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Il significato della Primavera di Botticelli




La Primavera di Botticelli è stata analizzata a lungo da parecchi studiosi per ricavarne i significati e sono emerse diverse ipotesi, le più plausibili sono quelle che evidenziano i legami con la filosofia neoplatonica

La Primavera si pone come rappresentazione della ciclicità universale della natura e come tempo perfetto di pace e serenità. Il clima mite della stagione e il risvegliarsi della natura in un germogliare e fiorire continuo, mostrano da un lato il concetto di "natura bella e amica dell'uomo", dall'altro il richiamo all'attenzione, alla difesa e conservazione (Mercurio armato che è a guardia del sacro bosco e scaccia le nuvole) di tale luogo-tempo di pace e bellezza.

Collegato a questo è anche il rapporto Primavera-giovinezza, evidenziato dagli stessi personaggi e dalla presenza delle tre Grazie. La giovinezza a cui si allude non è solo quella, più ovvia, dell'età giovanile, ma è una giovinezza di spirito, che per essere mantenuta va nutrita di Natura (il giardino pieno di fiori), Grazia e Virtù (Tre Grazie), uso della Ragione (Mercurio, simbolo della ragione e del buon consiglio), Amore (Cupido) e Bellezza (Venere). La valenza allegorica dei singoli personaggi è evidenziata anche dal loro isolamento l'uno dall'altro come se si trattasse di tanti concetti allineati ordinatamente nella composizione.

Zefiro fecondatore si unisce a Clori e denota la Primavera come simbolo delle capacità generative della natura. La Natura che offre insieme fiori e frutti (aranceto), la presenza di Cupido, il gonfiore dei ventri delle donne e Venere al centro, introducono il collegamento tra natura ed erotismo.
Ma accanto a questo esiste anche un significato religioso: nella Genesi il vento è inteso come materializzazione dello spirito di Dio nella creazione del Mondo, ed è l'alito vitale che Dio trasmette a tutti gli esseri viventi. Nella versione greca del Nuovo testamento inoltre il vento equivale anche all'anima dell'uomo, creatura simile a Dio. Soffiando nelle narici dell'uomo Dio dà vita a una creatura speciale, superiore a tutte le altre e quindi, secondo i neoplatonici, anch'essa "creativa" cioè in grado di creare mediante le attività artistiche. La fecondità fisica viene quindi paragonata alla fecondità intellettiva.

La posizione dominante della Venere sottolinea l'importanza e la centralità di questa figura che, al di là dell'ascendenza puramente classica, rappresenta il tema rinascimentale dell'Humanitas, fondamentale nelle teorie di Marsilio Ficino, principale ideatore del Neoplatonismo. Secondo questa accezione, l'Humanitas, è l'insieme delle attività spirituali dell'uomo, e nel quadro sta al centro, con la mano levata, come a dirigere tutto ciò che accade e ad indicare le tre Grazie. Queste, per i rinascimentali neoplatonici rappresentano le Arti (le attività dello spirito) e verso di loro scaglia la freccia anche Cupido, che rappresenta l'amore per queste attività.
Il riferimento alle arti è piuttosto chiaro, la pittura è ovviamente presente, l'architettura è indicata  dalla presenza dell'arco al centro, la scultura dalle figure scultoree, la musica, la danza e il canto dagli atteggiamenti e movenze dei personaggi oltre che dalla linea di contorno: mobilissima e "musicale", e dai colori: note chiare e luminose su fondo scuro, associate come una melodia.

Questi tre livelli di significato: chiave naturalistica (primavera come risveglio della natura), chiave erotica (primavera come manifestazione dei sensi) e chiave estetica (primavera come simbolo delle capacità creative-artistiche) sono tutti intrecciati fra loro. Secondo Ficino vivere nella bellezza è un modo per superare la dimensione terrena e viene proposto come raffinato stile di vita. Venere è quindi un simbolo di bellezza come elevazione spirituale attraverso l'arte e la conoscenza.

Accanto a questi sono stati evidenziati anche altri significati ricollegabili all'ambito neoplatonico.
La descrizione dettagliata e la precisione scientifica con cui Botticelli dipinge le numerose piante ed erbe del giardino di Venere equivale a una sorta di enciclopedia botanica o erbario. Inoltre si tratta di piante accuratamente scelte per le loro virtù salutari, e associate a colori, profumi, metalli, pietre e benefici influssi astrali che appartengono a quella "magia naturale" sulla quale Marsilio Ficino concentrava i suoi studi. Un ulteriore riferimento all'alchimia è rappresentato dalla presenza di Mercurio e dal suo caduceo, che ne è un simbolo.
I colori freddi, specie il verde e l'azzurro sono visti dai neoplatonici come colori dalle virtù positive, specie se aasociati all'oro, che qui è presente in sottili linee dipinte da Botticelli.
L'opera di Botticelli viene quindi vista da alcuni studiosi come un grande talismano, dedicato al giovane Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, al quale Marsilio Ficino dedica una lettera nel 1477, probabilmente accompagnata al dipinto, augurandogli di trovare nella devozione a Venere-Humanitas l'equilibrio di tutte le sue doti.

La Primavera: i personaggi
 

Nella Primavera, dipinta da Sandro Botticelli nel 1478, la figura femminile, al centro, che domina la composizione è la principale protagonista del quadro. E' una dama elegantissima, vestita di bianco, con un velo trasparente in testa, ornata di gioielli e ricami in oro, un mantello rosso drappeggiato, e sandali d'oro. Trattenendo le vesti si muove con grazia e fa un gesto con la mano, come se stesse danzando o salutando qualcuno. Dalla pianta del mirto, che la circonda e dalla sua posizione centrale nel giardino, è identificata come Venere.
Sopra di lei, svolazza Cupido, rappresentato come un putto bendato, mentre sta tirando  una freccia verso le tre Grazie, simboli di bellezza e grazia, che danzano sulla sinistra. Queste tre celebri fanciulle (Splendore, Gioia e Abbondanza) sono tra le più ammirate figure femminili dell'arte di tutti i tempi. Nelle loro movenze aggraziate, vestite di veli trasparenti e formano un girotondo con le mani intrecciate. Con queste figure Botticelli fissa il tipo di bellezza femminile del '400, biondo e longilineo, con corpi agili,  lineamenti delicati e carnagione chiara. Oltre alle figure femminili, il vento che si insinua tra i veli, gioca e li increspa è un altro dettagglio particolarmente ammirato dell'opera di questo artista, e descritto anche nel De Pictura di Leon Battista Alberti.
All'estrema sinistra il bel ragazzo con il mantello rosso, le chiome scure e ricce, la spada, l'elmo e i calzari è Mercurio, il messaggero divino. E' a guardia del bosco sacro e impegnato a scacciare via le nuvole che non devono turbare l'eterna primavera del giardino di Venere. In mano ha il caduceo, simbolo di pace.
Dalla parte opposta, all'estrema destra il personaggio azzurro è Zefiro, il vento di ponente che annuncia la primavera. Entra in scena volando, con il mantello svolazzante e le guance gonfie per soffiare. Raggiunge la ninfa Clori che sta fuggendo. L'incontro dei due personaggi, secondo il racconto che fa Ovidio nei Fasti, provoca il germogliare dei fiori dalla bocca di Clori. La loro unione, secondo la favola antica, porta alla trasfomazione della fanciulla in Flora, dea della giovinezza e della fioritura, patrona dei lavori agricoli e della fertilità femminile. Flora è la donna rappresentata poco più a destra, con il vestito bianco a fiori e piena di ghirlande. E' sorridente, mentre danza e canta, spargendo le rose intorno a sè. Porta nel giardino i colori e i profumi della primavera.

La Primavera: l'ambiente
 

La Primavera, dipinta da Sandro Botticelli nel 1473, si manifesta nella cornice fiorita di un prato primaverile con erbe e piante di ogni specie, descritte con precisione scientifica.  Lo stile botticelliano, basato principalmente sul disegno e caratterizzato da una linea mobilissima e molto sottile, è particolarmente adatto a questo tipo di descrizione, e raggiunge in questo dipinto un livell di qualità altissima. La vegetazione è molto rigogliosa e dipinta con diverse tonalità di verdi molto intensi. Lo spazio è circondato da un aranceto, le cui piante presentano insieme sia fiori che frutti. Al centro del boschetto di aranci si apre con una perfetta forma di arco, uno spazio, in cui si riconosce la pianta del mirto, sacra a Venere.
Questo luogo perfetto, dipinto da Botticelli, rappresenta Cipro, la mitica isola in cui, secondo gli antichi si trovava il giardino di Venere. Piante, colori e ambiente sono scelti da Botticelli in virtù di particolari significati che rinviano alla filosofia neoplatonica e alle riflessioni di Marsilio Ficino.

La primavera: lo stile
 

Il tema della Primavera botticelliana è classico, ma la visione artistica è lontana dal gusto classico.
Nella composizione, i personaggi e i gruppi sono isolati, non hanno rapporti tra loro, né con l'ambiente.
Il dipinto è antirinascimentale per la mancanza di spazio prospettico e di plasticità. Gli alberi e i cespugli impediscono di vedere in profondità e si schierano come un grande fondale di teatro.
L'assenza di ombre e i delicatissimi chiaroscuri tolgono ogni concretezza alle forme e ai corpi che sembrano eterei e leggeri.
Tra i personaggi è assente qualsiasi relazione psicologica, ognuno sembra ignorare la presenza degli altri.
Ma Botticelli raggiunge una qualità poetica altissima, proprio per queste forme perfette, per l'armonia del ritmo lineare. Il disegno è scorrevole e preciso, sembra animato, come se creasse da solo queste figure languide, eleganti, di una grazia sofisticata, evanescenti. Gli atteggiamenti e i movimenti sono studiatissimi. Da notare le pose, i particolari degli avambracci, delle mani intrecciate, dei piedi agili, che evocano i ritmi e i momenti della danza.
Il rinvio alla danza e alla musica e a un'armonia sonora, lo ritroviamo in questi colori freddi, chiari, liquidi del sottobosco, negli effetti di trasparenza dei veli, ma soprattutto nei giochi, nei movimenti danzanti, oscillanti della sua linea. E' una linea completamente libera, che segue un principio assoluto di fantasia e bellezza, frutto della pura immaginazione.
Il mondo proposto da Botticelli è una visione trascendente del mondo, un'utopia visibile.

 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

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Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

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Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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