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Cosa l'Antroposofia




L’Antroposofia è un percorso di conoscenza, che guida lo spirito nell’uomo verso lo spirito dell’universo

"L'uomo rimane nel suo stato incompiuto se non afferra in se stesso la materia della trasformazione e non si trasforma per forza propria.
La natura fa dell'uomo semplicemente un essere di natura; la società ne fa un essere che agisce secondo date leggi; egli può diventare un essere libero solo per forza propria."

Rudolf Steiner, "La filosofia della libertà"

L'Antroposofia nasce negli individui come un bisogno del cuore e del sentimento e trova giustificazione in quanto tentativo di soddisfare un’esigenza interiore. Può essere compresa solo da coloro che vi trovano quello che loro stessi sentono il bisogno di scoprire. Per cui, antroposofi sono quelli che sentono un bisogno essenziale di vita, certi interrogativi sulla natura umana e sull’universo, proprio come uno sente la fame e la sete. – Rudolf Steiner, Pensieri Principali di Antroposofia, 1904.

Durante il 1890, Steiner lavorò per sette anni a Weimar all’archivio di Goethe, dove pubblicò i lavori scientifici di Goethe e collaborò all’edizione completa del lavoro di Schopenhauer. A quei tempi Weimer era un centro della cultura Europea e questo permise a Steiner di incontrare diversi artisti di rilievo e personaggi della cultura. Nel 1894 Steiner pubblicò la sua prima opera importante, Pensiero Intuitivo come un Percorso Spirituale: la Filosofia della Libertà, al giorno d’oggi pubblicata come una dei Classici dell’Antroposofia.

Quando Steiner lasciò Weimar, andò a Berlino dove pubblicò una rivista letteraria d’avanguardia. Di nuovo si coinvolse nella ricca cultura in rapida trasformazione di una città che era diventata il centro di molti gruppi e movimenti radicali. Steiner tenne conferenze di storia e scienze naturali e offrì insegnamenti pratici su come parlare in pubblico. Si rifiutò di aderire ad alcuna ideologia politica, cosa che non lo rese simpatico a tanti attivisti allora a Berlino.
Nel 1899, la vita di Steiner cominciò a cambiare rapidamente. La sua autobiografia riesce a dare una visione personale dei suoi sforzi interiori, che maturarono fino a una svolta cruciale. Nella copia della sua rivista del 28 agosto 1899, Steiner pubblicò l’articolo “ La Rivelazione Segreta di Goethe” sulla natura esoterica di una favola di Goethe, Il Serpente verde e La Splendida Ninfea. Come conseguenza Steiner fu invitato a parlare a un convegno di Teosofi. Questa fu la sua prima opportunità di mettere in pratica la decisione di parlare apertamente della sua percezione spirituale, che era maturata in lui pian piano fin dalla prima infanzia attraverso uno sviluppo e una disciplina interiore.

Steiner cominciò a parlare regolarmente a gruppi teosofici, cosa che disturbò e confuse diversi suoi amici. Il rispettabile, anche se spesso radicale studioso, storico, scienziato, scrittore e filosofo cominciò a emergere come un “occultista”. La decisione di Steiner di parlare direttamente dalla sua ricerca spirituale, non rifletteva alcun desiderio di essere un insegnante spirituale, alimentare la curiosità o far rivivere qualche saggezza antica. Scaturiva invece dalla sua percezione di quali fossero le necessità del proprio tempo.

Rudolf Steiner considerò come un suo compito quello di sorvegliare le realtà spirituali al lavoro nel regno della natura e attraverso l’universo. Egli esplorò la natura interna dell’anima e dello spirito umano e il loro potenziale per uno sviluppo ulteriore; sviluppò nuovi metodi di meditazione; studiò le esperienze delle anime umane prima della nascita e dopo la morte; guardò indietro nella storia spirituale e nell’evoluzione dell’umanità e della Terra; fece studi approfonditi sulla reincarnazione e sul karma. Dopo diversi anni, Rudolf Steiner divenne sempre più attivo nelle arti. E’ significativo come vide le arti quali fondamentali strumenti per tradurre la scienza spirituale in innovazione sociale e culturale. Possiamo vedere ciò che accade quando la scienza scavalca il cuore umano e traduce la conoscenza in tecnologia senza grazia, bellezza o compassione. Nel 1913 cominciò la costruzione del Goetheanum a Dornach in Svizzera. Questa straordinaria costruzione di legno prese corpo poco per volta durante la Prima Guerra Mondiale. Un gruppo internazionale di volontari collaborò con lavoratori e artigiani locali per dar corpo alle straordinarie forme intagliate e alle strutture disegnate da Steiner. Steiner vedeva l’architettura al servizio della vita umana, e disegnò il Goetheanum per sostenere il lavoro dell’antroposofia – in particolar modo il teatro e l’euritmia. Il Goetheanum fu dato alle fiamme e distrutto da un incendiario a Capodanno del 1922. Rudolf Steiner disegnò una seconda struttura che fu completata dopo la sua morte. Attualmente è il centro della Società Antroposofica e della sua Scuola di Scienza Spirituale.

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, l’Europa era in rovina e la gente pronta a nuove forme sociali. Tentativi di realizzare l’ideale di Steiner di un “organismo sociale triarticolato” come un’alternativa politica e sociale, non ebbero successo. Ciononostante, i suoi concetti di fondo sono oggi ancor più rilevanti. Il pensiero sociale di Steiner può essere compreso solo nel contesto della sua visione della storia. In contrasto con Marx, Steiner vedeva la storia modellata essenzialmente da mutamenti nella coscienza umana, mutamenti nei quali partecipano attivamente persone con una spiritualità più alta.
Secondo il suo pensiero è possiibile costruire un sano ordine sociale solo individuando le esigenze della materia, dell’anima e dello spirito. Tali esigenze sono caratterizzati da una potente tensione tra la ricerca di comunità e l’esperienza dell’Io, o vera individualità. La comunità, intesa come senso di interdipendenza materiale, è l’essenza della nostra economia mondiale. Come il pensiero indipendente e i discorsi liberi, l’Io, o il sé essenziale, è la base di ogni tentativo e innovazione creativa, ed è cruciale per la realizzazione dello spirito umano nelle arti e nella scienza.
Senza la libertà spirituale, la cultura inaridisce e muore. Individualità e comunità sono elevate al di sopra di ogni conflitto solo quando vengono riconosciute come polarità creative con radici nella natura umana, non come contraddizioni. Ogni aspetto deve trovare l’espressione sociale appropriata. Abbiamo bisogno di forme che assicurino libertà a tutte le espressioni della vita spirituale e che promuovano la comunità nella vita economica. La salute di questa polarità, comunque, dipende da un completo riconoscimento del terzo bisogno e funzione umana – la relazione sociale che si collega al nostro senso dei diritti umani. Anche qui, Steiner ha enfatizzato il bisogno di sviluppare un distinto regno di organizzazione sociale a supporto di questa sfera – ispirato all’interesse per l’uguaglianza che si risveglia man mano che riconosciamo l’essenza spirituale di ogni individuo umano. Questo è il significato e la sorgente del nostro diritto alla libertà dello spirito e della sostanza materiale.
Queste intuizioni sono la base della risposta di Steiner ai bisogni di oggi, e hanno ispirato il rinnovamento in molte aree della vita moderna.
Dottori, terapisti, agricoltori, uomini d’affari, accademici, scienziati, teologi, pastori e insegnanti, tutti si sono avvicinati a lui per trovare il modo di portare nuova vita ai loro sforzi. Il movimento della scuola Waldorf ha avuto inizio con una scuola per i bambini degli impiegati della fabbrica di sigarette Waldorf-Astoria. Oggi vi sono scuole Waldorf in tutto il mondo. Ci sono case, scuole e villaggi comunità per bambini e adulti con bisogni particolari. L’agricoltura biodinamica iniziò con una serie di conferenze richieste da un gruppo di agricoltori preoccupati dal trend distruttivo del’agricoltura “scientifica”. Il lavoro di Steiner con alcuni medici portò a un movimento medico che include cliniche, ospedali e vari tipi di terapie. Come arte del movimento, l’euritmia serve pure come lavoro educativo e terapeutico. Rudolf Steiner parlò molto poco della sua vita con riferimenti personali. Nella sua autobiografia, comunque, affermò che, fin dalla sua prima infanzia, era perfettamente consapevole dell’invisibile realtà che era nel nostro mondo di tutti i giorni. Egli lottò dentro di sé per i primi quarant’anni della sua vita non per raggiungere l’esperienza spirituale, ma per unire le sue esperienze spirituali con una ordinaria realtà attraverso metodi scientifici. Steiner interpretò questa era scientifica, anche nei suoi aspetti più materiali, come una fase essenziale nell’educazione spirituale dell’umanità. Soltanto dimenticandosi in questa fase del mondo spirituale e occupandosi del mondo materiale si possono far brillare facoltà nuove ed essenziali, in particolar modo l’esperienza della vera libertà interiore dell’individuo.
Tra i trenta e quarant’anni, Steiner divenne consapevole di un riconoscimento interiore di quello che definì “il punto di svolta nel tempo” nella storia dello spirito umano. Questo evento corrisponde al l’incarnazione di Cristo. Steiner riconobbe che il significato di tale punto di svolta nel tempo prescinde da tutte le differenze di religione, razza o nazionalità e ha conseguenze per tutta l’umanità. Rudolf Steiner fu pure indotto a riconoscere la nuova presenza e attività di Cristo iniziata nel ventesimo secolo, non nel mondo fisico, ma nel regno eterico della Terra e dell’umanità – il regno invisibile delle forze della vita. Steiner voleva nutrire un percorso di conoscenza per andare incontro alle profonde e urgenti esigenze del nostro tempo. Quegli ideali, sebbene realizzati in modo impreciso, possono guidare le persone a trovare una continua ispirazione nell’antroposofia per le loro vite e il loro lavoro. Rudolf Steiner lasciò i frutti di una attenta osservazione e percezione spirituale ( o, come preferiva chiamarla, una ricerca spirituale) una visione che è libera e interamente conscia dell’integrità del pensiero e della conoscenza inerente la scienza.

Dipinto di Marina Sagramora

Fonte rudolfsteiner.info

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



La storia di San Francesco d'Assisi

San Francesco d'Assisi nacque ad Assisi nel 1182 ca. e morì nel 1226. Giovanni Francesco Bernardone, figlio di un ricco mercante di stoffe, istruito in latino, in francese, e nella lingua e letteratura provenzale, condusse da giovane una vita spensierata e mondana; partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia, e venne tenuto prigioniero per più di un anno, durante il quale patì per una grave malattia che lo avrebbe indotto a mutare radicalmente lo stile di vita: tornato ad Assisi nel 1205, Francesco si dedicò infatti a opere di carità tra i lebbrosi e cominciò a impegnarsi nel restauro di edifici di culto in rovina, dopo aver avuto una visione di san Damiano d'Assisi che gli ordinava di restaurare la chiesa a lui dedicata.

Il padre di Francesco, adirato per i mutamenti nella personalità del figlio e per le sue cospicue offerte, lo diseredò; Francesco si spogliò allora dei suoi ricchi abiti dinanzi al vescovo di Assisi, eletto da Francesco arbitro della loro controversia. Dedicò i tre anni seguenti alla cura dei poveri e dei lebbrosi nei boschi del monte Subasio. Nella cappella di Santa Maria degli Angeli, nel 1208, un giorno, durante la Messa, ricevette l'invito a uscire nel mondo e, secondo il testo del Vangelo di Matteo (10:5-14), a privarsi di tutto per fare del bene ovunque.

Tornato ad Assisi l'anno stesso, Francesco iniziò la sua predicazione, raggruppando intorno a sé dodici seguaci che divennero i primi confratelli del suo ordine (poi denominato primo ordine) ed elessero Francesco loro superiore, scegliendo la loro prima sede nella chiesetta della Porziuncola. Nel 1210 l'ordine venne riconosciuto da papa Innocenzo III; nel 1212 anche Chiara d'Assisi prese l'abito monastico, istituendo il secondo ordine francescano, detto delle clarisse. Intorno al 1212, dopo aver predicato in varie regioni italiane, Francesco partì per la Terra Santa, ma un naufragio lo costrinse a tornare, e altri problemi gli impedirono di diffondere la sua opera missionaria in Spagna, dove intendeva fare proseliti tra i mori.

Storia San Francesco
Nel 1219 si recò in Egitto, dove predicò davanti al sultano, senza però riuscire a convertirlo, poi si recò in Terra Santa, rimanendovi fino al 1220; al suo ritorno, trovò dissenso tra i frati e si dimise dall'incarico di superiore, dedicandosi a quello che sarebbe stato il terzo ordine dei francescani, i terziari. Ritiratosi sul monte della Verna nel settembre 1224, dopo 40 giorni di digiuno e sofferenza affrontati con gioia, ricevette le stigmate, i segni della crocifissione, sul cui aspetto, tuttavia, le fonti non concordano.

Francesco venne portato ad Assisi, dove rimase per anni segnato dalla sofferenza fisica e da una cecità quasi totale, che non indebolì tuttavia quell'amore per Dio e per la creazione espresso nel Cantico di frate Sole, probabilmente composto ad Assisi nel 1225; in esso il Sole e la natura sono lodati come fratelli e sorelle, ed è contenuto l'episodio in cui il santo predica agli uccelli. Francesco, che è patrono d'Italia, venne canonizzato nel 1228 da papa Gregorio IX. Viene sovente rappresentato nell'iconografia tradizionale nell'atto di predicare agli animali o con le stigmate.





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