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Autismo atipico




L'autismo atipico è una forma che solo parzialmente risponde alle caratteristiche dell'autismo infantile, anche detto di Kanner

Mentre l'autismo si verifica nella prima infanzia ed è un disturbo cronico, che colpisce le tre aree dell'immaginazione, della comunicazione e della socializzazione, l'autismo atipico si verifica più tardi

L'autismo atipico infatti si riscontra dopo i tre anni. In questo l'autismo atipico è simile ad altri disturbi dello sviluppo come la Sindrome di Rett (che colpisce prevalentemente le bambine dopo i 7 anni) o ad altre forme meno conosciute. Genericamente esistono dei criteri che caratterizzano la sindrome autistica e che secondo gli esperti sono la risposta di una serie di disturbi di natura neurologica, metabolica e, nelle ultime ricerche, anche genetica. Questi disturbi causano problemi comportamentali riconoscibili, che a loro volta riflettono il linguaggio e l'elaborazione dei processi cognitivi. 

I criteri per riconoscere le varie forme di autismo, da quello di kanner all'autismo atipico, sono i seguenti:

Difficoltà a socializzare con altri bambini
Impressione di difficoltà visive e auditive, allucinazioni
Difficoltà nelll'apprendimento o capacità di apprendimento differenti
Incoscienza per i pericoli reali
Opposizione ai cambiamenti
Mancanza dell'espressione mimica e gestuale
Rigidità fisica
Scarsa o mancante affettuosità
Iperattività fisica accentuata
Difficoltà a sostenere lo sguardo
Attaccamento morboso a oggetti
Azioni ripetitive nei giochi
Predilezione per giochi o attività "a solo" diverse da quelle degli altri bambini

Quando si verificano almeno sette di questi comportamenti nel bambino, è possibile parlare di sindrome autistica, mentre un minor numero di caratteristiche o comportamenti diversi potrebbero far pensare ad altre sindromi dell'apprendimento, come ad esempio l'autismo atipico. 

L'autismo atipico infatti non coinvolge tutte e tre le aree dello sviluppo cognitivo e sociale esposte inizialmente, ed è diagnosticabile nei bambini affetti da ritardo mentale grave, ma con comportamenti poco caratterizzanti per  parlare di sindrome autistica vera e propria.

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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