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Samoiedo




Il Samoiedo, che secondo molti studiosi del settore mutua il nome dalla popolazione dei Samoiedi stabilitisi nella siberia nordoccidentale che lo allevavano tenendolo nella più alta considerazione, destinandolo al traino delle slitte, alla guardia delle renne, ma impiegandolo anche nella caccia

La selezione di questi straordinari nordici è poi proseguita soprattutto in Inghilterra. L'irresistibile aspetto dei cuccioli 8 simili a piccoli orsi), l'eleganza del portamento hanno fatto del Samoiedo una razza piuttosto diffusa anche al di fuori dell'area geografica d'appartenenza.

E' un cane alto sino a 57 cm al garrese per i maschi, pesante sino a 30 kg., dotato di un aspetto da spitz e di un pelo folto e lungo nei colori bianco (più diffuso) ma anche crema.

Dall'aspetto giovale, il Samoiedo è un ottimo cane da compagnia, elegante, intelligente, attaccato al padrone anche se burlone ed un po' malizioso come lo definiscono molti esperti della razza in virtù di certi suoi atteggiamenti un po' canzonatori. Molto sensibile ed affettuoso, non perde mai la sua atavica dignità e fierezza che va temperata dall'uomo con un preciso inquadramento gerarchico.

Il Samoiedo manifesta una certa propensione alla fuga, un istinto da cacciatore non sempre controllabile ed un caratterino poco incline a tollerare altri cani nel suo raggio d'azione.

 

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Cosa significa sognare il deserto

Il deserto nei sogni rappresenta  una potente immagine di introspezione e di crescita, uno spazio simbolico da attraversare o in cui perdersi dove l'unica certezza è quella della propria fragilità.

Vedere il deserto nei sogni può provocare stupore o, più spesso, angoscia e confusione.

Il deserto è un ambiente arido, vuoto ed ostile alla vita, in cui lo spazio sembra dilatarsi all’infinito. E’ il luogo dell’estrema solitudine e della lontananza dalla civiltà, dove la natura emerge in tutto il suo potere, dove l’uomo può solo sentirsi piccolo ed impotente e, nell’abbraccio di questo forzato isolamento, confrontarsi con i propri limiti e le proprie debolezze.

Rappresenta il centro psichico del vuoto assoluto purgato di ogni influenza civilizzata, esperienza ed idea, una sorta di territorio inesplorato molto vicino all’essenza individuale, all’anima, al centro interiore.

Il deserto nei sogni può essere considerato una potente immagine di introspezione e di crescita, uno spazio simbolico da attraversare o in cui perdersi dove l’unica certezza è quella della propria fragilità.

Ma proprio questa solitudine e questo isolamento possono favorire riflessione, meditazione, centratura ed influire sul proprio processo evolutivo.

Sognare il deserto si collega all’aridità ed al vuoto di emozioni che forse il sognatore sta sperimentando in qualche aspetto della sua vita, una sorta di specchio del suo “ deserto interiore” o esteriore. Rappresenta allora un vuoto di sentimenti, di motivazioni e di spinte vitali, oppure riflette la tristezza ed il vuoto dell’ambiente in cui si vive: neutro, privo di stimoli, di rapporti e di emozioni.

Può indicare a momenti di grande difficoltà e dolore: lutti, separazioni, depressione.

La solitudine a cui fa pensare il deserto nei sogni può associarsi ad una reale solitudine oppure ad un bisogno di recuperare le energie attraverso il contatto con se stessi.

Interessante quando nell’arida sabbia, nelle formazioni rocciose o nelle solitudini ghiacciate del deserto onirico compaiono tracce da seguire, orme di animali o segni di un passaggio precedente, perchè questo consente al sognatore di trovare una strada, di seguire segnali che possono illuminarlo e guidarlo.

Ed è molto bello quando l’aridità del deserto cede ad un accenno di umidità, ad un’acqua che improvvisa sgorga o che si scorge in un pozzo scavato nel terreno o che infine appaia un ‘oasi.

Sognare un’oasi nel deserto è l’immagine che più di ogni altra risponde al bisogno di completezza e di sostegno. E’ lo spazio ideale in cui ricevere aiuto e recuperare le forze, in cui ricaricare le proprie energie fisiche o psichiche, un luogo ideale a cui giungere, una speranza, un obiettivo che annulla, con la sua carica di bellezza e comfort, tutto il precedente percorso di solitudine e vuoto del deserto.

Sognare di perdersi nel deserto e trovare un’oasi rimanda così ad ogni momento di nuova consapevolezza delle proprie risorse interiori, ad una nuova ricchezza e maturità.

Marzia Mazzavillani

Fonte http://guide.supereva.it/





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