire la testa e le emozioni per non distruggerci più con i sensi di colpa e i doveri, così il cuore si apre e questo crea un ponte per contattare l’anima.

Fonte yoga-integrale.it/
 





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