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Charles Perrault, lo scrittore francese di fiabe




Da Cappuccetto Rosso a Barbablù, senza dimenticare La bella addormentata, Pollicino, Cenerentola e Il gatto con gli stivali, Charles Perrault ha regalato al mondo undici fiabe indimenticabili.

CHARLES PERRAULT ERA NATO a Parigi 388 anni fa, il 12 gennaio 1628, da una famiglia altoborghese vicina alla Corte di Francia.
 
Nella sua vita fu membro della dell'Académie française dal 1671 e anche per questo Google lo ricorda con un doodle che omaggia tre tra le sue più belle favole: La bella addormentata, Cenerentola e Il gatto con gli stivali.
 
Una vita facoltosa. Il padre, Pierre Perrault, era avvocato al parlamento di Parigi mentre il fratello Claude era medico e architetto: a lui si deve la facciata del Louvre. Charles aveva anche un fratello gemello, François, che però morì a soli sei mesi.
 
Solo le scuole migliori. Charles studiò legge, venne impiegato nei servizi statali prima di fondare l'Accademia delle Scienze e prendere parte al restauro dell'Accademia della Pittura.
 
Racconti del passato con una morale. All'età 55 anni, nel 1680, pubblicò I racconti di Mamma Oca con il nome del suo terzo figlio allora diciannovenne. Il successo, inaspettato, fu travolgente.
 
 
Charles Perrault, chi era lo scrittore francese di fiabeCHARLES PERRAULT ERA NATO a Parigi 388 anni fa, il 12 gennaio 1628, da una famiglia altoborghese vicina alla Corte di Francia.
 
Nella sua vita fu membro della dell'Académie française dal 1671 e anche per questo Google lo ricorda con un doodle che omaggia tre tra le sue più belle favole: La bella addormentata, Cenerentola e Il gatto con gli stivali.
 
Una vita facoltosa. Il padre, Pierre Perrault, era avvocato al parlamento di Parigi mentre il fratello Claude era medico e architetto: a lui si deve la facciata del Louvre. Charles aveva anche un fratello gemello, François, che però morì a soli sei mesi.
 
Solo le scuole migliori. Charles studiò legge, venne impiegato nei servizi statali prima di fondare l'Accademia delle Scienze e prendere parte al restauro dell'Accademia della Pittura.
 
Racconti del passato con una morale. All'età 55 anni, nel 1680, pubblicò I racconti di Mamma Oca con il nome del suo terzo figlio allora diciannovenne. Il successo, inaspettato, fu travolgente.
 
Così nacque la fiaba. Con la popolarità raggiunta dalle sue storie, Perrault diventò famoso anche al di fuori dei circoli letterari e artistici. Un nuovo genere letterario, quello della favola, era appena nato grazie a lui.
 
Il predecessore. Sebbene molte storie di Perrault siano trascrizioni di racconti tradizionali ripresi dall'opera di Giambattista Basile del 1634-1636, lo scrittore francese arricchiva il canovaccio classico con idee proprie, come le scarpette di cristallo, che fanno la loro apparizione, per la prima volta, nella sua Cenerentola.
 
Le ultime favole. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1703 a Parigi, vennero pubblicate altre tre storie: Griselda (Grisédélis), I desideri ridicoli/inutili (Les Souhaits ridicules) e Pelle d'asino (Peau d'âne) che hanno fatto sognare intere generazioni di francesi.
 
Fonte: repubblica.it
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Vista Interiore

Vedere con gli occhi dello Spirito, questo consente di andare oltre ciò che si chiama Illusione.

Quando guardiamo con gli occhi non vediamo veramente, ma costruiamo una realtà percettiva che dipende dalla nostra esperienza, dai nostri condizionamenti, da ciò che che la famiglia e la società ci ha sempre detto che dobbiamo vedere; da ciò che per loro è giusto vedere. Ciò che crediamo essere reale è una costruzione del nostro cervello, che trasforma gli stimoli dell’organo occhio in immagini. Ma da dove vengono queste immagini? Tutta finzione! Un bellissimo Paese dei Balocchi che nasconde dell’altro. Quando guardiamo qualcosa non la stiamo vedendo, è tutta fantasia, viviamo in un ologramma e crediamo di essere liberi, di conoscere la Verità. Invece siamo prigionieri di noi stessi, come se avessimo perennemente addosso degli occhiali, con cui distorciamo la realtà.

I nostri occhi ci ingannano. Se la mente con i suoi pensieri fa di tutto per confonderci, gli occhi lo fanno ancora di più.

La vista è diventato il senso più importante per l’uomo moderno, forse l’unico che usiamo; il tatto, l’udito, il gusto e l’olfatto non sono più così sensibili. Praticamente ci stiamo affidando ad uno strumento che non è funzionale, o perlomeno, non è l’unico su cui possiamo contare. Come se scendessimo di notte da una strada tortuosa con una bici affidandoci solo al fanale che illumina i metri davanti a noi. Ma è necessario usare anche lo sterzo, i freni, e avere delle buone gomme per arrivare in basso senza esserci spaccati qualche osso.

L’Uomo che si sta evolvendo dovrà fare una scelta importante. Dovrà scegliere se continuare a vedere intorno a Sé illusioni oppure fare un salto nella Realtà. Ma come farlo se sono gli stessi occhi ad ingannarci?

In un film di Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso, questo era spiegato molto bene: -“Da quando ho perso la vista, ci vedo di più”- quello che diceva il vecchio Alfredo al suo piccolo amico Totò, dopo essere stato ferito in un incendio.

Chiudete gli occhi e diventate ciechi a quello che è esterno a Voi, perché non esiste nulla là fuori. Guardatevi dentro finalmente.

Sentirete qual’è il suono che governa il Mondo, l’odore dei fiori che parlano di Voi, e percepirete sulla pelle il Vento che vi racconta di storie lontane, che voi avevate dimenticato. Gusterete il sapore della Vita, che è dolce come Miele.

Osservate l’Universo che avete dentro, studiatelo, contate le Stelle e le Galassie, analizzate la loro forma, viaggiate da Pianeta in Pianeta. Adesso è arrivato il tempo di spegnere la Luce fuori, chiudere questo palcoscenico su cui abbiamo vissuto per tanto tempo, questo teatrino che ora sta cadendo; ma non capite che non c’è nessuno a guardarvi fermi nel traffico, affannarvi per il lavoro, arrabbiarvi con il vicino o fare le code per l’ultimo iPhone? Nessun pubblico a seguire queste scene.

Lo spettacolo è finito come dicevo nel mio ultimo post 1000 MASCHERE. Adesso torniamo in camerino, accendiamo le lampadine attorno allo specchio e togliamo il trucco. Ci guardiamo come mai avevamo fatto prima. Stiamo per saltare nella Vita. E’ ormai l’Alba, fuori dal teatro ci aspetta un nuovo giorno. Veramente nuovo, perché un Sole così non l’abbiamo mai vissuto. E prima di uscire alla Luce, ci diamo uno sguardo pulito, limpido, per avere idea di chi siamo, per vedere il volto che si nascondeva dietro a così tante maschere.

Quest’Illusione finirà solo se vi fiderete di Voi stessi e di quello che vedrete dentro.

Cominciate questo Viaggio, solo sappiate non si torna più indietro. Quando il palcoscenico chiude, la Vita inizia.

Fonte http://lagiostradelsole.com/

 





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