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Amore e Alchimia – L’Apertura del Cuore




Il principale compimento del lavoro magico/alchemico consiste nell’apertura del Cuore. Questa esperienza è comunemente nota come « illuminazione » o « salvezza ».
E’ bene sapere che TUTTI i nostri problemi derivano esclusivamente dall’aridità del nostro Cuore, cioè dalla mancata apertura di questo. Problemi di denaro o di salute, difficoltà a trovare il lavoro più adatto o il partner giusto, incapacità di farsi accettare e senso di inadeguatezza… nessuno di questi fenomeni ha la sua fonte all’esterno di noi: ogni difficoltà origina al nostro interno ed è sempre causata dalla durezza del Cuore, cioè dall’incapacità di vivere in uno stato di innamoramento.

Aprire il Cuore significa entrare in una dimensione di complicità rispetto al mondo. Le altre persone smettono di essere fonte di paura, sospetto, ansia… e divengono nostre complici. Fra noi e gli altri si stabilisce una sottile intesa, un senso di intima fiducia che è completamente indipendente da ciò che loro stanno pensando di noi.

La trasmutazione della paura in fiducia riguarda un cambiamento che avviene nel nostro Cuore e non ha nulla da spartire con il comportamento delle altre persone. Noi non conosciamo mai gli altri, non ne abbiamo facoltà; semplicemente ci costruiamo un’immagine mentale di loro e interagiamo con quella. Quando il Cuore si apre strappiamo questa immagine e ci lasciamo invadere dall’anima dell’altra persona, percepiamo direttamente la sua essenza senza più alcun filtro. Ecco che inevitabilmente scaturisce l’amore. Non possiamo più fare a meno di innamorarci del mondo e di ogni suo abitante.
Muoversi in ufficio, sull’autobus, al supermercato, in tangenziale… con il Cuore aperto, significa essere continuamente travolti dalla Bellezza delle persone e delle situazioni. Ci si sente protetti, al caldo, fra le braccia dell’esistenza… a casa propria. Quale magnifica sensazione camminare per strada sentendosi sempre a casa propria, perennemente circondati da sconosciuti amici! Quale benessere psicofisico può scaturire dal non dover temere nessuno, dalla certezza che niente di negativo può mai accaderci!

L’amore, la fiducia e la serenità interiore non nascono come conseguenza di azioni che qualcuno compie nell’ambiente intorno a noi. Nessuno deve fare o non fare qualcosa per consentire che noi ci sentiamo più innamorati o più al sicuro. Non è grazie al sorriso di qualcuno che diverremo più innamorati e non è aumentando i dispositivi di sicurezza nei luoghi pubblici che ci sentiremo più sicuri. Il nostro grado di fiducia, sicurezza e amore possiamo deciderlo noi… adesso, senza dover mutare alcuna condizione esterna.
Per fare ciò dobbiamo avere il coraggio di andare per il mondo con in Cuore aperto. Allora, e solo allora, vivremo in un mondo sicuro, pieno di armonia e pace… anche se gli altri continueranno a vedere la guerra e la sopraffazione. L’illusione di « maya » ci tiene prigioniero il Cuore e lo farà fino a quando non avremo sviluppato occhi per vedere.

Aprire il Cuore significa cominciare a galleggiare nell’amore… vibrare a un’altra velocità e spostarsi nel mondo senza mai uscire da quella calda vibrazione. Sentire ardere il Sacro Fuoco interiore lungo ogni momento della giornata. Un elevato livello di amore può dare vertigine e stordimento: non è sentimentalismo, ma qualcosa di tangibile e concreto che produce uno straordinario effetto sulla macchina biologica.

L’eccesso di amore può addirittura bruciare. L’amore rappresenta il principale e più potente fuoco dell’alchimista – ancor più del ricordo di sé – che permette di « trasmutare il veleno in farmaco », cioè ogni emozione negativa in emozione superiore. L’amore tenuto costantemente acceso conduce con certezza all’immortalità.

Fonte visionealchemica.com

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Tratto da "Insegnamenti senza tempo", testo pubblicato su Forest Sangha Newsletter, del Ven. Ajahn Chah

"Una volta, mentre stavo con un Ajahn, dovetti cucirmi un abito.
Allora non c’erano macchine da cucire, si doveva cucire a mano ed era un’esperienza molto difficile. La stoffa era molto spessa e l’ago non era acuminato, mi continuavo a ferire da solo con l’ago, le mani diventavano molto doloranti e il sangue continuava a gocciolare sulla stoffa. Siccome il compito era molto difficile, ero ansioso di portarlo a termine. Ero così assorto nel lavoro che non mi accorsi nemmeno che sedevo sotto il sole cocente e grondavo sudore. L’Ajahn mi raggiunse e mi chiese perché sedessi al sole e non al fresco, all’ombra. Gli dissi che ero molto ansioso di finire il lavoro. Mi chiese: « Dove hai fretta di andare? » « Voglio finire questo lavoro, così posso fare la meditazione seduta e quella camminata », gli risposi. Egli domandò: « Quando finirà mai il nostro lavoro? » « Oh! » Questo mi fece tornare consapevole. « Il nostro lavoro nel mondo non finisce mai », mi spiegò. « Dovresti usare occasioni di questo genere come esercizi di consapevolezza, e dopo che hai lavorato abbastanza, fermati e basta. Metti il lavoro da parte e continua con la tua pratica di meditazione seduta e camminata. »
Iniziai a comprendere il suo insegnamento. Prima, quando cucivo,
anche la mia mente cuciva e, perfino quando mettevo da parte il cucito, la mia mente continuava a cucire. Quando compresi l’insegnamento dell’Ajahn, fui davvero in grado di accantonare il cucito. Quando cucivo, la mia mente cuciva, ma quando smettevo di cucire, anche la mia mente smetteva di cucire. Quando mi fermavo, anche la mia mente si fermava. Conoscete il bene e il male quando viaggiate o quando vivete in un posto. Non troverete la pace su una collina o in una caverna; potete viaggiare
fino al luogo in cui il Buddha raggiunse l’Illuminazione senza essere per nulla più vicini all’Illuminazione. Ciò che importa è essere consapevoli di voi stessi, ovunque siate e qualsiasi cosa stiate facendo. Viriya, lo sforzo, non riguarda quel che fate esteriormente, ma solo costante consapevolezza e contenimento interiore."





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