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Dimagrire saltando la corda




Quindici minuti di questo sano esercizio ci fa spendere fino a 200 calorie

Può essere l’esercizio ideale per perdere peso in breve tempo divertendosi. È il salto della corda: per capire come possa farci perdere rapidamente peso, basta pensare che quindici minuti di questo sano esercizio ci fa spendere fino a 200 calorie. Inoltre é un’ attività stimolante, che ci può aiutare a combattere la stanchezza di aprile. Sia in inverno per la difficoltà del clima che in estate quando in vacanza non è facile trovare percorsi di allenamento interessanti, la corda diventa l’esercizio ideale per diversificare l’allenamento.

Trenta minuti al giorno di salto con la corda ci porteranno a perdere un buon chilo di peso in appena 15 giorni senza ulteriori sacrifici alimentari e facendo, tra l’altro, un salutare esercizio fisico di cui beneficerà tutto il corpo, in particolare l’apparato cardio-circolatorio e quello respiratorio. Saltare la corda aiuta a bruciare calorie, ma fa anche lavorare tutti i muscoli delle gambe, rassoda i glutei, allena cuore e polmoni e vi fa diventare più agili. Come al solito va ricordato che occorre un minimo di impegno e soprattutto di costanza: procuratevi una corda ed iniziate subito ad allenarvi saltando da fermo senza l’ausilio della corda. Questo inizierà a sciogliervi e soprattutto vi aiuterà a coordinarvi nei movimenti: è indispensabile che almeno i primi due o tre giorni lo facciate senza lo strumento.

REGOLE BASE
• Tenete sempre la schiena dritta senza piegarvi in avanti e non guardate costantemente i vostri piedi.
• Tenete i gomiti quanto più vicini al corpo: dovete imparare a muovere la corda con la solo forza dei polsi e ricordate che dovrete saltare con la punta dei piedi, tenendo ossia i calcagni sollevati.
• Agli inizi non tentate salti molto in alto: diminuirebbe solo la vostra resistenza stancandovi quasi subito.
• Non crediate che saltando più in alto consumerete più calorie: al contrario vi stancherete solo di più.
• È utile fare questo esercizio nelle prime ore della mattinata: se potete fatelo all’aperto ma possibilmente non al sole.
• Cercate di avere a portata di mano sempre qualche bibita ricca di sali e vitamine.
• Altra buona regola è fare una sana passeggiata subito dopo oltre che una buona doccia calda che tirerà via la stanchezza.

TEMPI PER UN ALLENAMENTO EFFICACE
Il tempo minimo consigliato è quello di un quarto d’ora, ma poi dopo una settimana dovreste essere in grado di passare a tempi di 30 e 45 minuti: consiglio di non superare questi tempi e soprattutto, come al solito, di mantenere un’ alimentazione sana ed equilibrata .
Non saltate per più di 30 secondi di seguito. Concedetevi una pausa di qualche secondo, ma non fermatevi del tutto. Alternate salti e pause, per 5- 10 minuti, e allenatevi almeno due volte alla settimana. Man mano che vi allenate, aumentate di volta in volta l’allenamento di cinque minuti, finché il vostro programma diventi almeno 20- 30 minuti per due- tre volte alla settimana.

ESERCIZI

Il salto a piedi uniti
Partite con la corda dietro i talloni e tenete i gomiti ben aderenti al corpo. Saltate quando la fune sta per toccare la punta delle scarpe, staccate i piedi e poi appoggiateli insieme a terra. Ricordatevi di appoggiare a terra solo l’avampiede, mentre i talloni devono rimanere un po’ sollevati. Potete eseguire questo salto roteando la corda in senso contrario, partendo con la corda appoggiata davanti e saltando quando la sentite sfiorare il terreno dietro di voi.
Il salto alternato
Per saltare fate roteare la corda partendo da dietro la schiena. Sollevate una gamba con il ginocchio piegato, saltate alternativamente prima su un piede, poi sull’altro.
Il salto a gambe divaricate
Partite con la corda alle spalle, tenete le gambe e i piedi uniti. Quando la fune è passata, atterrate aprendo le gambe.
Incrocio delle mani
Quando la corda sta passando dietro ed è circa sopra la testa, incrociare velocemente le mani e saltare la corda con le braccia incrociate.
Doppio skip
Avvolgete la corda più velocemente in modo da effettuare due giri per salto.
Movimento di Alì
I piedi anziché uniti vengono mossi avanti e indietro nell’intervallo di circa 30- 50 cm.
Slalom
Simula il passaggio dei paletti di uno slalom sugli sci. Evitate di rendere troppo ampio lo spostamento laterale.
Rotazione
Ruotate il corpo (a destra o a sinistra di 90 gradi) mentre la corda è sopra la testa. Il piede più avanti è di circa 50 cm innanzi all’altro.
Corsa
Correre con le ginocchia il più in alto possibile mentre si ruota la corda.

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Mandala, Jung e Alchimia

“Il Mandala rappresenta uno schema ordinatore che in certa misura si sovraimpone al caos psichico, così che l’insieme che si sta componendo viene tenuto insieme per mezzo del cerchio che aiuta e protegge …”

“Ogni mattina schizzavo in un taccuino un piccolo disegno circolare un Mandala che sembrava corrispondere alla mia condizione intima di quel periodo .. Solo un po’ per volta scoprii che cosa è verametne il Mandala … IL Sé, la personalità nella sua interezza … che è armoniosa se tutto va bene …”

Il Mandala è l’archetipo dell’ordine interiore ed esprime il fatto che esiste un centro ordinatore e una periferia che cerca di abbracciare il tutto. E’ il simbolo della totalità. Perciò, durante una terapia, quando nella psiche del paziente c’è grande disordine e caos, questo simbolo può apparire sotto forma di Mandala in un sogno, o nelle fantasie o nei disegni liberi che fa il paziente. Il Mandala compare spontaneamente come archetipo compensatorio, portando ordine, mostrando la possibilità dell’ordine.

Secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore. Il simbolo del mandala, quindi, non è solo un’affascinante forma espressiva ma, agendo a ritroso, esercita anche un’azione sull’autore del disegno perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico molto antico: l’immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la “dispersione” e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno. Nelle filosofie orientali il “mandala” viene utilizzato come mezzo per la meditazione e tramite la sua costruzione o inserimento, l’uomo libera lo spirito, purifica l’anima, entra in comunione con tutte le forze positive presenti nel cosmo.

Oltre ad operare al fine di restaurare un ordinamento precedentemente in vigore, un mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Come afferma Marie-Louise Von Franz (allieva di Jung), il secondo aspetto è ancora più importante del primo ma non lo contraddice poiché, nella maggior parte dei casi, ciò che vale a restaurare il vecchio ordine, comporta simultaneamente qualche nuovo elemento creativo.

Nel mandala personale il centro è l’uomo stesso che si deve purificare, trasformando le forze negative che porta dentro. Nel mandala vengono espulse tutte le energie negative attraverso la meditazione, la presa di coscienza e la conoscenza del proprio Sé che avviene durante il processo di costruzione del mandala stesso. Mentre costruisce il mandala, dall’esterno verso l’interno, l’uomo si concentra, si individualizza, esegue quella ricerca interiore indispensabile perché si verifichi la catarsi, la purificazione.

Cambiamento radicale che lo porterà alla trasformazione totale, tanto da considerare il vissuto quale trapasso da uno stato antico e inadatto ad uno nuovo e attuale. Una morte simbolica seguita da una nascita ad un livello superiore.

La pratica del mandala persegue tre scopi: centrare, guarire, crescere. Centrare significa cogliere l’essenziale, valutare lo scopo prioritario dei valori della vita. Per guarire, si intende l’espellere i turbamenti, le forze perturbatrici, la malattia. Per crescere si intende il proiettarsi verso una nuova dimensione, verso la meta della catarsi.

Il paziente deve disegnare e colorare, secondo la sua immaginazione, una figura circolare. L’unica informazione che deve essere data al paziente è che lo spazio interno del cerchio rappresenta il suo “Io” e che deve essere colorato partendo dal centro. Da questo disegno si possono trarre interessanti conclusioni osservando la forma del cerchio: se tracciato in modo nitido o tremolante, e analizzando i colori usati per tinteggiare l’interno.
Carl Gustav Jung

L’alchimia è una serie di formule e operazioni per creare sostanze preziose da una materia vile. In un vaso perfettamente sigillato si svolgevano le fasi della combustione, della dissoluzione e del disseccamento.

Jung pensò che questi procedimenti fossero proiezioni psicologiche del processo di crescita interiore che egli chiamò individuazione. Quindi l’opera alchemica può essere letta come una metafora del cammino della psiche verso la totalità.

Se consideriamo l’alchimia una metafora della crescita psicologica quattro sono le operazioni particolarmente significative: la combustione (calcinatio), la dissoluzione (solutio), il disseccamento (coagulatio) e l’evaporazione (sublimatio.

Ogni stadio conduce la materia prima dalla sua condizione iniziale, attraverso un’operazione governata dai quattro elementi: fuoco, acqua, terra, e aria. Ogni operazione simboleggia una trasformazione psicologica. Ad ogni operazione è associato un colore. Confrontando i colori che appaiono nei vostri mandala con quelli del processo alchemico, potrete trarre delle indicazioni sulle energie che plasmano l’esperienza che state vivendo.



La materia prima da cui tutto ha inizio è di colore scuro e indefinito. Il primo passo dell’opera alchemica consiste nel sigillarla ermeticamente in un vaso; questo è il primo passo verso la trasformazione. Questo stadio è chiamato nigredo. In termini di crescita personale significa mettersi di fronte al proprio lato buio, un passo sgradevole me necessario per poter integrare la propria ombra.

Di fronte ad un Mandala con toni particolarmente scuri potete chiedervi se l’oscurità del vostro mandala può suggerire la necessità di lavorare a questo stadio dell’individuazione: il momento di caos, di disorientamento in cui l’Io si sente ferito, l’autostima e la fiducia in se stessi bassa e la luce lontana …..

La combustione è il passo successivo nel processo alchemico. Richiede di bruciare il materiale ad alte temperature per renderlo incandescente. Prima di diventare rosso incandescente la materia prima che è nera assume toni rosso scuro. La presenza di questo colore nel mandala può indicare che è in atto una trasformazione psichica attraverso una cottura psicologica che vuol dire rimanere nell’emozione, stare dentro.

Quando il fuoco si spegne lascia una cenere bianca che racchiude l’essenza del materiale bruciato. Il bianco nel Mandala può indicare proprio questo momento di passaggio: l’Io sopravissuto alla notte oscura e alla tempesta di emozioni si affaccia a un modo nuovo, sconosciuto e mai provato in precedenza di essere nel mondo.

A questo punto, gli alchimisti dicono di mescolare la cenere all’acqua. E’ il momento della dissoluzione ; ciò che prima era duro e infrangibile, è ora ridotto in polvere e può facilmente essere mescolato con l’acqua. Questo passaggio metaforicamente suggerisce una temporanea regressione che può servire a riordinare i contenuti della coscienza. Se nei vostri Mandala predomina l’azzurro, il colore dell’acqua, forse è in atto proprio il processo della solutio.

Per ottenere una nuova sostanza, da questa dissoluzione gli alchimisti usavano il processo chiamato disseccamento. A volte veniva usato lo zolfo. Lo zolfo è giallo e infiammabile, qualità che condivide con il sole che rappresenta nella simbologia psicologica la coscienza.

Il giallo nei vostri Mandala può indicare che il dinamismo della coscienza, la volontà è in movimento. Ciò che era vago e confuso può diventare chiaro, acquistare significato e forza.

L’evaporazione è l’operazione che trasforma la materia solida in sostanza gassosa. E’ il momento del movimento dinamico degli opposti. Prendendo consapevolezza delle proprie contraddizioni, può cominciare ad assumere forma un senso di centralità.

A questo punto nei vostri Mandala possono comparire coppie di colori complementari, opposti nel cerchio cromatico rosso/verde, blu/arancione, giallo/viola. Questo può indicare l’emersione degli opposti e la volontà di cambiamento nella risoluzione delle molteplici sfaccettature della vostra personalità.

Arriviamo così al coronamento dell’opera alchemica: le nozze mistiche degli opposti, la coniuncto. Queste nozze sono possibili solo se, in precedenza, gli opposti sono stati differenziati (spirito/materia, conscio/inconscio, luce/ombra). Li opposti vengono riuniti in un’unità in cui, paradossalmente, ognuno continua ad essere ciò che è, ma divenuto parte di una più ampia totalità.

I colori associati alle nozze mistiche degli opposti sono i rossi i gialli aranciati il rosa dato dall’unione tra bianco e rosso (che nell’alchimia sta ad indicare rispettivamente il femminile e d il maschile), Quando questi colori compaiono nei vostri mandala, state forse raccogliendo il premio di uno stato vicino alla totalità, conquistato duramente attraverso i precedenti stadi di crescita personale. E’ uno stato di grazia. Non dura a lungo, ma possiamo ricordarlo, conservandolo come un seme gettato nella materia prima, e da cui potremo ripartire iniziando il ciclo una volta di più.

Fonte Dionidream





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