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Persiano bicolore




Il bianco associato a un altro colore è la combinazione classica di questa razza che, nonostante i numerosi esemplari bicolore, viene considerata una vera "opera d'arte"

Storia

I Persiani bicolore ottennero una propria classe di concorso alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Lo standard originale prevedeva macchie di colore perfettamente simmetriche, ma questo si rivelò talmente difficile da ottenere che si preferì modificare i requisiti permettendo ogni distribuzione delle macchie, purche' in modo uniforme.

Temperamento

Placido e affettuoso.

Varietà

La colorazione di base è bianca associata a un altro colore in tinta unita. Le combinazioni meglio riconosciute sono bianco e nero, blu e bianco, rosso e bianco e crema e bianco. Il Persiano van bicolore ha testa e coda chiazzate simili a quelle del Van turco.

CARATTERISTICHE

TESTA

Ampia e rotonda, con il naso corto. La pelle del naso dev'essere di colore rosa o in sintonia con il colore del mantello.

OCCHI

Larghi, rotondi, di colore rame o arancio.

ORECCHIE

Piccole e a punta arrotondala, con ciuffi di pelo.

CORPO

Robusto e tarchiato.

MANTELLO

Denso, sericeo e folto. Le macchie di colore devono essere in tinta unita e distribuite uniformemente.

CODA

Corta e folta.

PIEDI

Larghi e rotondi. Il cuscinetto è rosa.

ZAMPE

Corte e grosse.

Persiano bicolore bianco e nero

La combinazione bianco e nero era la forma originale del Persiano bicolore, nata al fine di imitare la pezzatura del coniglio olandese. Lo standard venne modificato quando ci si rese conto che era impossibile ottenere una simile disposizione delle macchie.

Persiano bicolore bianco e crema

Come in tutti i Persiani bicolore, l'area di bianco in questa varietà piuttosto recente non deve coprire più della metà del mantello, mentre le macchie di colore possono coprirne fino ai due terzi.

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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