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Sindrome di Gilbert: sintomi e alimentazione




Sindrome di Gilbert: vediamo i sintomi e l’alimentazione suggerita per questa problematica Con tale denominazione si indica una patologia benigna che interessa il fegato. Venne descritta per la prima volta dal gastroenterologo Augustin Nicolas Gilbert, agli albori del secolo scorso. Si manifesta con un modesto eccesso di bilirubina non coniugata nel sangue ed ha un carattere ereditario. Dipende da una sua difettosa captazione da parte del fegato. La sintomatologia può essere vaga oppure assente. Scopriamo nel dettaglio quali sono i sintomi e di cosa si tratta

Sintomi

La sindrome o morbo di Gilbert è una malattia che si manifesta quando il fegato non riesce a smaltire la bilirubina, la sostanza prodotta nell’organismo con la disgregazione dei globuli rossi. Il processo della captazione è essenziale per coniugare la bilirubina e renderla idrosolubile, facilitando in questo modo l’escrezione biliare. Nei soggetti affetti dalla sindrome di Gilbert, si ha una ridotta efficacia dell’enzima che si occupa della captazione. Di conseguenza, la bilirubina non escreta, aumenta nel sangue. I sintomi della sindrome di Gilbert possono essere per lo più assenti. Molti pazienti riferiscono di un malessere generale con emicrania, dolore addominale, stanchezza. In alcuni casi si evidenzia anche la mancanza di appetito. I valori della sindrome di Gilbert tendono ad aumentare quando si vivono periodi di stress oppure durante il digiuno. Nel primo caso, è bene ricorrere a qualche rimedio naturale per allentare la tensione. Persino un esercizio fisico intenso oppure il ciclo mestruale possono incrementarne i livelli nel sangue. Per la diagnosi, non è necessaria la biopsia epatica perché il fegato si presenta istologicamente normale.
Alimentazione

Per evitare complicazioni come l’ittero di Gilbert, generalmente temporaneo e a remissione spontanea, è importante seguire un’alimentazione corretta. Oltre a portare in tavola molta frutta e verdura, è bene consumare i pasti con regolarità, evitando i digiuni. La dieta per la sindrome di Gilbert non dovrebbe comprendere fritti e cibi di lavorazione industriale. E’ raccomandata, invece, un’alimentazione equilibrata con prodotti provenienti da agricoltura biologica. E’ fondamentale prestare attenzione alla somministrazione dei medicinali. Bisogna tenere presente, infatti, che la sindrome di Gilbert riduce la capacità del fegato di smaltire determinati farmaci e in particolare il paracetamolo, ossia la tachipirina. Piuttosto che improvvisare, è bene rivolgersi ad un medico.
 

 

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Essere nudi nel sogno

La nudità del corpo può apparire sia come spontaneo riferimento alla natura e alle origini, che come erotico richiamo, la cultura e l’esperienza individuale spostano l’ago della bilancia verso l’una o l’altra visione.

La cultura del nudo può essere considerata come ritorno allo stato primordiale, una abolizione di ciò che separa ed isola l’uomo dal mondo e dallo spazio circostante. Di qui i sacerdoti shinto o gli asceti “vestiti di spazio” che si espongono all’aria per purificarsi o che si aprono a quanto li circonda in una sorta di scambio e di osmosi, dove la nudità diviene manifestarsi della verità, natura e materia che si appalesano senza veli, e il corpo frammento di un tutto che lo comprende.

Il peccato originale e la cacciata di Adamo ed Eva nudi dal paradiso terrestre, hanno profondamente modificato, in Occidente, questa visione panteistica della nudità. Compare la “vergogna”. Il corpo è qualcosa da nascondere, impuro ed indegno, che può indurre o suscitare il peccato, da mortificare o da punire, ma è anche qualcosa di nascosto e di segreto che può riservare delizie e sensazioni capaci di far perdere il controllo, la cui visione può paralizzare o far perdere il senno.

Ecco che gli abiti assumono allora questa essenziale funzione nei confronti degli mondo e degli altri, separano, coprono, proteggono, castigano, esaltano, rassicurano, perchè ciò che si offre allo sguardo altrui è ciò che la persona sceglie e vuole mostrare.

Essere nudi nel sogno equivale a  mostrarsi privati di quello che i nostri Se’ primari scelgono di mostrare al mondo.

Quando ci vestiamo noi mettiamo un diaframma tra noi e gli altri, mettiamo qualcosa che ci protegge dagli agenti atmosferici (la realtà) e ci dà una definizione sociale, per cui sognare di essere nudi ci pone in una situazione di estrema vulnerabilità, perchè non abbiamo più quella corazza che ci protegge, non abbiamo più la nostra “figura sociale”. E nei sogni può comparire la vergogna o l’imbarazzo, e l’impossibilità di rimediare o porre fine alla situazione.

Sono sogni molto comuni a tutte le età che si collegano facilmente al sentirsi inadeguati, alla mancanza di autostima, al temere che gli altri percepiscano la verità e che vedano oltre le apparenze.

Trovarsi nudi per strada o ad un evento pubblico, e sentirsi pieni di imbarazzo e vergogna è da ascriversi a quanto detto sopra, ma pure alla sensazione di di una “perdita” (anche finanziaria) o di un fallimento che fa “sentire “nudi”, sentire “spogliati” di tutto, o è indicativa di una profonda vulnerabilità che si è manifestata, e che qualche aspetto di noi, o il nostro apparato di protezione non ha gradito (forse ci siamo aperti troppo con qualche persona, forse ci siamo svelati e “messi a nudo” in una situazione inopportuna, forse siamo stati troppo intimi).

Sia Freud che Jung interpretano la nudità nei sogni come rappresentazione di un disadattamento sociale che può derivare da complessi di inferiorità e quando si associa o si trasforma in richiamo erotico, diventa espressione di un desiderio rimosso a compensare le frustrazioni sia sessuali che affettive presenti nella realtà del sognatore.

Essere nudi nel sogno  può anche accompagnarsi a sentimenti di benessere e di pace o di assoluta “normalità” e va collegata allora all’accettazione di se’, al mostrarsi nella propria interezza e senza maschere, al liberarsi dalle corazze, accorgersi delle sovrastrutture. Sono sogni che indicano un desiderio di libertà e di naturalezza, un bisogno di fare il vuoto di quanto non corrisponde più alla maturazione ed al percorso dell’individuo, un bisogno di cambiamento e rinascita che lo metta più a contatto con le sue reali esigenze fisiche, mentali e spirituali.
 

Fonte http://guide.supereva.it/

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