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Setter Irlandese




Il Setter Irlandese condivide con il Setter Inglese

La probabilissima discendenza da quello definito bracco delle quaglie anche se la razza così come si presenta nelle attuali caratteristiche, compare nei primi anni del milleottocento, ottenendo immediatamente dopo molto successo alle esposizioni per il tipico colore irlandese.

Il setter irlandese è alto dai 54 ai 64 cm al garrese, pesante dai 18 ai 30 kg., corporatura agile ed elegante, orecchie pendenti, mantello rosso vivo con frange, possibilità di piccole macchie bianche sul petto, sulla fronte e sugli arti in genere.

Il setter irlandese fa sfoggio di un ottimo fiuto, cerca la preda con un bel galoppo ed è adatto a qualsiasi terreno, montagna, pianura, acqua per lui non c'è alcun problema, scovato il selvatico assume la caratteristica ferma abbassando il corpo verso il terreno e rimanendo immobile, poi completa l'opera con un buon riporto. La sua bellezza gli ha procurato un buon successo anche come cane da compagnia.

La razza, sicuramente tra le più belle esteticamente, è vittima di una certa diffidenza tra i cacciatori e gli estimatori per via del carattere, troppo focoso come si addice ad un perfetto irlandese: si rimprovera al setter irlandese l'estrema eccitabilità, la ribellione agli ordini impartiti e l'eccessivo nervosismo. Il fatto è che il setter irlandese è geneticamente cane da caccia, come tale il naturale sfogo della sua enorme carica psico-fisica è l'attività venatoria, perciò necessita se non impegnato in essa di una grande quantità di movimento, per giunta con il rosso irlandese è necessaria una buona dose di pazienza e dolcezza per stabilire un feeling che si ripercuoterà positivamente anche durante le battute di caccia, senza mai eccedere con la fermezza che è sì necessaria ma nella dose giusta per evitare che il setter irlandese diventi del tutto insofferente.

Correttamente educato e compreso nella complessità delle sue componenti caratteriali, il setter irlandese si rivela un buon compagno, fedele ed affettuoso ma non sarà mai una semplice marionetta in mano all'uomo.

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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