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Rudolf Steiner: Vita tra morte e rinascita




C'è una frase che ricorre spesso negli scritti e nelle conferenze di Rudolf Steiner e che suona a un dipresso così: "L'uomo deve conquistarsi qui, sulla Terra, tutto ciò che concerne la sua vera natura, le Gerarchie spirituali, i mondi spirituali, tutto ciò, insomma, che concerne la scienza dello spirito". E' della massima importanza per l'uomo portare con sè questo bagaglio di conoscenze quando varca la soglia della morte. Potrà così irradiare di luce il suo cammino e comprendere il succedersi delle esperienze animiche alle quali andrà incontro. Inoltre, solo conoscendo le profonde trasformazioni che l'anima sperimenta nel post mortem, egli riuscirà ad aiutare le persone care che lo hanno preceduto nel varcare la soglia ed a creare con loro un vivo rapporto, sebbene vivano ormai in due sfere di esistenza differenti. Inizierò quindi con il tratteggiare il cammino dell'anima tra morte e nuova nascita, per poi parlare dei rapporti che, con l'aiuto della Scienza dello spirito, è possibile instaurare tra i vivi e i morti.

La morte può essere terrificante per noi finché siamo sulla Terra, perché la viviamo come una fine, come uno sprofondare nel nulla o nell'ignoto. Ma dall'altra parte, nel mondo spirituale, la morte ci appare come la vittoria dello spirito che si svincola dal corpo fisico. L'anima del defunto si rivolge sempre a questo evento come al momento sublime della sua vita nel Cosmo. In relazione a questo evento si accende ciò che dopo la morte è la nostra coscienza dell'io. La vita dopo la morte consiste in un lungo viaggio, ascendente dalla Terra ai mondi spirituali, discendente dai mondi spirituali alla Terra. In questo percorso, che dura secoli, l'anima sperimenta una continua metamorfosi dei suoi stati di coscienza ed alterna fasi di consapevolezza a fasi di spegnimento della coscienza, così come nella vita terrena allo stato di veglia subentra lo stato di sonno. Va detto però che la condizione dell'anima nei mondi spirituali non è sempre stata la stessa. Nel susseguirsi delle epoche di civiltà postatlantica, l'uomo è andato sempre più congiungendosi con il piano fisico, con la materia, ma nel contempo il mondo spirituale gli è diventato estraneo sia nella vita sulla Terra che nel post mortem.

Il periodo di massimo oscuramento si è verificato nell'epoca greco-romana; allora le anime che entravano nel regno dei defunti avevano la sensazione di trovarsi in un luogo vuoto, buio e freddo. Nell'Odissea Omero fa dire ad Achille: "Meglio essere un mendicante sulla Terra che un re nel regno delle ombre". Se la solitudine dell'anima dei defunti fosse rimasta quale era allora, amore e fratellanza sarebbero scomparsi dalla Terra: reincarnandosi l'uomo avrebbe portato in sé la tendenza all'isolamento. L'impulso del Cristo, che inserì sulla Terra le fondamenta per la fratellanza e l'amore, pose fine a questo periodo di massima oscurità. Quando si compì il mistero del Golgota, il Cristo apparve alle anime che vivevano tra morte e nuova nascita nel mondo spirituale, e questo mondo fu irradiato da una luce potente. Rudolf Steiner dice ripetutamente che quanto più l'uomo conosce e sperimenta il Cristo qui, nella vita terrena, in modo che l'impulso del Cristo si insedi possentemente nella sua anima, tanto più luminosa sarà per lui la vita nei mondi spirituali, e tanto più facile la comprensione e la fusione con gli altri esseri.

Quando l'uomo, al momento della morte depone il corpo fisico, la sua entità continua a vivere nel corpo eterico, nel corpo astrale e nell'io. Le sostanze del corpo fisico ricadono totalmente sotto le leggi delle forze terrestri e vengono distrutte. Qualcosa del corpo fisico però non viene distrutta, ed è la forma del corpo fisico umano, che Rudolf Steiner chiama fantoma. Deposto il corpo fisico, l'uomo è sommerso dalle tenebre. Ma a poco a poco, sullo sfondo, scorge una luce che diventa sempre più intensa, fino ad apparire come una stella luminosissima dalla quale si espande saggezza cosmica radiante. Su questo sfondo si proietta la visione panoramica di tutta la vita, in forma di immagini. Questo è il momento in cui il corpo eterico comincia a sciogliersi dal corpo fisico e ad effondersi nell'oceano eterico universale.

L'anima del defunto si concentra ora sul quadro sempre più distinto dei fatti della vita trascorsa, su questa visione che non è legata ad una successione temporale, ma si presenta come un insieme di ricordi sovrapposti di grande vivezza. Questo panorama viene sentito in modo oggettivo, mentre di norma i fatti della vita fisica sono accompagnati da sentimenti soggettivi di gioia o di dolore. Nel quadro-ricordo è compreso tutto quanto l'uomo si è conquistato nell'ultima vita terrena e dà l'impulso al nascere della coscienza nel post mortem. Il defunto resta immerso in questa contemplazione per circa tre giorni, sino a quando l'io e il corpo astrale mantengono i legami che li uniscono al corpo eterico. Un estratto del corpo eterico rimane unito all'entità umana e gli permetterà di ricordare la vita passata. Ora l'uomo entra nella sfera della Luna anche se, più che di un luogo, bisogna parlare di uno stato di coscienza. Egli si trova nel kamaloca detto anche mondo delle brame o purgatorio, e lo percorre in un tempo pari a circa un terzo della durata della sua vita terrena.

Il kamaloca viene chiamato anche regione delle brame, perché in esso l'uomo deve purificarsi da tutti i desideri, da tutte le brame, dalle più grossolane alle più sottili, connesse con il corpo fisico. Il godimento è legato anche al corpo astrale, e pertanto, l'uomo non si libera subito dalle sue brame, che peraltro non può soddisfare perché privo del corpo fisico. Il processo di purificazione è abbastanza lungo, ma varia da anima ad anima: è più breve per le anime degli uomini i cui interessi terreni erano prevalentemente di natura spirituale, artistica; è più lungo per coloro che coltivarono interessi prevalentemente materialistici o egoistici. L'anima è ancora fortemente legata alle forze della Terra e a tutto ciò che la unisce alla vita terrena. Nella sfera della Luna l'uomo incontra gli antichi maestri dell'umanità, incontra gli Angeli, in particolare il proprio angelo, e tutte le persone con le quali era stato in relazione sulla Terra, rivivendo con loro le esperienze che ebbero in comune.

In questa fase del lungo cammino dell'anima nei mondi spirituali si verifica uno dei grandi rovesciamenti dello stato di coscienza del post mortem: tutto ciò che abbiamo fatto, detto o anche solo pensato, relazionandoci con altri uomini, viene rivissuto attraverso le sensazioni che il nostro agire operò nell'altra persona. Se le abbiamo fatto del bene, se l'abbiamo aiutata nella sua evoluzione, dalla sua anima ci viene incontro un riflesso di quel bene, pervadendoci di gioia. Se le abbiamo fatto del male, ci viene incontro un riflesso della sua sofferenza, della sua paura, o della sua umiliazione, suscitando in noi un grande dolore. Tutto ciò viene sperimentato con la massima intensità. Si sente: "Tu hai contribuito al progresso di quell'anima, oppure, tu l'hai danneggiata". Si percepiscono anche i sacrifici che parenti, amici, maestri hanno fatto per noi, di cui magari non ci eravamo neppure resi conto in vita. Questa conoscenza diventa un germe di gratitudine per l'avvenire. L'anima ora comprende che le sue passioni di ordine inferiore, le sue azioni malvagie, il suo egoismo hanno danneggiato altri uomini, se stessi, i regni della natura, il Cosmo. Allora, dal suo intimo, sorge potente l'impulso a rimediare a tutto ciò nella prossima vita terrena. Questa decisione è presa nella più completa libertà, e costituisce il nucleo del karma futuro. Si esce dalla sfera della Luna portando con sé solo quello che abbiamo compiuto di buono nell'ultima esistenza terrena. Fino alla Luna perdura la vera e propria sfera del kamaloca, la parte sgradevole del kamaloca. Poi iniziano le più trasparenti regioni del mondo animico. Le entità lunari, che un tempo furono i nostri maestri, esprimono un severo giudizio sul valore che hanno le nostre buone e cattive azioni per l'intero universo.

Nelle sfere successive, Mercurio e Venere, sono determinanti l'amore, la compassione, la socievolezza che l'uomo ha saputo sviluppare durante la vita terrena; su Venere inoltre, e in forma più ampia nel Sole, è importante l'attitudine al senso religioso. Chi non ha coltivato queste qualità vive in solitudine. Rudolf Steiner ci dice che non c'è dolore più grande del sentirsi chiusi in se stessi come in una prigione. L'anima che ha coltivato le qualità positive suddette, diventa portatrice di benedizioni. Su Mercurio l'uomo si libera dalle tracce che le malattie avevano lasciato nella sua anima e che, nella prossima incarnazione, ritroverà trasformate in forze di volontà. Nella sfera di Mercurio operano prevalentemente gli Arcangeli, in quella di Venere le Arcai. L'anima abbandona ora il corpo astrale, che si espande nelle sfere cosmiche. Anche del corpo astrale si conserva qualcosa, e cioè quella parte che è stata purificata dalle forze dell'io e che è formata dalle conquiste realizzate in ogni campo durante la vita terrena.

Ormai l'io si è liberato dai legami con la Terra, entra nella sfera del Sole e vive, sentendosi veramente libero, come essere spirituale: spirito tra spiriti. Nello spazio solare si incontrano le entità della seconda gerarchia. Nel mondo devachanico l'uomo vive nella sua vera patria. Anche quando è incarnato, gli echi di questa patria risuonano in lui nelle melodie e nelle armonie del mondo fisico. La vita, nel devachan, è concepita come un tutto unitario. Si è di fronte a tutto quanto è fluito nel divenire dell'umanità dai fondatori delle religioni. Si contempla, in grandiose immagini, ciò che unisce gli uomini. Si è detto dell'importanza del senso religioso nella sfera di Venere. Nella sfera del Sole occorre ancora dell'altro all'anima che la attraversa: per poter comprendere ciò che si svolge intorno a lei, per poter collaborare con le Gerarchie spirituali, per non dover soccombere molto presto all'oscuramento della coscienza, l'anima deve aver imparato a comprendere, sulla Terra, tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla confessione religiosa di appartenenza. Questo è il significato del congiungersi all'impulso del Cristo, poiché il Cristo è disceso sulla Terra per tutti gli uomini. Il cristianesimo, rettamente inteso, è nato per unificare, non per dividere, esaltando quell'elemento universalmente umano presente in ogni uomo. Nel devachan l'entità umana deve dedicarsi alla preparazione della sua futura incarnazione e a tutto ciò che ad essa è cosmicamente collegato. Si verifica ora un altro grande rivolgimento, l'uomo contempla il proprio corpo fisico, lo contempla fuori da se stesso e dice: "Questo sei tu". Da questo momento comincia a lavorare, collaborando con gli esseri delle Gerarchie spirituali che lo guidano, alla preparazione della sua futura corporeità. Egli prova un'immensa beatitudine in questo processo creativo, nel dare forma al corpo umano: il tempio degli dei. Si tratta di un archetipo spirituale i cui organi serviranno da formatori, da architetti, per la costruzione del corpo fisico nella successiva incarnazione. Mentre nella sfera spirituale si svolge questa grandiosa opera creativa, nella sfera terrena si va preparando, per generazioni, la linea genealogica fisica.

Procedendo oltre il Sole si penetra nella sfera di Marte, dove operano prevalentemente i Troni, quindi in quella di Giove e di Saturno, sede dell'attività dei Cherubini e dei Serafini. Qui, ovunque, l'uomo è immerso nella sfera religiosa. Dal momento in cui accede alla sfera solare, l'anima comincia a percepire la musica delle sfere che le viene incontro da ogni parte del Cosmo. L'armonia o musica delle sfere è il riecheggiare, in una musica spirituale, della cooperazione degli esseri delle Gerarchie. Inoltrandosi nella sfera di Marte, l'uomo non soltanto ode la musica delle sfere, inizia a comprendere il linguaggio creativo degli dei da cui nascono tutte le cose: il Logos. Questi suoni rivelano l'armonia che ha presieduto alla creazione dell'intero universo. Per gli uomini meno progrediti è impossibile mantenere a lungo una coscienza desta nel devachan e pertanto non possono neppure collaborare con gli dei alla preparazione della propria futura corporeità. Superate le regioni di Giove e di Saturno, l'uomo penetra nella zona delle stelle fisse, nello Zodiaco, e vive con gli esseri che appartengono alle stelle stesse. Lo percorre punto per punto e da ciascun punto trae il germe spirituale del suo futuro corpo fisico. Ad esempio, nella costellazione dell'Ariete, collabora con le gerarchie dell'Ariete alla formazione del capo.

Quando l'anima ha raggiunto il punto culminante del suo lungo viaggio, ciò avviene dopo secoli per chi muore in età adulta, e si trova ad uguale distanza tra la morte e una nuova nascita, penetra nella zona della grande calma, nella mezzanotte cosmica, che percorre in uno stato di sonno. Superata la mezzanotte cosmica, l'anima sente una grande nostalgia per la Terra e incomincia la sua discesa verso la reincarnazione, percorrendo a ritroso il cammino. Per potersi reincarnare, l'uomo si circonda di sostanzialità astrale, in modo conforme all'archetipo elaborato nel devachan. Le entità spirituali guidano l'uomo verso la coppia dei genitori e incorporano in lui il corpo eterico, grazie al quale può attuarsi il massimo adattamento possibile con il corpo fisico. Avviene quindi qualcosa di polare rispetto alla morte. Dopo la morte l'uomo depone prima il corpo fisico, poi l'eterico ed infine l'astrale. Al momento della ridiscesa sulla Terra, egli si aggrega prima il corpo astrale, poi l'eterico e per ultimo il corpo fisico.

Fonte liberamente.co

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Autore: 1406 1406



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