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La realt quadripartita dell'Uomo




I progressi raggiunti dai moderni mezzi diagnostici permettono una registrazione sempre più precisa e raffinata dei vari parametri fisiologici del corpo umano e dei loro cambiamenti nelle diverse situazioni patologiche

Tuttavia il paziente non si sente del tutto compreso dal suo medico, se quest’ultimo si limita a considerare i risultati delle analisi del sangue o delle radiografie senza tener conto della sua situazione umana personale. Il medico stesso si accorge in sempre maggiore misura dell’importanza di fattori psichici nella genesi e nel superamento delle malattie: infatti ha acquistato una crescente importanza la cosiddetta medicina psicosomatica. Più di recente si cercano di studiare in modo ancora più approfondito i sottili legami che intercorrono tra sistema nervoso centrale, sistema endocrino e sistema immunitario, scoprendo straordinarie correlazioni fra particolari stati d’animo e il decorso di certe malattie. Sono così indicate due diverse dimensioni della vita umana, dotate ciascuna di leggi particolari: la dimensione corporea e quella psichica.

Solo la dimensione corporea è accessibile all’immediata percezione sensoriale o a quella mediata dai vari strumenti diagnostici di uso comune: è la dimensione fisico-materiale, il mondo sensibile.

La dimensione psichica, differenziata in vita rappresentativa, mondo dei sentimenti e sfera degli impulsi volitivi, è a tutta prima solo una soggettiva esperienza interiore. Tuttavia le esperienze psichiche spesso si manifestano anche a livello fisico: paura e vergogna possono causare palpitazioni cardiache o rendersi evidenti con arrossamenti o pallori cutanei. Le conseguenze fisico-corporee di eventi psichici possono portare a vere e proprie malattie organiche. La dimensione psichica viene definita come il corpo astrale dell’uomo, intendendo come corpo l’insieme organico e intrinsecamente strutturato delle forze in questione.

Limitarsi a riconoscere l’importanza dell’anima come di una realtà più o meno autonoma da aggiungere a quella puramente fisico-corporea non è ancora sufficiente a fondare una completa conoscenza dell’uomo. Occorre prendere in considerazione altre due dimensioni, finora sottovalutate dall’indagine scientifica nelle loro particolarità.

Una è la dimensione della vita, con tutte le manifestazioni legate alla crescita, alla formazione di un vero e proprio organismo, alla rigenerazione della sostanza organica danneggiata o mancante, alla riproduzione dell’organismo in toto. Proprio in quest’ambito, come verrà detto più avanti, si può ritrovare la sorgente delle forze di guarigione. L’insieme delle forze vitali, in quanto è parte integrante dell’essere umano, viene definito come il corpo eterico dell’uomo. I processi biologici hanno un orientamento diverso rispetto alle leggi fisico-chimiche, come ci fanno constatare ogni giorno i problemi dell’ambiente: qualcosa può essere tecnicamente perfetto e senza difetti, ma non per questo soddisfa le esigenze del mondo vivente.

Infine l’autocoscienza e l’autocontrollo dell’uomo, la possibilità di afferrare sé stesso come un’individualità in grado di confrontarsi con il mondo sviluppando un’attività conoscitiva e agendo in modo responsabile, si fondano nel suo nucleo spirituale essenziale, nell’io.

Questa è la dimensione propriamente umana, che permette all’uomo di produrre civiltà e che gli fa percorrere la sua biografia recependo ed elaborando conoscenza.

Una considerazione puntuale e approfondita della realtà quadripartita dell’uomo in corpo fisico, corpo eterico, anima e spirito (io) permette di afferrarne la complessità strutturale e di ricavarne delle preziose indicazioni per la comprensione dei fenomeni di salute e di malattia.

Va ancora sottolineato che tale suddivisione non nasce da un’eventuale considerazione filosofica dei rapporti tra l’uomo e gli altri regni della natura. Le diverse organizzazioni sono “esperienze” per l’indagatore spirituale e si pongono quali realtà autonoma e non per via speculativa.

Solo il corpo fisico può essere percepito con gli ordinari organi di senso: le altre tre organizzazioni possono essere riconosciute, a tutta prima, solo tramite i loro effetti nell’ambito dei fenomeni sensibili.

Possiamo quindi distinguere schematicamente:

Corpo fisico (organizzazione fisica) = minerale
Corpo eterico (organizzazione della vita) = vegetale
Corpo astrale (organizzazione psichica) = animale
Organizzazione dell’io (spirito) = umano

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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