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Meditazione della Rosacroce




 
   
  
  
     
  


    Una delle meditazioni fondamentali che Rudolf Steiner ha descritto nel modo più completo in "Scienza occulta" al capitolo "La conoscenza dei mondi superiori" è la cosiddetta "Meditazione della Rosacroce"

Essa viene presa qui come punto di inizio, partendo dal quale si possono poi descrivere i passi successivi nella via meditativa di conoscenza dell'Antroposofia.
Prima di tutto è importante rendere chiaro a sé stessi che questa meditazione si svolge in quattro fasi. Non si possono dominare tutte in una volta; bisogna cominciare dalla prima - che ha già un valore in sé - poi passare alla seconda, ecc. senza sentirsi costretti ad essere subito padroni di tutte quattro.
La prima fase della meditazione della Rosacroce consiste nella sua costruzione in pensieri e sentimenti, partendo dalla coscienza comune. Questa fase è imprescindibile, essa introduce alla meditazione vera e propria. Se la si salta, l'intera meditazione perde la sua forza.
Ci si rappresenta una pianta, fuori in un giardino; le sue radici che la trattengono nella terra e con le quali assorbe il suo nutrimento; il suo stelo che la solleva sopra la terra, le sue foglie verdi che elaborano la luce, e infine i suoi fiori. Si considera poi come questa pianta debba rimanere nel medesimo luogo per tutta la vita. Tutto ciò che si sviluppa nella pianta è inserito armonicamente e senza riserve nell'intero universo. Non esiste la minima tendenza all'opposizione o alla resistenza verso l'ambiente che la circonda, tutto si trova nella più bella armonia.
Ora si pone accanto un uomo. Si vedono subito le possibilità infinitamente maggiori che egli ha rispetto ad una pianta, per il fatto che può muoversi nello spazio e non è costretto a rimanere per tutta la vita nel medesimo luogo.
L'uomo si muove liberamente su tutta la terra, non solo dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista animico-spirituale; costruendo cose nuove, che prima non esistevano, l'intero suo essere si eleva molto al di sopra della pianta.
Nel contempo, però, l'uomo ha in sé anche qualcosa che lo fa discendere al di sotto dell'essere della pianta di tanto quanto ne è superiore. Infatti nella sua libera attività si manifestano passioni ed impulsi diretti alla distruzione: odio, invidia, tradimento, menzogna, persino assassinio e all'autodistruzione fino al suicidio.
L'uomo può quindi sia elevarsi al disopra della pianta, sia discendere al disotto di essa; ha la possibilità di elevarsi alla libera attività, oppure di precipitare nelle passioni e negli istinti che portano alla distruzione dell'intera Terra, compresa la propria esistenza.
Espressione di questo rapporto è il sangue rosso dell'uomo a differenza della linfa verde della pianta. Si deve cercare di sentire queste qualità: la più felice armonia nel verde della pianta, il più grave tono nel rosso del sangue.
Che cosa significa in questo contesto "grave"? - "grave" significa qui che nel sangue sono presenti le due possibilità: salire verso l'alto e cadere verso il basso. Un uomo può trovarsi davanti ad una importante decisione, dalla quale può nascere qualcosa di grande, ma anche un completo fallimento. Perciò questo "grave tono" si potrebbe indicare anche come "stato d'animo della decisione", che si differenzia totalmente dallo stato d'animo che si ha difronte al verde della pianta. Nella pianta tutto è stabilito; nell'uomo l'evoluzione è completamente affidata alla sua libertà.
Egli può, per esempio, cominciare a lavorare sulle passioni e sugli impulsi, che non sono "bassi" per principio; essi sono obiettive forze dell'essere. Ciò che conta è il contesto in cui si sviluppano. Le forze in sé non sono basse; in esse però vi è qualcosa di basso che si manifesta quando ci si inoltra in ambiti che possono portare alla distruzione. L'uomo può percepire in sé questo elemento basso negli impulsi e nelle passioni e vedere che esso porta realmente alla distruzione e alla morte. È l'elemento basso degli impulsi e delle passioni che deve morire, non gli impulsi e le passioni stesse. Lasciar morire questo elemento basso è la premessa per uno sviluppo superiore dell'uomo, poiché allora il suo sangue diventa altra cosa. Quando avviene questa morte, il sangue diventa espressione della vita animica purificata.
Se ora, con questa interiore immagine di sentimento nella costruzione della Rosacroce, ritorniamo interiormente alla pianta, possiamo rappresentarci una rosa e vedere che nei suoi petali rossi domina la stessa armonia equilibrata che si trova nel verde delle sue foglie.
Ora la rosa rossa viene scelta di proposito come simbolo di questo sangue purificato da passioni e impulsi. La premessa è però il passaggio attraverso la morte dell'elemento basso nelle passioni e negli impulsi della vita animica dell'uomo. Come simbolo del processo di morte si sceglie la croce nera: immagine della morte. La croce diventa simbolo di tutto quello che nelle passioni e negli impulsi porta alla distruzione, alla disarmonia, alla morte. Tutto quello che porta in sé la morte viene condensato in questa immagine della croce nera. E da questa croce si fanno poi fiorire sette rose rosse irraggianti in un circolo, proprio nel punto in cui si intersecano le travi della croce.
Questo intero processo finora descritto è la prima fase della meditazione della Rosacroce: per il confronto fra pianta e uomo viene preso qualcosa dalla coscienza ordinaria, ma viene scelto e messo insieme di proposito, affinché sorga una immagine.
Questa immagine può essere forte o debole, a seconda della forza impiegata nella conduzione dei pensieri per costruire l'immagine. Inoltre la sua intensità viene rafforzata dai sentimenti che accompagnano la costruzione mentale. Se il confronto fra pianta e uomo viene fatto solo con il pensiero e non è accompagnato da sentimenti, allora l'immagine rimane fredda e pallida. Quanto più intensamente si vive con le sensazioni e con i sentimenti nell'immagine costruita con il pensiero, tanto più viva essa apparirà. Ognuno dei passi descritti deve venire costruito con piena consapevolezza ed essere compenetrato dal giusto sentire: il verde della pianta - il rosso del sangue umano - le due possibilità di salire verso l'alto o di discendere verso il basso - lo "stato d'animo grave" nella situazione di decisione dell'uomo, ecc. -
Poi, pensando alla possibilità di uno sviluppo superiore nel passare attraverso la morte, sorge un sentimento di beatitudine, grazie al quale l'immagine costruita diviene profondamente satura di sentimento.
Segue ora la seconda fase di questa meditazione, nella quale si tratta di immergersi completamente nell'immagine costruita: ci si sprofonda con tutta la propria forza nell'immagine della croce nera con le sette rose rosse irraggianti che fioriscono al suo centro. Ora vengono meno però tutti i pensieri e tutte le riflessioni che si erano formati, poiché essi appartengono alla prima fase. Il risultato di questo lavoro mentale si riversa nella intensità del sentimento della Rosacroce.
Se il lavoro di costruzione con il pensiero non è stato fatto nel modo giusto, non si ottiene nella seconda fase una immagine intensa. Per questa ragione la prima fase non può venire saltata. Prima si deve costruire con il pensiero l'immagine, poi si fa la vera e propria meditazione su essa: il profondo sentimento dell'immagine.
Sarà sempre così: ad alcuni uomini questa immagine apparirà in colori chiari luminosi, talvolta addirittura tanto forte da sembrare più intensa della visione fisica. Altri invece vedranno l'immagine solo debolissima e quando appariranno le rose, esse saranno grigie anziché rosso brillante.
Tuttavia ciò che conta non è riuscire ad ottenere una bella immagine, ma solo l'intimo sforzo che si deve fare occupandosi della cosa. Per realizzare la meditazione dell'immagine si deve impiegare nell'interiorità una forza supplementare che non è richiesta per le percezioni esterne. Quando si osserva un oggetto esterno o si risveglia una immagine di ricordo, tutto sorge come da sé, senza particolare cooperazione. Nella meditazione dell'immagine non esiste alcun movente né alcuna agevolazione. Qui l'immagine deve venire prodotta dalla propria più intima forza.
L'immagine però può presentarsi in modo da apparire assai distante; si cerca allora di andarle più vicino. Ne risulta una nuova qualità se si riesce a non rimanere davanti ad essa osservandola semplicemente, ma a vivere nell'immagine stessa. Questo vuoi dire che ora non vi è più un osservatore ed un oggetto osservato, ma un unico evento che si sperimenta vivendolo. - Con questo è compiuta la seconda fase della meditazione della Rosacroce.
Ora ci si potrebbe chiedere perché sulla croce nera devono fiorire proprio sette rose rosse. All'inizio si tratta solo di cogliere nel simbolo della croce nera ciò che muore e nel simbolo di una rosa rossa ciò che fiorisce. Questo naturalmente è esatto. Il contrasto fra ciò che muore e ciò che fiorisce si rafforza però se vi è non una sola rosa, ma molte. Perché proprio sette? Se vengono meditate sette rose è importante che esse appaiano tutte insieme, non una dopo l'altra separatamente. Nel numero sette vi è una particolare qualità che si mostra anche nei grandi ritmi dell'evoluzione temporale, e ciò rafforza il risultato della meditazione. Si tratta comunque solo di una proposta, che si può accettare o meno; non esiste una regola vincolante. Ci si può anche rappresentare una sola rosa, ma essa non agisce in modo così forte.
Talvolta durante la meditazione può sorgere un altro problema: per l'interiore sforzo può succedere di avere uno spasmo fisico, perché la forza che deve venir impiegata interiormente non penetra nell'attività immaginativa, bensì devia improvvisamente nei muscoli. Si avverte questa deviazione come tensione nel collo o in altre parti del corpo; può manifestarsi anche con uno stridere dei denti.
Per evitare tutto questo è consigliabile assumere, prima della meditazione, una posizione del tutto rilassata, stando seduti ben eretti e osservando se all'inizio dell'esercizio non appaiono in qualche punto del corpo tali contrazioni.
Seguono ora la terza e la quarta fase. Molte persone non compiono mai queste due fasi; rimangono ferme alla costruzione e alla meditazione dell'immagine. Ciò è pienamente giustificato, poiché entrambe hanno valore in sé stesse.
La terza fase consiste nel far sparire l'immagine e nel dirigere tutta la attenzione su quelle forze dell'anima che l'hanno suscitata. All'inizio questo non è facile, poiché per lo più non si sperimenta nulla. Si deve allora ritornare alle due fasi precedenti e cercare di rafforzarle. Se questo avviene in misura sufficiente, allora si riesce già meglio a cancellare l'immagine e a volgere la attenzione solo alle forze animiche che l'hanno prodotta. In un primo tempo si riesce solo per brevi momenti a vivere interamente in queste forze. Ma quanto più l'esercizio viene eseguito e rafforzato, tanto più i brevi momenti possono essere estesi.
Nella quarta fase che segue vengono cancellate anche le forze che hanno prodotto l'immagine e l'attenzione viene diretta solo sull'Essere spirituale che ha suscitato queste forze. All'inizio in genere nella coscienza non appare nulla su cui dirigere l'attenzione meditativa.
Anche qui si deve ritornare alle precedenti fasi e di nuovo rafforzare la costruzione, la vita nell'immagine e la meditazione delle forze. Se poi - spesso dopo lungo esercizio - si passa alla quarta fase, allora diviene cosciente nell'anima la più intima forza spirituale dell'Essere.
Per preparare la quarta fase, che è molto difficile, esiste un piccolo aiuto che verrà descritto qui di seguito.
Ci si rappresenti in un grande quadro l'intera evoluzione dell'umanità e si consideri che nessun uomo avrebbe potuto nel corso di questa evoluzione fare la meditazione della Rosacroce. Dopo essersi rappresentato questo, si comprende che ora è possibile, ma solo per il fatto che lo compie un singolo individuo. A tal fine egli deve impiegare la più intima forza spirituale del suo Essere. E ora si volga l'attenzione a questa intimissima forza che consente di compiere la meditazione della Rosacroce.- Mediante questa rappresentazione di aiuto può ora essere preparato l'incontro dell'uomo con il suo Sé superiore, poiché di questo si tratta nella quarta fase.
Riassumendo, risulta dunque la seguente costruzione della meditazione della Rosacroce:
1. fase : costruzione in pensieri, compenetrata da sentimenti, forte e profonda il più possibile. In ogni rappresentazione il sentimento è importante quanto il contenuto di pensiero.
2.  fase : meditazione dell'immagine; vivere interamente dentro l'immagine, non fermarsi alla sua osservazione.
3. fase : l'immagine svanisce; concentrazione sulle forze che l'hanno prodotta.
4. fase : incontro dell'uomo con il proprio Sé, concentrazione sull'Essere che ha generato le forze formatrici dell'immagine.
Come già accennato, ci si può fermare alle prime due fasi, forse anche per anni.... Ci si può però anche ingannare, poiché generalmente ogni uomo ha in sé molto più di quello di cui lui stesso si ritiene capace... solo che è faticoso tirar fuori tale riserva di forze. Si perde però una occasione se si mobilitano solo le forze che si hanno a disposizione e si rimane fermi alle prime due fasi. Osando la terza e quarta fase (anche se il tentativo fallisce) si risveglia nell'interiorità una forza mediante cui vengono rafforzate la prima e la seconda fase, alle quali poi si ritorna. - Le forze che nella fatica del tentativo vengono destate, si riversano nella costruzione e nella meditazione della immagine - Soprattutto se si aggiunge la rappresentazione di aiuto, che fa dirigere l'attenzione sulla forza più intima dell'essere, la costruzione della meditazione e l'immagine della Rosacroce possono divenire molto più chiare, grazie alla vicinanza - che ora si fa percepibile- del proprio Sé spirituale superiore.

 
 
  
  
 

Autore: 1406 1406



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