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Wassily Kandinsky. Creatore della pittura astratta.




Creatore della pittura astratta, personaggio anticonvenzionale, ha cercato di scavare dentro di sè con la sola forza dell'intelletto.

Wassily Kandinsky, noto pittore russo naturalizzato francese, nacque a Mosca il 16 dicembre 1866, 148 anni fa, e morì a Neuilly-sur-Seine nel 1944. È ritenuto il primo artista ad aver dipinto opere completamente astratte.
Per lui l'opera è sia una composizione fredda e materiale, che una creatura viva. Attraverso i chiaroscuri, Wassily Kandinsky ha verificato il teorema della sua poetica nei modi più taglienti che la ragione potesse suggerire, riuscendo così a cogliere e ad astrarre, ma non a minimizzare l'essenza della vita.
I significati e le proprietà che egli attribuì ai colori primari e secondari sono fondamentali per lui, i colori della sua vita e del suo prezioso lavoro, elementi essenziali dei suoi capolavori che associa anche al suono di alcuni strumenti musicali.
Cominciamo quindi dal giallo che per Kandinsky è follia vitale, irrazionalità cieca. Utilizzando una metafora, è come il suono di una tromba. Ma il giallo è anche eccitazione che può generare nuove idee.
 
L'azzurro invece, per il pittore russo, indica distanza. 
 
Lo strumento musicale che potrebbe rappresentarlo al meglio è il flauto. 
 
Il blu invece, colore del cielo, è profondo: se è intenso può generare quiete, se vira sul nero diventa drammatico. Lo strumento musicale che si avvicina di più? Il violoncello. Il rosso è irrequieto, vivace, vitale. Se è scuro concilia la meditazione ed è paragonato al suono di una tuba. Energia e movimento sono espressi dal colore arancione che si può paragonare al suono di una campana o di un contralto.
 
Il verde? Assoluta mobilità in un'assoluta quite. Fa annoiare, insomma, questo colore? Piuttosto produce un appagamento e ha i toni semigravi del violino. Passiamo al viola, un colore instabile per Kandinsky, paragonabile al corno inglese, alla zampogna, al fagotto. Il marrone esprime invece ottusità, durezza, mancanza di dinamismo. 
    
Il grigio, come il verde, è ugualmente statico ma il muro di silenzio assoluto, sentito interiormente come non-suono, è il bianco. Ma il silenzio è come una battuta e l'altra di un'esecuzione musicale e prelude dunque altre note. Il bianco è vita, al contrario del nero, che è mancanza di luce e presagio di morte. La pausa finale di concerto anche se fa risaltare tutti gli altri colori.
 
Durante l’infanzia visse a Odessa. Si iscrisse all’Università di Mosca, e studiò Economia e Legge. Ebbe successo nella sua professione: gli fu infatti offerta la cattedra di Diritto Romano all’Università di Dorpat, che rifiutò. Cominciò tardi a dipingere: produsse i suoi primi disegni (schizzi e studi anatomici) quando aveva trent’anni.
Nel 1896 si stabilì a Monaco, e studiò prima nella scuola privata di Anton Azbe e poi all’Accademia delle Belle Arti. Torno a Monaco nel 1914, dopo l’inizio della Prima guerra mondiale.
Kandisky era in disaccordo con le teorie ufficiali sull’arte della Mosca comunista: nel 1921 tornò in Germania, dove insegnò arte e architettura alla scuola del Bauhaus finché, nel 1933 non fu chiusa dal regime nazista. Si trasferì quindi in Francia, dove rimase per il resto della sua vita e dove produsse la maggior parte delle sue opere più importanti. Nel 1939 acquisì la cittadinanza francese; nel 1944 morì a Neully-sur-Seine.
Nel 1901 a Monaco fondò il gruppo Phalanx, e cominciò a produrre paesaggi a spatola, ancora figurativi. Fu un periodo di sperimentazione tecnica, usò molto la tempera sulla carta scura.
Nel 1902 espose per la prima volta con La Secessione di Berlino, e realizzò le sue prime xilografie.
La prima esposizione del gruppo Phalanx fu a Monaco nel 1909: le sue opere cominciavano a perdere ogni illusione di profondità e ad avere colori molto intensi. A Monaco nel 1909 fondò una nuova associazione, l’”Associazione degli artisti di Monaco” (NKVM). In questa fase le sue opere furono influenzate dall’espressionismo, che fu la sua base per la svolta verso la pittura astratta.
Produsse il suo primo acquerello astratto nel 1910; nella “IV composizione”, del 1911, le figure erano stilizzate, il colore privo di relazione con la realtà e lo spazio talmente confuso che era impossibile distinguerne il soggetto senza riferirsi alle opere precedenti della serie.
Dopo alcuni contrasti con la NKVM, nel 1911 fondò il gruppo Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro). Nello stesso anno pubblicò il saggio Lo Spirituale nell’arte, in cui teorizzò quello che stava sperimentando nella sua pittura.
Nel 1912 si tenne a Berlino la sua prima mostra personale, e nel 1913 una sua opera fu esposta a New York.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale tornò in Russia, e rimase a Mosca fino al 1921. A partire dalla Rivoluzione d’ottobre, svolse un lavoro amministrativo per il Commissariato del Popolo per l’Educazione: tra i progetti che doveva seguire c’erano la fondazione di musei e la riforma del sistema scolastico delle Scuole d’Arte.
Tra il 1922 e il 1933 insegnò alla scuola del Bauhaus, prima a Weimar, e poi, dopo il trasferimento della scuola, a Dessau. In quegli anni conobbe e diventò amico di Paul Klee pubblicò il suo secondo più importante saggio: Punto e linea sul piano. Quando il nazismo arrivò al potere, Kandinsky fu accusato di bolscevismo e costretto ad abbandonare il paese. Si trasferirì a Neuilly-sur-Seine, un sobborgo di Parigi.
Nel 1937 a Monaco si tenne la celebre mostra sull’Arte Degenerata: alla mostra erano esposte circa 50 opere di Kandinsky, che vennero poi vendute a basso costo ad acquirenti stranieri. Partecipò nel 1938 alla mostra Abstracte Kunst ad Amsterdam, e nel 1942 dipinse la sua ultima grande tela “Tensions dèlicates”. Morì nel 1944 a Neuilly-sur-Seine.
Dipinge temi fantastici della tradizione russa e leggende del medioevo tedesco. Nel 1912 pubblica Lo Spirituale nell'Arte, in cui teorizza il rapporto tra forma e colore, alla base dell'astrazione. "Effetto fisico" ed "effetto psichico" sono per il pittore russo le due conseguenze dei colori, tra sensazioni momentanee da un lato e vibrazione trascendentale dall'altro. 
 
Fonte: ilpost.it
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

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E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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