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Shank Prakshalana




Shank Prakshalana e la pulizia profonda del canale digerente, un lavaggio intenso dalle origini antichissime che tuttora viene praticato

Dalla tradizione indiana arriva la shank prakshalana, il termine significa  “lavaggio della conchiglia” (shank, conchiglia, probabilmente rimanda alla forma attorcigliata dell’intestino oppure al fatto che l’acqua scorre nel corpo come in una conchiglia) e costituisce una pulizia dell’intero circuito digestivo con acqua calda e salata.

Questa pratica è riservata alle persone in buona salute e che non abbiamo problemi di ulcere gastriche o di crisi tachicardiche. E’ sconsigliato alle donne in gravidanza o durante il ciclo mestruale. È necessario inoltre avere l’intera giornata a propria disposizione e possibilmente la libertà da visitatori o spettatori per sentirsi completamente a proprio agio.

La pratica di shank prakshalasa inizia già con la cena precedente il lavaggio, nel corso della quale consigliabile mangiare molto leggero, della frutta o una minestra verso le 19. Al mattino si salterà la colazione.

Per effettuare la pratica, si bolle dell’acqua con un cucchiaio di sale per ogni litro d’acqua. È importante che l’acqua sia sufficientemente salata affinché non venga assorbita per osmosi e trasformata in urina e che non si assuma acqua dolce nel corso della depurazione.

Quando la miscela di acqua e sale sarà divenuta tiepida (non fredda) si inizia a berla a bicchieri (il numero dipende dalla situazione dell’intestino). Per ogni bicchiere si esegue la serie di esercizi esposta nel video di seguito (Gabriella Cella consiglia di riperterli 4 volte su ciascun lato).

Questi esercizi hanno il compito di guidare il movimento dell’acqua all’interno del tubo digerente in modo da favorirne il deflusso. Dopo un tot (in genere una decina) di bicchieri e ripetizioni si andrà infatti incontro ad una serie di evacuazioni caratterizzate da feci via via sempre più liquide e chiare fino a che si espellerà unicamente dell’acqua limpida. A questo punto, il lavaggio può volgere al termine e per concludere si indurrà il vomito bevendo dell’acqua tiepida non salata in modo da pulire lo stomaco e l’esofago.

I benefici dello Shank Prakshalana
Una volta conclusa la pratica vera e propria è consigliato prepararsi del riso ben cotto, non integrale, con burro e insieme si può riprendere a bere acqua dolce (non prima).

l resto della giornata lo si dovrebbe passare a riposo e anche i giorni successivi è buona norma continuare una dieta leggera e moderata con delle verdure bollite e frutta poco zuccherina. Alcuni testi suggeriscono di assumere dei fermenti lattici per ripristinare la flora batterica.

I fautori di questa pratica sostengono che essa apporta numerosi benefici:

Pulizia completa e profonda dell’intestino da sedimenti accumulatesi nel tempo
Depurazione generale degli organi dell’apparato e del tubo digerente migliorando l’assimilazione dei cibi
Miglioramento delle funzioni intestinali e digestive
Riduzione dei disturbi intestinali più comuni: stitichezza, colite etc…

Una pratica da provare
Non è detto che questo lavaggio riesca fin dalla prima volta, ma non vi scoraggiate: sono molti i fattori che ne determinano il successo, in primis il livello di salinità dell’acqua.

Non è un caso che il web è colmo di consigli e testimonianze in merito. Oltre a ciò, nonostante sia considerata una pratica nella maggioranza dei casi totalmente innocua, è innegabile che sia piuttosto intensa per il corpo; per questo motivo, la prima volta potrebbe essere consigliabile la presenza di un maestro o di una persona esperta oppure documentarsi approfonditamente.

Genericamente i pareri di chi la pratica sono piuttosto entusiasti, ma non mancano coloro che la guardano con diffidenza. Come sempre non possiamo che consigliarvi di provarla voi stessi, con giudizio e attenzione: solo l’esperienza diretta potrà dirvi se fa al caso vostro o meno.

Fonte cure-naturali.it

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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