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Centrifugato di cetriolo e zenzero, ricetta disintossicante




Il centrifugato di cetriolo e zenzero è una ricetta che aiuta a disintossicare l’organismo, questo grazie alle prodigiose proprietà del cetriolo e lo zenzero. Come già detto in precedenza, prendersi un periodo del mese per disintossicarsi è fondamentale. Questo perchè il corpo ha bisogno di depurarsi da tutte le sostanze nocive che accumula attraverso l’aria che respiriamo, il cibo che ingeriamo, l’acqua che beviamo e lo stress della vita quotidiana

Il cetriolo

Il cetriolo è un vegetale dal sapore fresco e delicato, composto per il 96% di acqua. La sua ricchezza di sali minerali e oligoelementi essenziali, lo rende un alimento perfetto per depurare e disintossicare l’organismo. Ma il cetrolo è ben noto anche per le sue proprietà diuretiche, digestive, toniche e dimagranti. Quest’ultima è merito del suo bassissimo apporto di calorie e la generosa quantità d’acqua, che favorisce la perdita di peso e la giusta reintegrazione dei sali minerali. Inoltre viene consigliato alle persone affette da diabete, in quanto le sue sostanze nutritive sono in grado di regolarizzare il livello di glicemia. Per godere appieno delle proprietà del cetriolo, bisogna consumarlo fresco a crudo, in gustose insalate, per creare salse a base di yogurt magro oppure nei centrifugati insieme a frutta, verdura o spezie.

Lo zenzero

Lo zenzero è una radice che vanta svariate proprietà benefiche. In questo caso, lo zenzero unito al cetriolo, aiuterà a stimolare il tuo metabolismo e il tuo apparato digerente. Ma non solo. Lo zenzero, come il cetriolo, è consigliato nei soggetti che soffrono di diabete, in quanto tiene a bada la glicemia. Lo zenzero, come detto in precedenza, stimola il metabolismo dei grassi contribuendo attivamente alla perdita di peso.

Per questo particolarmente indicato per chi segue una dieta dimagrante. Inoltre lo zenzero agisce in maniera benefica su apparato digerente, apparato respiratorio, fegato, reni, rafforza il sistema immunitario, è un ottimo espettorante, , termoregalotore, energizzante, analgesico, stimolante e, da recenti studi, è emerso che lo zenzero vanta delle forti proprietà antitumorali. Da non sottovalutare il suo sapore speziato e il profumo intenso.

Ingredienti: per 1 bicchiere grosso di centrifugato

1 cetriolo non amaro
1 mela verde
1 cucchiaio di zenzero fresco
1 cucchiaio di succo di limone
Preparazione
1. Lava bene il cetriolo e la mela.
2. Taglia la mela e il cetriolo e inserisci nella centrifuga.
3. Versa il succo in uno shaker, aggiungi il limone e lo zenzero e agita energicamente.
4. Consuma il tuo succo fresco e preparane almeno uno al giorno, da consumare come spuntino.

Fonte: Tanta Salute

Autore: Valentina Mendola 

Editore: Nanopress

Link: http://www.tantasalute.it/articolo/centrifugato-di-cetriolo-e-zenzero-ricetta-disintossicante/51833/#refresh_ce

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Rudolf Steiner: San Francesco d'Assisi

Per caratterizzare le forze morali personali che si concentrarono nella individualità di Francesco d'Assisi cerchiamo di delineare la cosa davanti all'anima come essa si presenta al­l'occultista, anche a costo di venir tacciati di pazzia o di superstizione. E' bene prendere sul serio questi fatti, perché essi agirono altrettanto sul serio in quel periodo di transi­zione.

È noto che Francesco d'Assisi era figlio del mercante Pie­tro Bernardone e di sua moglie Pica. Il padre faceva molti viaggi in Francia per affari ed era un uomo cui le apparenze esteriori stavano molto a cuore. La madre era donna di pie virtù, di fine sensibilità di cuore, devota e religiosa. Le leg­gende che circondano la nascita e la vita di Francesco d'Assi­si corrispondono realmente a fatti occulti. Spesso nella storia fatti occulti realmente avvenuti vengono adombrati con im­magini e leggende. Così è assolutamente vero che un certo numero di persone, prima che Francesco d'Assisi nascesse, vennero a sapere per mezzo di visioni o rivelazioni che do­veva nascere un'importante personalità, fra esse S. Ildegarda*. Insisto su questi fatti storici, controllati attraverso l'indagine della cronaca dell'akasha. A S. Ildegarda Apparve in sogno una donna col volto laceratole grondante sangue che le disse :« Qui,,sulla terra gli uccelli hanno il loro nido, le voIpi..le loro tane, io però non ho nulla, .neanche un bastone su cui appog­giarmi ». Quando Ildegarda si svegliò da questo sogno, ebbe coscienza che questo essere rappresentava la vera immagine del cristianesimo. Così sognarono molte altre persone e, si convinsero che l'apparato esteriore della Chiesa non era l'in­volucro adatto a contenere il vero cristianesimo.

Così avvenne realmente- che, mentre Pietro Bernardone si trovava in Francia per affari, un pellegrino entrò in casa da Pica, la madre di Francesco d'Assisi, e le disse : « II figliolo che tu aspetti non potrà venire al mondo in questa casa dove abbonda il superfluo. Per seguire il suo maestro egli dovrà nascere sulla paglia e perciò tu dovrai partorirlo nella stal­la! ». Non è leggenda, ma pura verità, quell'invito rivolto alla

madre di Francesco d'Assisi. Per cui, mentre il padre era as­sente, la nascita del bambino potè effettuarsi così sulla paglia e nella stalla.

Anche quanto segue corrisponde a verità: qualche tempo dopo la nascita del bambino, nel luogo dove era nato, si vide un uomo strano, mai visto prima d'allora e mai più dopo, che percorreva le strade annunciando : « In questa città è nato un uomo importante ! » — Altra gente che viveva ancora in uno stato di coscienza chiaroveggente udì un suono di campane nell'ora della nascita di Francesco d'Assisi.

Molti avvenimenti simili potrebbero ancora venir enume­rati, ma a noi bastano questi per dimostrare come sulla com­parsa di una singola personalità si sia concentrato allora tut­to il mondo spirituale. Aggiungendo ancora un altro episodio, tutto questo apparirà sempre più interessante. La madre aveva pensato che il bambino dovesse chiamarsi Giovanni, e così fu chiamato. Solo quando il padre tornò dalla Francia, poiché in Francia aveva fatto buoni affari, volle, a sua idea, che a suo figlio fosse imposto il nome di Francesco. Ma origi­nariamente il bambino si chiamava Giovanni.

Ci basti rilevare pochi fatti dalla vita di questa singolare personalità. Che cosa ci si rivela dell'uomo Francesco d'Assi­si, osservandolo da ragazzo? Ci sì rivela che egli si comporta come un discendente dell'antica cavalleria germanica, e ciò non deve meravigliarci date le molte mescolanze di popoli seguite alle invasioni dal nord: coraggioso, battagliero, per­vaso dall'ideale di acquistarsi fama ed onori con le armi. Questa era anche la dote principale che Francesco d'Assisi ereditò come una caratteristica di razza. Si può dire che, in lui, le proprietà che nell'antico germanesimo si presentavano sotto l'aspetto interiore di doti del cuore e dell'anima, appaio­no piuttosto esteriorizzate. Così egli non divenne altro che un dissipatore. Profondeva a piene mani le ricchezze del padre, mercante molto agiato. Dovunque andasse prodigava le ric­chezze e i frutti del lavoro paterno. Era sempre pronto a distribuire doni ai suoi compagni di gioco. Nessuna meraviglia perciò che egli venisse sempre eletto condottiero dai suoi gio­vani compagni durante gli infantili giochi guerreschi e che tutti lo considerassero veramente un ragazzo-guerriero. Come tale era conosciuto in tutta la città. Tra i giovani di Assisi e di Perugia c'erano spesso dei combattimenti; durante uno di questi Francesco venne catturato e trattenuto prigioniero con i suoi giovani compagni. Non soltanto sopportò cavalieresca­mente la prigionia, ma incitò anche gli altri ad imitarlo, fin­ché dopo un anno tutti furono liberati e poterono tornare alle loro dimore. E quando, essendo in servizio di cavalleria, si trovò nella necessità di prender parte ad una spedizione con­tro Napoli; il giovane Francesco ebbe in sogno una visione. Vide in un gran palazzo molti scudi e molte armi ; e vide una parte dell'edificio dove erano sparsi frammenti di armi. Egli ne trasse la conseguenza che ciò fosse un incitamento a di­ventare un guerriero e si decise a partecipare alla guerra contro Napoli. Ma già per via, e ancor più dopo che si era unito alla spedizione, ebbe varie visioni e rivelazioni inte­riori ; sentì una voce che gli diceva : « Non andare oltre, hai interpretato male la visione del sogno che era per te della massima importanza. Torna ad Assisi e ti verrà rivelato come lo devi giustamente interpretare ».Egli obbedì a queste parole, tornò ad Assisi, e lì ebbe un colloquio spirituale con un essere che gli disse : « Non devi servire esteriormente la tua vocazione di cavaliere. Tu sei destinato a trasformare tutte le tue forze in forze dell'anima, da foggiare come armi che dovrai usare animicamente. Tutte le armi che vedesti nel -palazzo significano per te le armi ani-miche e spirituali della pietà, della compassione e dell'amore. Tutti gli scudi significano la forza della ragione e del discer­nimento per conservarti forte nei patimenti di una vita dedi­cata alla pietà, alla .compassione, all'amore ». Seguì una breve ma abbastanza pericolosa malattia, dalla quale tuttavia guarì. Indi visse per diversi giorni in una visione retrospettiva che si estese su tutta la sua vita passata. Il prode cavaliere che nei suoi sogni più audaci aveva tanto agognato di poter di­ventare un eroe guerriero, si era temprato a nuovo in un ^uomo che andava alla ricerca degli impulsi morali della com­passione, della pietà e dell'amore, fino all'estremo. Tutte le forze che voleva prima usare a servizio del piano fisico si erano trasformate in impulsi morali della vita interiore.Non è senza significato che noi osserviamo pròprio un grande impulso morale, poiché non ogni singolo può sempre elevarsi alle più alte vette degli impulsi morali, e imparare si può proprio soltanto da coloro nei quali gli impulsi si esprimono radicalmente e nei quali noi li vediamo agire nella loro più grande potenza. Appunto quando dirigiamo la nostra attenzione alle grandi cose fondamentali, per osservare le pic­cole alla luce che da quelle risplende, possiamo arrivare a un giusto punto di vista sugli impulsi morali della vita.Che cosa avvenne dunque nel caso di Francesco d'Assisi? Non è necessario descrivere le lotte che egli ebbe con suo padre, quando egli passò a un tutt'altro genere di prodigalità. Il padre poteva comprendere ancora la precedente prodiga­lità del figlio che dava notorietà e lustro alla casa paterna, ma non poteva capire che il figlio, dopo la sua trasformazio­ne, gettasse via i suoi vestiti migliori, e anche l'indispensa­bile, per dare tutto ai bisognosi. Egli non potè capire la tra­sformazione che aveva portato suo figlio a dirsi : « E' incre­dibile come si faccia poca attenzione a coloro attraverso i quali gli impulsi cristiani hanno raggiunto risultati così gran­diosi in occidente », e che lo spinse, in conseguenza, a fare un pellegrinaggio a Roma per deporre una grossa somma di denaro sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Queste cose il padre non poteva capirle. Non occorre descrivere le lotte che ne seguirono. Basta osservare che in queste lotte, per Francesco d'Assisi, si erano concentrati tutti gli impulsi morali. Questi avevano trasformato il coraggio e il valore in facoltà interiori dell'anima; e queste si erano così sviluppate da provocare in lui uno straordinario rafforzamento nelle meditazioni, sino ad apparirgli in forma di croce col Croci­fisso. In questi stati egli provò un interiore personale rap­porto con la croce e col Cristo, e da ciò gli vennero le forze per mezzo delle quali egli potè aumentare in modo smisurato gli impulsi morali che ora lo attraversavano.

Una meravigliosa utilizzazione trovò egli per ciò che ora in lui si sviluppava. In quell'epoca molti paesi europei erano ossessionati dalla paura della lebbra. La Chiesa aveva un me­todo straordinario per curare i lebbrosi, allora numerosissimi. I preti chiamavano a sé gli infermi e dicevano loro : « Tu sei stato colpito da questa malattia in questa vita, ma se tu sei perduto per la vita, sei conquistato a Dio, sei consacrato al Signore » ; e il malato veniva allontanato verso luoghi solitari dove finiva la sua vita solo e abbandonato da tutti.

Non che io muova rimprovero a questa cura; non se ne conoscevano altre, né migliori. Ma Francesco d'Assisi ne co­nosceva, invece, una migliore, e qui se ne parla perché questo ci condurrà fuori dalle esperienze immediate fino alle sor­genti della moralità. Nei prossimi giorni si vedrà perché ci occupiamo di queste cose. Francesco d'Assisi fu guidato a cercare i lebbrosi.dovunque essi fossero senza temerne il con­tagio. Ed un male contro il quale allora nulla potevano i farmaci, per cui era necessario allontanare i malati dalla comu­nità umana, fu guarito in molti casi da Francesco d'Assisi, perché egli si presentava a questa gente proprio con le forze dei suoi impulsi morali che gli toglievano la paura e gli davano sempre più il coraggio non soltanto di lavare accura­tamente le piaghe dei malati, ma di vivere con loro, di cu­rarli intensamente, di baciarli, di penetrarli col suo amore. Non è quindi solo poesia la guarigione del povero Enrico per opera della figlia del fedele servitore ; essa rispecchia ciò che in molti casi in quel tempo era accaduto per opera della personalità storica ben nota di Francesco d'Assisi. Rendia­moci conto di quanto è avvenuto. E' accaduto che in un uomo come Francesco d'Assisi fosse presente un immenso capitale di vita psichica; quello che noi abbiamo riscontrato nelle antiche popolazioni europee, sotto forma di coraggio e di audacia, si era trasformato in lui in attiva forza animica e spirituale. Lo stesso impulso che negli antichi tempi, sotto forma di coraggio e audacia, aveva portato ad uno spreco di energie personali, e ancora si era manifestato in Francesco d'Assisi nelle sue prodigalità giovanili, ora invece lo spinge a diventare un prodigatore di forze morali. Egli traboccava di forza morale, ed effettivamente ciò che aveva in sé si river­sava su tutti coloro cui rivolgeva il suo amore.

Dobbiamo sentire assolutamente che in ciò vi è una real­tà, analoga a quella che vi è nell'aria che respiriamo e senza la quale non potremmo vivere. Una simile realtà scorreva nelle membra di Francesco d'Assisi e da qui in tutti i cuori a cui si dedicava, poiché Francesco d'Assisi prodigava una pie­nezza di forze che scorrevano fuori di lui; e proprio questoquid fluì nell'intera vita dell'Europa più matura e vi si incorporò trasformandosi in elemento animico e agendo con­temporaneamente nella realtà esteriore.

Riflettiamo bene su questi fatti che forse possono, in fon­do, sembrare estranei agli attuali problemi morali. Cerchiamo di capire che cosa sta alla base della devozione indiana e del coraggio nordico; consideriamo l'azione risanatrice delle forze morali che furono adoperate da Francesco d'Assisi, e domani potremo parlare dell'essenza dei veri impulsi morali. Vedremo così che non sono soltanto parole, ma realtà autentiche quelle che agiscono nell'anima e fondano moralità.

Tratto dal ciclo di conferenze."CRISTO E L'ANIMA UMANA"

le sorgenti della moralità pag. 70-76





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