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Siberian Husky




Il Siberian Husky , razza oggi popolarissima, s'affaccia alla popolarità mondiale nei primi del novecento in concomitanza con la diffusione delle corse con la slitta nell'Alaska animata dall'irrefrenabile corsa all'oro

 La versione più accreditata sulla "scoperta" della razza vuole che il Siberian Husky, allevato nel massimo rispetto della originaria purezza dalla popolazione eschimese abitante la penisola siberiana del Ciukci, venisse "esportato" da alcuni russi dediti alla corsa all'oro nella vicina Alaska per essere destinato al traino delle slitte.

Nonostante una struttura meno possente del collega ed "antagonista" alaskan malamute, il Siberian Husky si impose come eccellente cane da slitta, adattissimo a lavorare in muta, ottimo nelle gare che si diffondevano all'epoca e protagonista di straordinarie imprese: su tutte l'epica impresa di Balto, esemplare che riuscì, nonostante le condizioni meteorologiche proibitive a recapitare la medicina antidifterite alla città di Nome infestata da una terribile epidemia. Da allora la popolarità del Siberian husky ha vissuto un'excalation che lo ha portato a diffondersi ovunque, soprattutto in Europa in virtù di un aspetto elegante e selvaggio al contempo.

Si tratta di un cane ben proporzionato, alto sino a 60 cm al garrese per i maschi (56 per le femmine),pesante tra i 20 ed i 27 kg., mantello di pelo fitto ( lo standard ammette tutte le colorazioni) , occhi a mandorla nelle varietà tonali del blu o marrone, a volte di colore diverso tra loro.

Il Siberian Husky,oggi cane da slitta per eccellenza impiegato nella disciplina dello Sleg Dog ed in altre ancora, è adibito principalmente a funzioni di cane da compagnia, essendo un pessimo guardiano, per di più con una certa propensione alla fuga. Non si tratta di una razza obbediente, anzi manifesta invece una forte componente di indipendenza; l'ancestrale indole orta l'Husky ad ululare, scavare buche e correre senza freno. Riservato per carattere, è un cane poco incline alle " smancerie", atteggiandosi tuttavia con grazia e fierezza; per ottenere il suo rispetto è necessario instaurare un rapporto che veda l'uomo come superiore gerarchico (fermezza, autorità, mai eccessivo rigore o peggio ancora maniere forti).

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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