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A quale dipinto assomigli? Acquario




In base al tuo segno zodiacale scopri qual è il ritratto che ti rappresenta di più

Ragazza alla finestra di Salvator Dalì

Si tratta della sorella di Dalí, Aña Maria, che  aveva 17 anni. I colori predominanti sono sulle tonalità del blu: la ragazza, mora, è ripresa di spalle, e di fronte a lei si apre il panorama della riviera.  Dalí pone così l’attenzione dell’osservatore non solo al soggetto pittorico rappresentato dalla sorella, ma soprattutto al paesaggio che lei osserva, in parte nascosto alla vista dall’interno domestico che lo incornicia.

Affacciata alla finestra,  la ragazza che Dalì ritrae  è posizionata di schiena,  a guardare oltre la baia in cerca del futuro,  la dimensione preferita dal tuo segno.

Oltrepassare il confine è infatti  il tuo desiderio più forte. Il cielo grigiastro ricorda le difficoltà  incontrate per affermare la tua personalità autonoma e coraggiosa.  Con l’arrivo di Giove ci saranno giornate quiete e sonnolente, nell’attesa della svolta tanto desiderata.

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Religioni e violenza: un nodo da sciogliere

Esponenti del cristianesimo, dell'ebraismo e dell'Islam insieme a diplomatici, studiosi e analisti. Una pluralità di voci per una giornata di riflessione svoltasi a Roma su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio e di Missio.

Gli echi che arrivano dal Centrafrica o dalla Nigeria, come pure dall’Indonesia, dal Pakistan e da tanti altri luoghi della Terra sembrano dare ragione: la relazione religione-violenza è direttamente proporzionale.

È la questione che ha richiamato a Roma personalità religiose cristiane, ebree e musulmane, insieme a diplomatici, studiosi e analisti su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio e di Missio. Il confronto ha avuto per titolo “Le religioni e la violenza”. Molteplici gli scenari a cui si è fatto riferimento: la Siria e il Medio Oriente, la zona indo-pakistana, l’Iran e l’Iraq, l’Africa dei contrasti etnici e delle grandi migrazioni, i Paesi delle “primavere arabe” con una complicata e non sempre lineare transizione verso la democrazia. Quattro i grandi temi: le ragioni della pace davanti alla violenza, il ruolo delle religioni, testimonianze di pace in un mondo violento, la violenza e le alternative di pace nel contesto della globalizzazione. E di essa ne erano icone i tanti relatori e i molti partecipanti.

«La violenza e il terrorismo in nome di Dio sono la peggiore corruzione della religione e un’offesa a Dio e alla dignità umana – ha esordito il cardinale Walter Kasper –. Oggi tutte le religioni sono vittime di persecuzioni, ma non si può dimenticare che gli appartenenti a tutte le religioni, compresi i cristiani, sono stati e sono fautori di violenza». Dunque, ha osservato, «non possiamo eludere un esame di coscienza». Tuttavia il teologo Kasper ha voluto evidenziare il molto che le religioni hanno in comune. Da una parte «il senso di un ineffabile mistero che circonda l’esistenza», dall’altra «la cosiddetta regola aurea: non fare a nessuno ciò che non piace a me». Il cristianesimo può dare un suo contributo particolare a partire «dal comandamento dell’amore verso i nemici» che, seppure può apparire «irrealistico e utopico», vuole spezzare il circolo vizioso della violenza che genera violenza, dell’ingiustizia che genera vendetta».

«La mia sarà una riflessione problematica», ha esordito il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, alludendo alla «violenza colorata di religiosità» che oggi in particolar modo si riscontra. Negare che le religioni siano violente è «un rischio onnipresente» nella storia. «Sarebbe una follia dimenticare e un errore trascurare il fatto che le religioni non sono un’assicurazione per la pace», ma allo stesso tempo «esse comprendono al loro interno istanze di amore e misericordia e costruzioni di un mondo giusto e pacifico che non possono essere messe da parte», ma che dobbiamo «sviluppare insieme». Il rabbino ha poi lanciato un appello: lottare contro l’ipocrisia che serpeggia nel mondo di oggi e costruisce «tolleranza di primo e secondo livello, massacri di primo e secondo livello e anche diversi piani d’informazione, per cui ci sono situazioni e conflitti nel mondo che sono del tutto ignorati e altri invece ipertrofizzati». Il caso del Sudan in questo senso è emblematico.

«Non siamo qui per discolpare la violenza, ma per capire il nostro ruolo in quanto appartenenti ad alcune delle grandi religioni», ha affermato Abdelfattah Mourou, vicepresidente del movimento Ennahdha della Tunisia, fiero del cammino di reciproco riconoscimento che sta portando il suo Paese sulla terraferma della democrazia. Memore di una storia comune, Abdelfattah ha individuato come via per contrastare la violenza il «purificare la nostra storia religiosa da strumentalizzazioni e giustificazioni. Bisogna trattare la violenza nelle religioni come un virus». Occorre, ha aggiunto, implementare l’impegno per «l’educazione e la testimonianza».

«Sono finite le ideologie. Eppure la violenza, i violenti e le organizzazioni violente si rivolgono alle religioni per essere legittimate. Questo è il grande problema». Andrea Riccardi  indica qui il “nodo” di terrorismi e guerre a sfondo anche religioso sparse in tutto il mondo. Parlando a margine del convegno ha affermato che «le religioni subiscono la seduzione e la pressione delle organizzazioni violente, con una violenza religiosa crescente». E ha portato l’esempio di quanto accade in Centrafrica dove si dice sia in atto «una lotta tra cristiani e musulmani, sebbene la realtà è più complessa». Ma se le religioni sono coinvolte, incalza il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, «allora bisogna prendersi le proprie responsabilità. E quali sono? Delegittimare la violenza. Educare al rispetto per l’altro e soprattutto cancellare la predicazione al disprezzo». E riferendosi in particolare al mondo musulmano, ha aggiunto: «L’Islam non sta alla radice della violenza anche se è fortemente tentato dalla violenza e coinvolto in alcune regioni del mondo, come in Siria. Credo che tutte le religioni in maniera virtuosa debbano mettersi a riflettere». 





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