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I tira e molla in amore fanno male




Lasciare qualcuno può essere un’impresa complessa, soprattutto se entrano in gioco i sensi di colpa e si vuole fare qualcosa per aiutarlo

Prendere la decisone di lasciare qualcuno che ancora ci ama è terribilmente difficile, soprattutto quando gli vogliamo ancora bene. Daniele, un nostro lettore, ci racconta: “Tre mesi fa ho lasciato la mia compagna dopo dieci anni di convivenza. Lei l’ha presa molto male, alterna momenti di depressione a scatti di rabbia che mi fanno paura. Ogni volta che la sento o la vedo, ne esco con un senso di colpa insopportabile. Mi sono innamorato di un’altra, a lei lo nego, anche se continua a chiedermelo, perché non voglio farla stare peggio. Come posso starle vicino, considerato che le voglio un bene dell’anima, ma non mi attrae più?”.

Le decisioni vanno prese fino in fondo
Daniele è l’ultima persona al mondo che può fare qualcosa per aiutare la sua ex, se non per un aspetto: dirle tutta la verità. Avere il coraggio di allontanarla e allontanarsi fino in fondo. Probabilmente quello che la fa soffrire è la sua ambivalenza. Lei si attacca al suo interesse, immaginando speranze vane. Confessarle che non la ama più e dirle che è innamorato di un’altra può sembrare crudele, ma illuderla è ancora peggio. Inoltre, l’ambivalenza non fa altro che prolungare l’agonia perché aumenta in lei le aspettative, ma nel tempo anche la rabbia e le rivendicazioni.

 

Il senso di colpa
Quando si vuole molto bene ad una persona si può essere tentati di tenerla all’oscuro da quelle informazioni o situazioni che potrebbero farla soffrire. Al contrario, la cosa migliore da fare se non si è più innamorati, è dire la verità… anche se brucia. Essere sinceri aiuta a prendere coscienza della situazione e ad accettarla, e questo vale per entrambi. Altra cosa da fare è avere il coraggio di tranciare di netto perché noi siamo proprio l’ultima persona a poter fare qualcosa per aiutarla. Quando poi viene a trovarci il senso di colpa e ci sentiamo responsabili del dolore che  infliggiamo all’altro, bisogna pensare che è solo frutto della nostra mente, e che in realtà nessuno dei due ha colpa se i sentimenti, nel tempo, sono cambiati. Per concludere quindi, se vogliamo davvero bene ad una persona, la cosa migliore che possiamo fare è regalarle la possibilità di essere amata ancora.

 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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