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Pastore Maremmano Abruzzese




Il maremmano e l'abruzzese erano sino al 1951 due razze differenti ma talmente simili da suggerire la redazione di un unico standard per entrambe (per cui di fatto una sorta di fusione in un'unica razza)

Straordinario guardiano del gregge, dalla tempra forgiata dalle asprezze delle catene montuose abruzzesi, il pastore maremmano-abruzzese è cane vigile, feroce con il lupo ed i nemici del gregge, con il quale instaura un rapporto strettissimo (alcuni pastori sono alimentano i cuccioli con latte di pecora al fine di creare un rapporto speciale cane e gregge), nutrendosi dei prodotti degli ovini stessi, abituato a digiuni e rigori invernali.

Cane robusto (da 60 a 73 cm di altezza al garrese per un peso di kg 45 ed oltre), oltremodo rustico, il pastore maremmano-abruzzese è un guardiano (utilizzo per cui possiede delle doti ataviche che non necessitano di altro allenamento che la frequentazione delle pecore) insuperabile tanto che, esportato nelle regioni scandinave a difesa dei greggi dei luoghi, ha dimostrato un'affidabilità tale da non perdere nemmeno un capo di quelli affidati alla sua custodia nonostante la presenza di predatori feroci ed un ambiente di vita sicuramente diverso da quello dei pascoli abruzzesi.

Cane fiero, indipendente, riottoso ai comandi, diffidente con gli estranei tanto da potersi rivelare aggressivo, è cane che al di fuori del suo contesto ed utilizzo naturale, necessita di un padrone energico e fermo, che lo rispetti e lo educhi ma non lo umili richiedendogli atteggiamenti da cane di compagnia.

Il bel pelo bianco, il maestoso portamento altero ed ombroso, gli hanno creato moltissimi estimatori anche fuori dai confini italiani ed anche come cane da guardia, con la conseguenza che il maggior contatto con l'uomo e la città hanno consigliato una selezione volta a mitigare la durezza atavica del carattere del pastore maremmano-abruzzese.

 

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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