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Il messaggio spirituale attraverso le vocali




Noi parliamo senza penetrare veramente con la nostra anima nell'intimo della parola, senza immergerci in essa. Chi è ancora capace di stupirsi, di meravigliarsi, di rimanere perplesso, d'inalberarsi al suono di una o dell'altra vocale?

Oppure di sentire nel suono delle diverse consonanti la curva che dolcemente abbraccia un oggetto contro un altro, o in fine l'impressione di uno spigolo, di qualcosa di pungente o vellutato? Eppure tutto ciò è contenuto nel linguaggio! E, mentre facciamo trascorrere davanti all'anima nostra i singoli suoni che compongono una parola, possiamo sentire come essa, primordialmente scaturita dall'intera entità umana, racchiuda in sé tutta la scala dei sentimenti dell'anima e delle impressioni delle cose esteriori, e possiamo sperimentare l'uomo intero, dall'apice della sua felicità agli abissi della sua miseria.
L'uomo cosciente deve riconquistare tale consapevolezza delle intime ricchezze contenute in ogni vocale e consonante allo scopo di poter percepire con l'anima i movimenti da esse scaturite.
Per ora prenderemmo in esame solo le vocali, con le quali l'uomo getta la luce del suo cielo interiore sul creato fuori di lui, mentre con le consonanti egli arrichisce il proprio mondo interiore di tutte le forze che affluiscono a lui dalle cose.
Nell'A è contenuto il sentimento essenziale della meraviglia. È un aprire con stupore le porte dell'anima al mondo e lasciare che questo penetri in noi. Ci apriamo al mondo nel modo più puro quando gli stiamo difronte ammirandolo. Ogni conoscenza comincia con l'ammirazione, con la meraviglia. Quando si sta di fronte al mondo in tale stato d'animo la voce prorompe in un A, e come movimento corporeo, le braccia si spalancano, tendendosi verso l'universo in direzioni divergenti.
Quando sentiamo l'E. Non lasciamo più che il mondo penetri semplicemente in noi, ma già assumiamo un certo atteggiamento di difesa, di opposizione. Il mondo è là, e noi ci poniamo di fronte ad esso. Perciò il gesto dell'E consiste nell'incrociare le braccia, facendo sì che al punto dell'incrocio le braccia si tocchino. “di fronte al mondo ci sono anch'io, e voglio sentire di esserci”, dice il gesto, e il contatto delle braccia che s'incrociano ce ne rende coscienti.
Ora veniamo a quella vocale che, in tutto e per tutto rappresenta la sua autoaffermazione: l'I. Con la I sentiamo l'affermazione del proprio Io. (in tutte le lingue la paroletta “Io” comincia appunto con l'I: Io, Ich, Je, I, Ja, ecc...) e se nell'A ci immergiamo in noi stessi da due lati accogliendo il mondo, nell'I usciamo dal nostro centro verso l'esterno; e non come se volessimo afferrare qualcosa, ma sentendo sopra tutto la distensione, l'energia che parte dal cuore in due direzioni diverse, avanti e indietro, alto e basso, ecc..., e si estende continuandosi attraverso le due braccia, in una forma lineare che esprima il drizzarsi della figura umana sopra la spina dorsale. L'I è un suono poco musicale, taglia l'aria come una spada o la fende come una freccia.
L'O è un aprire le braccia in semicerchio per poi racchiuderle formando un circolo, come se l'uomo volesse, con questo gesto, abbracciare tutto il mondo. È per così dire, l'Io che si congiunge col “non Io” è la rinuncia al proprio sé, affinché in esso possa entrare l'altro. Nell'O l'altro non è più estraneo, fuori di noi, come nell'A; non è più qualcosa di ignoto che si contempla da lontano, ma qualcosa che si accoglie in noi nell'intimo, con calore profondo. L'O è la vocale dell'unione, dell'amore; la troviamo espressa mirabilmente, nel gesto delle mani, nella scultura del Canova “Amore e Psiche” (vedi foto)
Analizziamo la parola AmO, inizialmente c'è la meraviglia e l'apertura verso l'altro per poi abbracciarlo e farlo penetrare in noi.
Il sentimento interiore dell'U è il gelo, l'irrigidimento. Esprime generalmente una specie di acquietamento finale oppure un'esperienza possente ma dolorosa (così nelle parole oscuro, buio, ululo, paura) e ci porta quasi a fuggire da noi stessi o a rattrapirci, a deprimerci. Il movimento si esprime nelle braccia parallele, sia tese in avanti con un anelito quasi a fuggire lungh'esse, sia irrigidite e strette lungo il corpo. Si potrebbe anche dire: l'U insegna a morire, come l'A insegna a nascere.
Nell'elemento vocalico si esprime con grande potenza il sentimento in genere; ogni esclamazione riceve il suo particolare colore da una vocale: “ Uh che freddo! Uh che paura! Ah che bella rosa! Oh che gioia!” a nessuno verrebbe in mente di esclamare: “ Uh che bella rosa!” lo si dirà tutt'al più se, passando e scorgendola improvvisamente, l'anima si arresti colpita: “ Uh (non l'avevo vista) che bella rosa!”
Conoscere il moto animico delle vocali, ci consente di comprendere le manifestazioni dello spirito in esse racchiuse, così come nel nome proprio, si manifesta il carattere dell'individuo.
Per fare un esempio e non voler coinvolgere nessun altro, prenderò in esame il mio nome: Sergio,
dunque le vocali comprese nell'ordine sono E, I, O.
E. Seguendo ciò che abbiamo caratterizzato precedentemente e scoprendomi nel descrivermi vediamo che: nell'incontro con l'altro, si manifesta inizialmente una diffidenza E, chiusura delle braccia, lascio il mondo o l'altro fuori di me, fino ad una analisi profonda.
I. Successivamente c'è la voglia di farmi conoscere e di affermarmi, mostrando la mia determinazione.
O. Se con l'altro si è instaurato un feeling ecco che avviene l'abbraccio, il farlo entrare in me, l'accettarlo in tutto e per tutto... (e qui forse la mia fregatura) :-)
Ora provate ad analizzare il vostro nome seguendo ciò che abbiamo caratterizzato... buon divertimento.

Sergio Lecca

Autore: 1406 1406



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