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Ad ogni dente il suo organo




La psiche di una persona è tutta impressa nella sua bocca

Nella definizione dei suoi ideatori – i dottori francesi Rodrigue Mathieu e Michel Montaud – la dentosofia (da dens=dente e sophia=saggezza) è «una terapia caratterizzata da un approccio umanistico all’arte dentistica, basata su tecniche funzionali conosciute, che pone in evidenza il legame tra l’equilibrio della bocca, l’equilibrio dell’essere umano e, più estesamente, quello del mondo intero».
 
Questa innovativa terapia dentistica riconosce alla bocca un ruolo centrale per l’equilibrio e la salute dell’intero organismo, considerando il paziente nella globalità del suo essere. Lunghi anni di osservazioni e sperimentazioni in diversi studi dentistici hanno portato i sostenitori di questa forma terapeutica ad adottare un doppio postulato come base di lavoro: «la psiche di una persona è tutta impressa nella sua bocca» e, reciprocamente, «ogni trasformazione a livello orale ha ripercussioni sulla psiche».
 

La dentosofia tra origine proprio dal riconoscimento della correlazione tra salute della bocca, del corpo e della psiche: attraverso l’osservazione di ciò che è visibile (la bocca), comprende ciò che e invisibile (la psiche) e stabilisce la terapia.

 
Il legame tra i disturbi delle funzioni biologiche vitali e la comparsa di patologie organiche fu stabilito dai funzionalisti, il primo dei quali fu probabilmente l’oratore greco Demostene, che riuscì a correggere la proprie balbuzie declamando ad alta voce le sue orazioni con la bocca piena di sassolini, ponendosi di fronte al mare in tempesta.
 
La prima applicazione della filosofia e dei metodi funzionali in campo odontoiatrico risale al XVIII secolo e si deve a Pierre Fauchard e Nicholas Andry (seguiti da Pierre Robin all’inizio del Novecento), che furono i primi a stabilire la relazione tra le disfunzioni della bocca – sede di processi vitali quali la suzione/masticazione, la deglutizione, la fonazione e la respirazione – e la comparsa di un numero impressionante di patologie.
 
Secondo Mathieu e Montaud una bocca non in equilibrio è all’origine di mal di testa, mal di schiena, dislessia, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, stress e depressione, allergie, dolori articolari, problemi di equilibrio ecc.
 

Ogni patologia orale è considerata l’espressione di un disordine organico e psico-affettivo dell’individuo.

 
La terapia messa a punto dalla dentosofia mira dunque a ristabilire le condizioni di equilibrio tipiche di ogni essere umano, che sono contrastate da autolimitazioni incoscienti (psichiche e fisiche) create dai pazienti in risposta al loro vissuto.
Questi dentisti non cercano solo di capire come risolvere i problemi, ma si chiedono perché e a causa di cosa si verificano inconvenienti quali una carie, un dente rotto o un’asimmetria boccale. Chi ha avuto molte carie, ad esempio, non sarà considerato un soggetto con denti deboli ma un uomo che ha subito molte perturbazioni psicologiche, avendo avuto il coraggio di esprimerle proprio attraverso tale patologia.
Tramite il ricorso a strumenti materiali (apparecchi di rieducazione funzionale, protesi ecc.) e immateriali (attenzione, perseveranza, capacità di adattamento e di prendere decisioni ecc.) la dentosofia non si limita all’atto meccanico ma si prefigge lo scopo di liberare le capacità naturali di auto guarigione dei pazienti, invertendo i canoni dell’ortodonzia classica dove quest’ultimi recitano solo un ruolo passivo.
In questa terapia ogni dente ha una sua corrispondenza. In generale l’arcata superiore rappresenta un archetipo nella sua forma idealizzata, mentre quella inferiore nella sua forma reale, vissuta nel quotidiano. Il cavo orale è diviso in due parti: la destra rappresenta il maschile e il materiale, la sinistra il femminile e lo spirituale.
 
Ogni dente ha poi un valore archetipico; i due incisivi centrali superiori, ad esempio, rappresentano l’archetipo maschile a destra e femminile a sinistra, mentre gli incisivi laterali l’archetipo padre e madre. Ecco così che la bocca diviene un vero e proprio registratore di tutti gli eventi psichici dell’individuo, così che una persona che soffre per un padre troppo oppressivo avrà l’incisivo superiore laterale di destra spostato all’indietro.
Strettamente legata alla psicologia, questa terapia si è sviluppata a partire dagli anni Cinquanta, quando i professori Soulet e Besombes iniziarono a utilizzare degli apparecchi in caucciù per il mantenimento dei trattamenti ortodontici tradizionali. A partire dal 1984 Mathieu e Montaud misero poi a punto lo strumento fondamentale di questa terapia, l’attivatore plurifunzionale in caucciù o silicone, utilizzato anche come armonizzatore psicoaffettivo e riequilibratore posturale. Ancora oggi questo dispositivo costituisce il principale metodo di cura della dentosofia, venendo applicato una o due ore al giorno (processo di educazione cosciente attiva), e durante la notte (fase incosciente e passiva).
L’attivatore plurifunzionale modifica l’occlusione e la forma delle arcate dentali, la posizione d’equilibrio delle forze muscolari antagoniste e quella statica e dinamica della lingua. In sintesi comporta una modificazione del sistema masticatorio neuro-muscolare, della deglutizione, della fonazione e della respirazione nasale. Per la perfetta riuscita del trattamento risultano fondamentali la regolarità, il rispetto dell’integrità corporea (mai spingersi fino a sentire tensione, contrazione o dolore) e la massima coscienza da parte del paziente, che deve prestare la massima attenzione a quanto sta succedendo non solo nel cavo orale ma nell’intero organismo. Tutte le funzioni neurovegetative sono infatti collegate tra di loro e lavorare su una di esse significa automaticamente operare sul loro insieme, in modo che la correzione simultanea potenzi i risultati.
La possibilità di questa rieducazione è legata alla neuro-plasticità: una sostanza la cui importanza è stata scoperta di recente, detta fattore neurotrofico, si comporta come nutrimento per le cellule nervose, stimolando la proliferazione dei dendriti di un neurone per creare nuove connessioni nervose. Portare l’attivatore significa dunque raggiungere il sistema nervoso centrale e le funzioni neuro-vegetative, attraverso la produzione di fattore neurotrofico.
Adatto a tutte le età, semplice da utilizzare e disponibile in varie dimensioni, l’attivatore agisce su vari livelli, impedendo alla lingua di appoggiarsi sulle arcate dentarie e di partecipare a una deglutizione atipica, evitando la respirazione con la bocca in favore di quella più salutare nasale (che viene rieducata), sbloccando le occlusioni e agendo inoltre  sul meccanismo della masticazione, consentendo ai denti di trovare la collocazione più adatta al loro corretto funzionamento. In modo del tutto naturale il lavoro sulle funzioni neurovegetative si estende poi alla suzione e all’articolazione dei suoni, al ritmo cardiaco e a tutta la catena respiratoria.
Col procedere della terapia i pazienti assistono al riequilibrio del loro apparato stomatognatico e, parallelamente, a un’attenuazione dei loro problemi fisici e psichici. Particolarmente adatta anche ai bambini, la dentosofia si è sviluppata in Italia a partire dal 2004 e vanta tra i suoi principali esponenti i dottori Renzo Ovidi e Francesco Santi. Valida alternativa alla pratica di estrarre denti e di modificare in modo meccanico e  coatto la forma della bocca, pone l’accento sulle cause e le conseguenze di un cavo orale non in armonia, agendo con mezzi olistici che modificano sia la situazione fisica che quella psicoaffettiva del paziente.
Come afferma lo stesso dott Santi nell’introduzione al libro di Renzo Ovidi “Perché i figli della playstation hanno i denti storti”: «La dentosofia è uno splendido spartito, che raccoglie e unifica le dinamiche che uniscono la nostra psiche al corpo e le integra nell’ambiente». D’altronde l’uomo fa parte del tutto e, come scriveva Rudolf Steiner, «nei denti sono concentrati tutti i misteri dell’universo»
 
 
scritto da: Marco Grilli
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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