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Come curare le allergie con il probiotico giusto




Le allergie non sono l'effetto del "polline cattivo" o del "cibo contro". Ecco perché...

Grazie alla continua ricerca, si è capito che le manifestazioni allergiche sono l'espressione di uno squilibrio complesso che coinvolge la flora intestinale e il rapporto con il cibo, tenendo sempre in considerazione anche la parte emotiva.
Curare un raffreddore da fieno o una dermatite affiancando ad una dieta corretta un probiotico specifico, uno di quei batteri che una volta si definivano impropriamente "fermenti lattici", è una possibilità che è stata proposta e precisata con un lavoro randomizzato e controllato in doppio cieco pubblicato nel 2014 sull'European Journal of Clinical Nutrition e che ha definito con certezza che uno specifico probiotico è in grado di trattare efficacemente in adulti e bambini la rinite allergica attraverso la somministrazione per almeno 2 mesi del prodotto (Costa DJ et al, Eur J Clin Nutr. 2014 May;68(5):602-7. doi: 10.1038/ejcn.2014.13. Epub 2014 Feb 26).
In particolare il battero usato nel lavoro, effettuato da ricercatori francesi, tedeschi e danesi è il Lactobacillus Paracasei LP-33, che è oggi commercializzato da Allergopharma con il nome di Bion Allergo (oppure Bion Allergo bambini). Il prodotto è acquistabile oggi solo online.
Ogni battero ha ormai un nome e un cognome, e una azione che lo caratterizza. Sempre più la clinica ci porta a considerare ceppi di batteri che svolgono specifiche funzioni e che possono diventare alleati potenti nel percorso verso la conquista della tolleranza.
A rafforzare questa indicazione è arrivata la pubblicazione su JACI di un lavoro australiano, i cui risultati hanno evidenziato che il recupero della tolleranza orale verso allergeni alimentari, anche nel caso di allergie gravi da shock anafilattico come quella dovuta alle noccioline americane (peanut), è reso molto più agevole dalla somministrazione contemporanea di un probiotico (Tang ML et al, J Allergy Clin Immunol. 2015 Mar;135(3):737-744.e8. doi: 10.1016/j.jaci.2014.11.034. Epub 2015 Jan 13).
Nel lavoro, la rieducazione alla tolleranza, ormai attivabile attraverso la graduale reintroduzione dell'alimento, per mezzo di piccole dosi, veniva grandemente facilitata dalla contemporanea somministrazione di Lacobacillus rhamnosus.
La cura ha portato forse a reazioni più intense durante la somministrazione dei peanuts ma ha anche garantito una maggiore efficacia nel raggiungere la tolleranza.
Il probiotico quindi agisce su un intero equilibrio organico, non solo come un antistatiminico, di cui può comunque arrivare a prendere il posto.
La cura di una rinite, quindi, può passare dai supporti cha abbiamo sempre descritto, ma anche dalla somministrazione di uno specifico probiotico (come Bion, al dosaggio di una sola capsula al giorno, lontano dai pasti, per un periodo di 2 o 3 mesi).  
La strada è ormai quella: l'uso di ceppi di batteri selezionati consente una azione specificamente orientata sul sistema immunitario e sulla parete intestinale.
Un altro ottimo prodotto per i bambini, ad esempio, è Simbiox infants, specificamente preparato in bustine miscelabili a latte od acqua anche per i più piccoli, senza alcun additivo o conservante. Utile in ogni caso di terapia antibiotica e o di squilibri nella funzione intestinale, correlati o meno all'allergia.
L'azione del prodotto è dovuta ai due ceppi presenti nella sua composizione, altamente purificati e selezionati: il Lactobacillus rhamnosus HN001 e il Bifidobacterium lactis HN019 (garantiti dalla Danisco).
Dai vecchi fermenti lattici si sta passando a probiotici specifici, per ottenere effetti di guarigione su patologie una volta impensabili.
Certo, non è più la terapia della nonna, ma capiamo che "la nonna" la sapeva lunga...
 
Fonte: Eurosalus.com
 
Attilio Speciani
Allergologo e Immunologo Clinico
 
 
Referral ID: 1248



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

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No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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